Saudade de você, dinheiro

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Il portavoce del Parlamento brasiliano Cunha ha aperto alla possibilità di un impeachment presidenziale, la cui richiesta potrebbe arrivare da un comitato speciale opportunamente creato dalla Camera dopo il probabile esito giudiziario negativo delle indagini sulle presunte irregolarità nella redazione del bilancio pubblico del 2014.

Il Brasile sta toccando il fondo? Probabilmente non ancora. I rischi di ulteriori discesa dell’economia, della moneta e delle prospettive economiche carioca sono più che tangibili. E’ lecito quindi attendersi che la crisi in Brasile si avviterà ulteriormente.

Le probabilità di un impeachment della Presidenta Dilma Rousseff aumentano giorno dopo giorno, mentre i rischi finanziari crescenti si riflettono negli spread che salgono su tutti i titoli carioca. E’ il risultato del combinato disposto fra incertezza politica e pessime prospettive economiche. L’apertura di Cunha è un’ulteriore sferzata alla fragile coalizione di governo (l’approvazione degli elettori per la Presidenta è ridotta ad un misero 8%), sempre più destituita di autorità politica, che dovrebbe viceversa introdurre le riforme fiscali necessarie a riequilibrare un bilancio affetto dagli eccessi di spesa degli ultimi sette anni (il 27% del PIL è stato finanziato verso il settore privato dal governo a tassi dimezzati rispetto al mercato). Ma la strada per l’impeachment è lunga e travagliata (serve l’approvazione di due terzi del Palramento per approvarla) e nel frattempo l’incertezza politica resterà elevata. Una volta concretizzato si aprono due scenari:

  1. Subentra il Vice Presidente Temer
  2. Nasce un nuovo governo, se la mozione riguarderà l’intera coalizione

Queste due ipotesi hanno entrambe la possibilità di essere ben viste dal mercato nel breve, ma in entrambi i casi si dovranno affrontare i medesimi problemi che gravano sul governo attuale, con il rischio di provocare forti disagi sociali. Non è da escludere che un nuovo governo prenda, così, un atteggiamento populista consolidando la propria stabilità politica, ma non introdurre riforme o -peggio- cancellare il poco che è stato fatto potrebbe portare alla necessità di chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale. Già ora diverse imprese brasiliane sono a rischio default e/o avviate a ristrutturare il proprio debito verso le banche, specie nel settore immobiliare, a causa della lunga stagione in cui hanno potuto indebitarsi in dollari a bassi tassi d’interesse e beneficiare di sussidi locali. Questo spingerà verso l’alto la presenza di prestiti problematici nei bilanci delle banche, sebbene al momento risultino modesti.

Dal Brasile potrebbe così partire un contagio rapido verso la Spagna, paese in cui molte società sono fortemente esposte verso l’economia del gigante sudamericano (ad esempio il Brasile pesa per il 20% dei profitti del Banco de Santander)

In ogni caso, che arrivi l’impeachment o no, il frutto amaro che deriva dallo scandalo corruzione è che la crisi economica e politica continuerà, peggiorando le condizioni finanziarie (spread) del paese.

E la saudade dei bei tempi del denaro facile aumenterà ancora.

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Alberto Gallo

Partner in Algebris Investments e gestore del fondo Algebris Macro Credit.
Le grandi idee possono cambiare il mondo.

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