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Lo strabismo di Intesa: guarda all’Europa ma compra in Italia

strabismo intesa

«Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso»

La frase resa celebre da Paradiso Perduto di John Milton sembra calzare a pennello per l’operazione che, a sorpresa, vede protagoniste Intesa Sanpaolo e Ubi.

Un’offerta non amichevole, carta contro carta, per un controvalore di 5 miliardi di euro da parte della più grande banca italiana e indirizzata a incorporare la quarta per dimensione.

La motivazione dichiarata è di «creare un player europeo con solida impronta italiana». L’impressione però è un’altra: l’impronta italiana non si discute, ma se l’azienda Intesa Sanpaolo dispone di una capacità di 5 miliardi di euro e ha ambizioni europee non si capisce perché debba ancora guardare al mercato domestico di cui era già leader per trovare questa fantomatica vocazione europea.

TROPPO GRANDE PER DIVENTARE PREDA

Più probabilmente sono entrati in gioco altri fattori: il timore di essere acquisiti da un concorrente estero è stato il propulsore per diventare un boccone più grande, più difficile da approcciare.

A questo si è associata la voglia di estendere ulteriormente il proprio predominio nazionale, fatto anche di ottime e fruttuose relazioni con la politica (ricordiamo infatti che hanno generato, per esempio, opportunità come l’acquisto delle banche venete ripulite delle componenti negative, alla simbolica cifra di 1 euro).
Una volontà lecita, dei cui frutti gli azionisti potranno ancora beneficiare, ma ben diversa dal progetto “europeo” e “industriale”.

Non a caso la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che si presta come partner nell’operazione rilevando 500 sportelli bancari di Ubi e risolvendo a monte problemi di antitrust, viene fortemente punita in Borsa (perdendo oltre il 10%).

Se chi compra le stesse cose che compra Intesa, allo stesso prezzo, viene punito così pesantemente è evidente che “l’affare” per Intesa sia di tipo strategico, non industriale.

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COME SMARCARSI DALLA PARTITA PER MPS

D’altra parte sappiamo bene da tempo che comprare sportelli sia un pessimo modo di impiegare le disponibilità, oggi ogni piano industriale delle banche medie e grandi prevede di chiuderne.

Intesa dunque ha giocato la carta dell’arrocco, andandosi a prendere forse anche una rivincita per il “Grande Vecchio” Giovanni Bazoli, presidente emerito di Banca Intesa, che pochi mesi fa era stato estromesso dal consorzio grandi azionisti di Ubi.

Non va dimenticato che presto Monte Paschi dovrà trovare una sposa e che Intesa, con questa operazione, si è elegantemente smarcata da ogni possibile fantasia. Uno dei privilegi di chi anticipa gli altri nelle danze è scegliere quale ragazza invitare a ballare…

È chiaro che un’operazione di respiro internazionale avrebbe reso veritiero il progetto di creare un player europeo, ma una cosa non dobbiamo dimenticarla: una acquisizione a sorpresa come questa non si vedeva da tempo, nel settore bancario.

Veniamo da anni in cui ogni operazione di acquisizione bancaria era una forma di salvataggio appena prima del fallimento.

Questo non può certo dirsi di Ubi, e di ciò dobbiamo esserne contenti. Magari non quanto gli azionisti di Ubi che oggi vedono un +23%, ma comunque dobbiamo esserne contenti.

articolo pubblicato su Lettera43 il 18/02/2020
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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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