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Studiare o lavorare?

Graduates in Cap and Gown

E’ di poche ore fa una dichiarazione del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha turbato il fine settimana:

“Il livello di istruzione dei giovani è ancora distante da quello degli altri Paesi avanzati. Di fronte ai ritardi italiani è fondamentale il rilancio della scuola e dell’università. La congiuntura economica molto difficile sta imponendo gravi sacrifici e non solo per la recessione ma anche per il diffuso indebolimento della nostra capacità di crescere e competere. Se in Europa studiare conviene perché avere una laurea rende più probabile trovare un lavoro, in Italia studiare conviene meno: per i laureati tra i 25 e i 39 anni, la probabilità di essere occupati era infatti nel 2011 pari a quella dei diplomati (73%) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi aveva conseguito la licenza media.”

Ad una prima lettura le frasi di Visco potrebbero sembrare un invito a tralasciare il percorso di studi, arrendendosi all’evidenza di una assenza di vantaggi nel completare il percorso di formazione fino ai livelli più alti. In realtà queste dichiarazioni vogliono essere uno stimolo a ripristinare l’investimento sul tema cultura e ricerca in Italia. Come si evince dal PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies ovvero Inchiesta sulle competenze degli adultipubblicato dall’OCSE:

“Le competenze linguistiche e matematiche hanno un effetto positivo sulla riuscita nel mercato del lavoro e sulla vita sociale. Tuttavia, in Italia, gli effetti sul salario di tali competenze come del livello di istruzione sono più limitati che in altri paesi a causa del sistema salariale relativamente rigido.”

“Italia, terra di poeti, santi e navigatori” si diceva una volta. Trascurando il fatto che la più grande società quotata di shipping in Italia  (D’Amico) ha sede in Lussemburgo, e che di santi meritevoli se ne vedono pochini, non possiamo non riconoscere che il livellamento culturale verso l’ignoranza procede inarrestabile, e che la società italiana si sta adeguando a questa condizione: il PIAAC pone l’Italia all’ultimo posto nella graduatoria dei Paesi per competenze linguistiche e al penultimo posto nelle competenze matematiche.

Nell’economia globale le persone con minori competenze hanno più possibilità di altri di essere disoccupati, hanno una salute peggiore e guadagnano di meno. Istruzione efficace ed aggiornamento continuo permettono all’individuo di sviluppare il suo pieno potenziale, cosa di cui si avvantaggia sia la singola persona che la collettività.

Non dobbiamo pensare solo agli sfaceli recenti e al “tunnel dei neutrini” di Gelminiana memoria: l’indagine analizzava la popolazione adulta fino a 65 anni di età, quindi sotto esame c’è l’intero sistema-Paese sul fronte della formazione, dalla scuola ai corsi di aggiornamento e sviluppo sul lavoro: lo vediamo bene sul fronte delle competenze tecnologiche. Milioni di persone nell’area OCSE non sono in grado di usare il computer neanche nelle sue funzioni più elementari, come ad esempio l’uso del mouse. Questo indicatore va da quasi una persona su quattro in Italia, Corea, Polonia, Repubblica Slovacca e Spagna fino a una persona su quattordici in Olanda, Norvegia e Svezia. Su questo indicatore pesa indubbiamente l’aspetto demografico, ma non dobbiamo trascurare quanto le competenze siano poco rilevanti negli ambienti di lavoro scarsamente meritocratici e nei quali la competitività è vista come un guaio (pag. 8 dell’indagine PIAAC):

utilizzo competenze

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

3 Risposte a “Studiare o lavorare?”

  1. Il mio fabbro non parla inglese e credo abbia poca dimestichezza col mouse.

    Se però vuoi che ti faccia un lavoro ti metti in coda e ad oggi per un lavoro importante sei a marzo 2014

    Pagamenti 1/3 all’ordine 1/3 a metà lavori e saldo a 30 giorni dalla consegna.
    Direi che per i prossimi 40 anni in Italia la strada può essere questa.

    Almeno per una larga parte della società.

    Ma altrettanto credo ci si debba applicare sul fronte insegnamento. Ieri ero nella vigna ed è passata in passeggiata una bella scolaresca con ben tre professori. Scuole medie

    Credo che anche queste storie debbano finire

  2. Abbiamo purtroppo a che fare con una scuola ‘vecchia’ e non mi riferisco solo alla fatiscenza delle strutture scolastiche ma anche e soprattutto a programmi di studio antiquati ed inadeguati ai tempi.

  3. Caro Andrea, io non continuerei ad instillare e coltivare nella malleabile mente dei giovani il sogno che basta studiare ed essere i primi per trovare lavoro.
    Ho esempi attualissimi, di ORA, di ragazzi laureati in Giurisprudenza con lode, volenterosissimi, perfetti, ecc. ecc. che nessuno studio legale vuole per far far loro il praticantato e allora stendo un velo pietoso su come si sono arrangiati e su come lo STATO li sta letteralmente fregando in tutti i modi possibili.
    Anche il ritorno alla meritocrazia, con una Crisi di queste dimensioni, lascia il tempo che trova. Credo che in questo momento conti poco pure quella.

    Ecco…ha ragione Yuma, e noi “vecchi” dovremmo parlare ai giovani in modo sincero.

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