Sempre più in alto

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“Mai pensato di arrivare fin qua” è la frase che accoglie i visitatori del sito “Alto Adige per tutti”, il prodotto del lavoro di una cooperativa basata a Merano che dedica tantissime energie per informare sulla straordinaria accessibilità di un posto troppo spesso vietato ai disabili: le montagne. Ho avuto la fortuna e il piacere di lavorare con loro l’anno scorso e, mettendo in pratica quanto appena visto nella parte di formazione frontale, siamo arrivati alla conclusione che una persona come me, su un sentiero alpino, è disabile come una persona in carrozzella o un non vedente. Forse anche di più.

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Io sono nata al mare e cresciuta in città e la montagna è per me un territorio alieno e ostile, che dovrei evitare con tutte le mie forze, non fosse per un piccolo particolare: adoro camminare in quota. Amo in particolare le Dolomiti, pensate che originalità.

Questo mio grande amore è nato da poco e su un sentiero, anche semplice, io sono in difficoltà: non solo ansimo in salita e mi terrorizzo in discesa, ma non ho senso dell’orientamento, non so leggere le cartine e i segnali così chiari per gli esperti per me sono scritti in sanscrito. Non demordo però e grazie al lavoro e alla passione di molti oggi i sentieri alpini sono accessibili sia a chi non cammina sia a chi si perde intorno al proprio dito mignolo. Molto, troppo però è ancora da fare: la cartografia e le informazioni sono ancora troppo pensate per i già iniziati e poco utilizzabili dai meno esperti, le guide ahimè non sempre capiscono il livello di chi hanno davanti e, trattandosi di montagna, c’è poco da scherzare. Penso ancora con maledizioni creative alla guida che sul Monte Bianco mi disse “ma certo che puoi scendere con quelle scarpe, è una passeggiata”.

L’anno scorso alle Lofoten ho affrontato un hiking “easy” con leggerezza e, dopo aver baciato terra a lungo, guardata con disprezzo da una capra norvegese, non ho nessuna intenzione di ripetere l’errore. Chissà quanti, come me, rinunciano alle camminate in montagna per i miei stessi motivi: siamo clienti paganti e anche educati, seppur privi di cultura alpina.

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Le Dolomiti, dicevo, le ho scoperte da poco e insisto nel vederle come un insieme, perché a me, come immagino a quasi tutti, interessa poco se sei in Veneto, in Trentino, in Friuli o in Alto Adige, basta avere sott’occhio anche solo uno scorcio per sentirmi la principessa Dolasilla. La mia passeggiata preferita a oggi è in Val Sarentino verso gli omini di pietra, facile anche se la pendenza non scherza: arrivi con il fiatone ma la bellezza del posto e del panorama è tale che inizi a fantasticare di tornarci anche il giorno dopo, quando però ti sveglierai con le gambe di pietra e sceglierai il panorama del ristorante dell’Auener Hof. Il mio hotel preferito è però il Pfösl, una vera e propria immersione di verde d’estate e di bianco d’inverno. Per i pigri – o per una giornata di pausa – la SPA di questo albergo ha una vetrata sulle Dolomiti: ti sdrai e le guardi diventare rosa, e passano tutte le paure. Di Merano parlerò un’altra volta, perché merita un post a sé; questa settimana invece abbiamo sperimentato le meraviglie della Valle Isarco, con la bellissima Bressanone e le cure della famiglia Taubers che gestisce dal 1858 una locanda aperta dal 1611, l’Unterwirt.

Vicino all’albergo non abbiamo provato il Sentiero del Castagno (bisogna sempre lasciare qualcosa da fare nei posti belli) ma ci siamo spinti a una ventina di minuti d’auto per il Giro di Laranza, che sulla carta è uno dei venti tracciati di corsa dell’Alpe di Siusi, in pratica è un po’ pant pant per un runner cittadino. Il giorno dopo partiamo eccitatissimi (ok, io eccitatissima) per un tentativo di raggiungere la malga Glatsch in Val di Funes, tentativo fallito per i motivi accennati prima. Ok, ci siamo persi, anche se non è stata completamente colpa della nostra imbranataggine: ci riproveremo, perché il nostro spacciatore di montagna preferito ci ha detto che altrimenti ci toglie il saluto, ma voi aiutateci a goderci la montagna con il dovuto rispetto e attenzione, ma qualche ansia in meno. Al prossimo giro anch’io voglio concentrarmi sulle foto per potervi poi raccontare la mia montagna con foto belle come in questa  mappa di Sergio Cagol (lo spacciatore di cui sopra)

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Mafe De Baggis

Progetto e gestisco iniziative di comunicazione (relazioni pubbliche e copywriting). Aiuto le aziende, le testate e le persone a interpretare e vivere correttamente internet: un medium complesso e divertente

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7 commenti su “Sempre più in alto

  1. mogliedaunavita il said:

    ti stimo. e sto per partire per la Sila e per me già 18 gradi son pochi. in valigia scarpette da corsa e blocco appunti a mano

    • fanSonia il said:

      ti vedo maluccio, cara, con le scarpette da corsa in montagna….dai retta a una milanese innamorata delle Dolomiti e per molto tempo indefessa collezionista di fiacche (ai piedi): poi, ho comprato delle buone scarpe da trekking.

      • mogliedaunavita il said:

        ho ore tutte programmate e la voglia di andare a correre, ti prego dimmi che ce la farò (e non ci hanno detto portare scarponcini ma sneakers)

        • fanSonia il said:

          se corri su strade asfaltate o sterrate va bene qualunque sneaker, ma se vai a camminare in quota su sentieri un pò impervi, per esperienza suggerisco scarpa da trekking. Buona vacanza!

  2. fanSonia il said:

    Nata a Milano, ho conosciuto le Dolomiti da ragazzina, in vacanza con mamma e papà, quando avevo tutt’altro per la testa. Le ho incontrate nuovamente anni dopo, quando andavamo con i cavalli a Cavalese per l’Alpen Cup, ma anche lì avevo altro per la testa.
    Poi, un anno io e mio marito invece di tornare con i cavalli e con il resto della compagnia decidemmo di fermarci ancora qualche giorno. Fu amore, anche se non avevamo le scarpe adatte, e non potemmo più fare a meno di tornare, almeno una settimana all’anno.
    Dal Trentino all’Alto Adige, fino ai confini con l’Austria, abbiamo girato le Dolomiti in lungo e in largo (e anche in alto) e non ne siamo ancora sazi.
    Io sono miope e del tutto sprovvista di senso dell’orientamento, e non potrei mai girare da sola per le montagne. Non lo farei comunque perché mi incutono un oscuro e rispettoso timore. Poi cammino troppo veloce in salita e ho il terrore delle discese e sicuramente esibisco la migliore versione della milanese imbranata che la tiri fuori dalla palestra e fa schifo, anche adesso che abito e corro in collina (e se mi chiudono una strada, per trovare casa consulto il navigatore).
    Non ho una camminata elegante, ma energica e volonterosa: per apparire elegante , devo salire in sella (grazie, mio adorato destriero).
    Però, quando arrivo in cima a una salita (meta!) con il fiato corto e le orecchie che fischiano, guardo il panorama, mi siedo su una roccia, mangio pane e pomodoro e mi sento felice.

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