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Speciale #Draghi conferenza stampa 07 settembre 2017

Draghi

Un nutrito gruppo di parenti e amici aspetta ansioso fuori dalla sala visite, in attesa del verdetto del medico. Sono anni che la terapia viene corretta nel dosaggio e nel mix di farmaci, e la speranza dei parenti più ansiosi è quella di sentir dire dal dottore che il paziente può iniziare a ridurre i dosaggi e che presto o tardi tornerà a correre sulle proprie gambe.
Nel frattempo, nascosti dietro una porta a vetri con l’orecchio teso, i venditori di farmaci sperano che il dottore decida di prolungare ancora un po’ la terapia.
Delle condizioni oggettive del paziente, dopo tanto tempo, non ci si cura quasi più, o quantomeno si presta attenzione relativa agli indicatori. Cè molta più attezione alle parole del medico, a sue eventuali alzate di sopracciglia, un labbro morsicato, un accenno di tic con il collo… alla ricerca del non detto.

Il malato della metafora è l’economia europea, il dottore è Mario Draghi e coloro che lucrano sui farmaci sono i mercati finanziari. Nonostante diversi indicatori segnalino il miglioramento del paziente (lo stesso Draghi ha rivisto ancora al rialzo le aspettative di PIL per i paesi dlel’eurozona), inflazione e disoccupazione presentano ancora numeri insoddisfacenti.

Inoltre la recente forza dell’euro sui mercati valutari (+14% da inizio anno contro il dollaro) inizia a preoccupare la BCE, che teme una valuta così forte possa ostacolare la ripresa economica oltre che contrastare il ritorno di un livello di inflazione più vicino al target del 2%.

Nessuna modifica quindi alle condizioni monetarie correnti in Europa, il consiglio direttivo della BCE rinvia alla prossime riunione a fine ottobre la discussione sulla eventuale riduzione delle politiche espansive. Condizionato palesemente dalla forza della moneta unica, Draghi si è lasciato scappare che sebbene la crescita economica ci sia, sarà l’euro a dettare i tempi per la rimozione del piano di sostegno monetario (Quantitative Easing). I mercati finanziari, che del QE non vorrebbero fare a meno, sono corsi subito a comprare euro, portandolo a oltre 1,20 contro il dollaro. Draghi si accorge in diretta di quello che sta accadendo e si tradisce con un gesto di palese disappunto.

Aspettiamoci la correzione di questo raro errore di comunicazione da parte di Draghi nelle prossime 48-72 ore. Alla prima occasione utile. Oltretutto le parole di Draghi hanno provocato una discesa dei rendimenti obbligazionari, il che dovrebbe aiutare a riconsiderare il livello del cambio euro/dollaro confrontando i tassi di mercato.

L’acquisto di titoli legato al QE (ad oggi per 60 mld€ al mese) dovrebbe finire nel settembre 2018, riducendosi progressivamente. Dopodiché avremo la fase di rialzo graduale dei tassi, volto a far recuperare alla Banca Centrale il margine di manovra utile a gestire una futura possibile nuova crisi. Il QE vero e proprio, nel senso dell’espansione del bilancio BCE, durerà ancora per anni, perché i titoli non verranno venduti, ma semplicemente lasciati scadere senza rinnovo.

Nel frattempo il QE continua ad esercitare i suoi effetti:

  1. per le nazioni e le imprese più indebitate la spinta a rendimenti più bassi aiuta a contenere i costi del debito e facilita la ricerca di ulteriori capitali,
  2. mentre per gli investitori produce un ambiente pressocché infruttifero, spingendoli ad assumere maggiori rischi alla ricerca di un profitto.

I primi godono, gli altri tengono duro e sperano…

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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