La sovranità elastica della Brexit

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sovranità Brexit

La Brexit sta dando lavoro e mal di testa a una immensa schiera di persone: legali, politici, economisti, bloggers, burocrati e… cittadini UE residenti in Inghilterra.

La cosa che mi fa sorridere ogni volta che ci penso, è la continua confusione che si riesce a fare fra ‘esigenze di sovranità‘, i mezzi per ottenerla, le istituzioni che la tutelano e la fondano e i miseri personalismi dei protagonisti politici di questa imbarazzante sceneggiata chiamata Brexit.

I Leavers avevano chiesto una maggiore sovranità inglese sui temi della immigrazione e della emanazione delle leggi, svincolandosi dalla UE, malgrado questo significasse recidere i quarantennali legami che ormai avevano permeato leggi, economia, società e abitudini.

Avevano trovato in May, Davis e Johnson i loro degni rappresentanti, o così pensavano.
Eppure, questi stessi rappresentanti si sono scagliati contro decisioni della Alta Corte inglese che non esiteremmo a definire ‘sovraniste’
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Il primo esempio lo avevamo visto, e ne avevamo già parlato, con la sentenza di inizio anno che attribuiva al Parlamento pieni poteri di accettare o rigettare in toto i risultati dei colloqui del governo con la UE.
Per il governo, accettare la supervisione e il possibile veto parlamentare significava legarsi le mani, accettare condizionalità e compromessi, giocare a carte scoperte e rischiare in sostanza una sconfitta: alla luce del desiderio di maggiore sovranità, suonava incoerente il tentativo di smarcarsi dalla supervisione e autorità dell’organo legislativo per eccellenza.

Non è stato il solo episodio.

Ieri 7 settembre partono le discussioni sul Great Repeal Bill, una specie di mega atto con cui vengono assorbiti nella legislazione inglese oltre 12 mila atti di provenienza UE degli ultimi 40 anni. Nessuno dubita della sua necessità, quel che è buffo è accettare tutte le odiate leggi di quella europa da cui i volenterosi brexiteers vorrebbero scappare.

Ancor più buffo è esaminare come avverrà questo trasferimento nel corpus normativo inglese, esclusivamente (così vorrebbe il governo) attraverso legislazione secondaria (ministeriale insomma): un vero e proprio esautorare le prerogative parlamentari.
E infatti in parlamento il dibattito è stato acceso, con punte di folle ironia, come la dofesa dello stesso Segretario alla Brexit, David Davies, probabilmente dimentico di aver osteggiato negli anni precedenti un tale arrogarsi di competenze da parte del governo, proprio in nome della sovranità.

Più passa il tempo più tale parola mi si mostra nella sua nudità….imbarazzante.
Anche su twitter si pubblicano (inconsapevolmente?) esilaranti post

A questo il bipass bisognerebbe farglielo in testa perchè l’organo non pompa ossigeno..

Orderly? Ma la brexit non doveva essere o hard o niente?

Orderly è come se Rocco ammettesse di non farcela più…

C’è poco da fare: per soddisfare personalismi e manie di grandezza e portare a compimento quegli ideali sbandierati per anni, per quanto rivelatisi sgangherati nella definizione e nella implementabilità, si passa sopra alla coerenza, al rispetto delle istituzioni (ricordiamo sempre i titoli dei giornali contro i giudici ‘Nemici del Popolo’), e alla stessa sovranità tanto amata.

Intanto la sterlina e la sua economia inanellano performances poco brillanti.

La moneta da giugno si è rafforzata sul solo dollaro americano e fortemente indebolita sull’euro. I più sagaci dicono sia colpa e merito rispettivamente della moneta verde e di quella unica, piuttosto che del british pound, ma anche il cambio effettivo resta appena sopra i minimi post referendari.

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E se il cambio debole aiuta l’export, e l’incertezza della Brexit non sembra aver mortificato gli investimenti, tuttavia sono i consumi a rimanere sul campo.

A fine agosto l’economia britannica centra la previsione di crescita nel secondo trimestre allo 0,3%, mettendo così un altro tassello al raggiungimento della crescita annua attesa al 1,7% nel 2017 (basterebbero due +0,4% nel terzo e quarto trimestre per agguantarla), ma i consumi arretrano ad uno striminzito 0,1%.

Le colpe sono due:

  1. la dinamica anemica dei salari, malgrado una ottima occupazione
  2. l’inflazione, specie quella importata, che viaggiava a maggio al 2,9%.

Ricordiamo che le stime della BoE si basano sulla ipotesi, sempre più incerta, di smooth brexit, perciò quando leggete di stime di crescita al 1,6% l’anno prossimo e inflazione in discesa al 2,5% e al 2,2% nel 2018 e 2019, sapete che a quella ipotesi danno fiducia e credibilità.

Tuttavia pure in BoE sembrano crederci un poco di meno: rispetto alla riunione di giugno, dove a votare per un rialzo dei tassi furono in 3 su 8, a quella di agosto sono scesi a 2 su 8.
Il permanere dell’inflazione sopra il target per tutto l’orizzonte analizzato fa pensare che prima o poi la banca centrale interverrà, ma l’incertezza è tale, e le spinte interne (leggasi salariali) così contenute che ritengo Threadneedle Street preferirà un atteggiamento attendista. In ogni caso si muoverà all’unisono con la ECB.

Con prospettive del genere non stupisce che i consumi del presente terzo trimestre siano previsti deboli: le stesse indagini del Cbi per la grande distribuzioni sono ndate male ad agosto, benché la fiducia sia sostenuta da un significativo incremento dell’indice PMI manufatturiero.

Nel frattempo i round di colloqui con la UE stanno producendo molto materiale, praticamente tutto inutile: documenti congiunti, ‘principi’, ‘linee guida’, ‘agende’, ‘position papers‘, che vi risparmio per non istigarvi al suicidio.

A mio personalissimo giudizio è materiale talmente generico e infarcito di buone intenzioni almeno quanto di common sense da risultare del tutto inutile a capire direzione e profondità delle discussioni.

Forse mi sbaglierò, me ne assumo completamente la responsabilità.
Ritengo tuttavia molto più istruttivo recuperare i tweet dei due protagonisti all’uscita dei colloqui del 31 agosto, Il negoziatore UE Barnier e quello inglese Davies.


Il documento in foto lo trovate a questo link

Che dire? Forse non erano allo stesso colloquio…

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Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.

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