Target2, tu m’hai provocato….

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Forse arrivo fuori tempo, e quello di Target2 è ormai un cold case, ma forse no se ancora sabato scorso ne parlava Giannino ai Conti della belva, però facendone declinare i dettagli dal prof. Terzi in una maniera che mi è risultata indigesta. Peccato, perché la confusione alimenta solo i dubbi.
Perciò desidero dare anch’io un contributo, dividendo così il mio intervento: per prima una spiegazione generale e astratta di cosa siano i saldi Intra-EuroSistema che costituiscono il c.d.saldo Target2 (T2 d’ora in poi); in seconda battuta chiariremo perciò se e quando questi saldi siano veramente un debito; in ultima, analizzeremo i suoi andamenti dal 2011 ad oggi e relative spiegazioni plausibili.

TARGET2 E IL BILANCIO DELLE BANCHE CENTRALI
Penso vi sia ormai noto il meccanismo del trasferimento dei soldi dal vostro conto a quello del fornitore tedesco, attraverso il sistema che coinvolge la vostra banca nazionale, il suo conto accentrato presso la propria Banca Centrale (in gergo noto come conto PM), e da questa il riaccredito alla banca centrale del paese esportatore e da essa alla banca e al conto del vostro fornitore.
Lo schema sotto vi potrà aiutare. Questo ed altri successivi sono tutti tratti dal mirabile lavoro del 2012 del prof. Karl Whelan della University College Of Dublin.

Quello che non viene mai messo sufficientemente in chiaro è cosa succede al bilancio delle due Banche Centrali Nazionali coinvolte.
É facile intuire che a fronte del trasferimento di denaro (base monetaria, per i tecnici), la Banca Centrale del paese debitore vede ridursi i propri debiti, mentre la Banca Centrale del paese creditore vede aumentare le proprie attività.
Magari sarò prolisso e faccio alcuni dei miei lettori meno esperti di quanto siano, ma parlando di bilancio di banca centrale è necessario ricordare che la moneta creata è un debito mentre i prestiti concessi al sistema bancario (in contropartita di tale creazione) sono attività.
Perciò, nel paese debitore, la propria Banca Centrale avrà contemporaneamente minori passività e un livello invariato di attività (verso il proprio sistema bancario nazionale), e viceversa accadrà per la Banca Centrale del paese esportatore.
Questa situazione crea un maggior patrimonio netto per la Banca del paese importatore-debitore, e un minore patrimonio per quella del paese esportatore-creditore.
Minore patrimonio significa minori utili e quindi minori dividendi per il proprio Governo nazionale. Dall’altro lato, un maggior patrimonio significherebbe maggiori dividendi.
Capite a intuito che la situazione sarebbe paradossale
: un paese competitivo che esporta verrebbe penalizzato, e così i propri contribuenti, consentendo un indebito trasferimento.
Cosa si fa per risolvere il problema dei saldi che non tornano?
Ci sono due alternative: la prima consiste nel trasferire veramente delle attività dalla Banca Centrale del paese debitore a quella del paese creditore…che ne so…l’oro per esempio.

……ho capito non vi piace….

La seconda è creare una posta contabile che rettifichi le minori passività e le maggiori attività: questo è il saldo Target2
La figura sotto, sempre presa dal Whelan, lo chiarisce.

Alla fine di ogni giornata di transazioni, queste vengono compensate e la posizione netta della banca centrale di ogni paese viene addebitata o accreditata alla propria banca centrale. A livello di Eurosistema il saldo deve essere giocoforza nullo.
Questa posta virtuale non ha scadenza nè è previsto un piano di rimborso e men che meno un collaterale a garanzia perchè essa rappresenta un “diritto” nei confronti della BCE, la quale sola ha la facoltà di creare euro perciò non è ritenuto necessario richiederne.
Naturalmente vedremo che questa frase vale esclusivamente in costanza della esistenza o della partecipazione all’Eurozona.
Al massimo i singoli paesi vantano un diritto in merito agli interessi maturati. Infatti, se il sistema bancario del paese debitore ricorre al finanziamento della propria Banca Centrale per effettuare i pagamenti in T2, allora la BCE raccoglie questi interessi (al tasso di rifinanziamento principale) e li distribuisce alle banche centrali “creditrici”.
Se avete problemi con questo fatto, o reazioni istintive alle parole ‘euro’, ‘Germania’, e simili, abbiate ancora un po’ di pazienza, oppure fatevi vedere da uno specialista, perché in maniera più semplice non riesco a spiegarvelo in modo che capiate che il sistema è logico e non truffa nessuno.

Arriviamo così alla seconda parte: è veramente debito? Finchè stiamodentro all’Eurozona ovviamente no. Questa resta una posta virtuale che si comporta a fisarmonica a seconda delle ragioni di scambio o se preferite segue la bilancia dei pagamenti. Tali saldi rappresentano l’alternativa alla movimentazione delle riserve valutarie come avveniva prima dell’euro in un sistema aperto agli scambi. Facile.
Ma se usciamo dall’euro cosa succede? Anche in questo caso è intuitivo: dovendo tornare al sistema basato sulla movimentazione delle riserve valutarie, va dato a Cesare quel che è di Cesare: solo la BCE può creare euro, e chi esce deve rimborsare un valore analogo alla base monetaria che risulta in attivo alla Banca Centrale Nazionale ‘creditrice’. Facile anche qui.
T2 è un debito e va regolato solo se l’eurozona si dissolve oppure qualche genio ne esce.
E come lo ripaghiamo? Qui ci aiuta il bravo Francesco Lenzi

molto dipende da come ci si lascia

Non saprei esprimerlo meglio. E da questo punto di vista, Brexit ci insegnerà molto. Ma per ora è inutile che io insista: andate a rivedervi la retromarcia fatta da Tsipras nell’estate 2015. E saluti.
Così diventa anche chiara la differenza fra questa spiegazione e quella data da Banchiere Cannibale su questo blog. Il suo è un caso particolare all’interno dello schema generale qui proposto: lui fa riferimento al caso che il debito nasca anche come finanziamento al sistema bancario, ma i saldi T2 possono esistere anche fuori da questo schema. La figura sotto lo chiarisce bene.

Vediamo ora come spiegare in cosa l’attuale situazione di T2 è diversa da quella del 2011-2012.
In quel biennio il saldo raggiunse un massimo di -289 miliardi, e il suo andamento era correlato all’aumento del nostro spread e relative difficoltà di accesso delle nostre banche ai mercati dei capitali.
In quel frangente i finanziamenti automatici garantiti dalla Banca d’Italia >previsti da Target2 sono stati il più efficace strumento di stabilizzazione, forse più dell’ormai famoso whatever it takes, proprio per il loro automatismo, mentre QE, TLTRO e via cantando non sono mica così automatici, lo si ricordi.
Sia ben chiaro questo fatto a chi critica il sistema sotteso a Target2.
Dal 2012 fino a giugno 2015 le cose sono migliorate: spread rientrano, fiducia “torna” le riforme strutturali volano (ok..basta alcol…) insomma il saldo T2 torna ‘normale’.
Da giugno 2015 torna a crescere e a novembre 2016 raggiunge il massimo storico: -358,6 miliardi!
Questa volta la ragione è da individuarsi in un mix di cause sempre legate dal filo rosso della sfiducia verso il Belpaese.
Infatti, rispetto al 2011 oggi l’Italia vanta saldi positivi della bilancia commerciale (esportazioni nette), quindi il problema è la bilancia dei capitali: non attiriamo capitali e addirittura le nostre famiglie ne esportano. In più “si mette” anche la BCE con il suo QE: la banca centrale europea compra BTP dagli investitori ma questi non reinvestono in Italia bensì all’estero, causa la sfiducia verso il nostro sistema bancario e i timori sulla stabilità politica (si noti che questa sfiducia è allora di molto precedente al risultato referendario del 4 dicembre).
A questa sfiducia si uniscono anche banche e famiglie nostrane: i dati evidenziano che (dietro insistenze della Supervisione europea) le banche italiane sono state spinte a diversificare maggiormente i propri portafogli di liquidità ‘internazionalizzando’ le obbligazioni in attivo. Ora i noeuro hanno un nuovo motivo di urlare al gombloddo, me lo sento….Se pure Markowitz non vi riesce a convincere della utilità della diversificazione, mi arrendo.
Sfortunatamente anche le famiglie hanno perso la fiducia: i soldi escono dall’Italia, e se ne vanno via da BOT (a rendimento zero o sotto) e dalle obbligazioni bancarie (gombloddo!! Non comprano più i nostri subordinati!!!), preferendovi fondi lussemburghesi e gestioni patrimoniali irlandesi, oppure obbligazioni turche, perché la Lira Turca è un affare dicono i nostri guru.

Questa situazione è male? Un po’ si un po’ no. È male se continuiamo a fare i cazzoni perdendo tempo e ripristinando le ragioni per una crisi di fiducia e timori di eurobreak. Non è un male se la vediamo in un’ottica di riposizionamento, diversificazione, internazionalizzazione dei patrimoni che riduce i rischi di banche e famiglie riducendo il peso del rischio-Italia.

E povera Italia che ora dovrà mettersi a fare i compiti per dare una ragione agli investitori a tornare a comprare debito tricolore.
Ma attenzione: l’importante è lamentarsi della sovranità scippata.

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Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.
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