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Tessile, tequila, efedrina: Messico e Cina divisi dalla lotta al narcotraffico

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Le relazioni tra Messico e Cina seguono una bizzarra linea merceologica. Se l’economia è il gemello siamese della politica, il commercio sembra ormai accoppiato alla criminalità. Ne sono testimoni le cronache, tutte allarmate del valore monetario di attività illegali. In questo mese, The Economist ha rivelato il repentino aumento di vendite di minerale di ferro dal Messico alla Cina (4 milioni di tonnellate, quasi 3 volte il valore del 2012).

Dietro le consegne si nasconde un torbido ma protetto traffico di efedrina ed altri componenti di base per produrre gli stupefacenti nei laboratori messicani. Grandi quantità di terra ferrosa servono a compensare pochi composti chimici, il cui valore è stratosfericamente più alto. Il porto di imbarco è nella città di Lázaro Cardenas, cuore della zona mineraria, sulla costa del Pacifico, ideale trampolino di scambio tra l’Asia orientale, l’America Latina e quella settentrionale. Quello di approdo è situato nella lunga costa della Cina meridionale. Anche in questo caso, il Dragone importa materie prime ed esporta merci, questa volta componenti sofisticati, prodotti in laboratori moderni, con tecnici specializzati. È un esempio redditizio di conversione industriale, sebbene non il più cristallino. Le autorità messicane hanno tuttavia deciso di provare a interrompere questa importazione illegale. Dapprima la Marina Militare ha ripreso il controllo del porto di Lázaro Cardenas, in seguito ha lanciato un’offensiva diplomatica bilaterale con Pechino.

Molto clamore ha registrato l’intervista concessa al South China Morning Post – il quotidiano più importante di Hong Kong – dall’ex ambasciatore messicano in Cina. Senza mezzi termini, il diplomatico ha accusato le autorità cinesi di non far nulla per reprimere la produzione e la vendita di sostanze chimiche da trasformare in stupefacenti. Con inedita schiettezza ha ricordato le sue offerte di collaborazione alla lotta contro il narcotraffico, lamentando che siano rimaste lettera morta o al massimo capaci di produrre azioni limitate e propagandistiche. In particolare, sostiene il diplomatico, il governo cinese ha sempre liquidato la questione come un problema di controllo della polizia messicana sull’importazione nel proprio paese.

Il barometro delle relazioni sino-messicane sta probabilmente dirigendosi verso il brutto tempo. Sembravano lontani i ricordi delle lunghe battaglie dei latino-americani per impedire l’ingresso della Cina nel Wto. Prevalevano allora le paure di una concorrenza sleale o imbattibile nei settori maturi, soprattutto il tessile, che Città del Messico nutriva nei confronti di Pechino. Era forte il timore, peraltro rivelatosi fondato, di perdere competitività verso i mercati destinatari dell’export. Dopo il 2001, le relazioni sono progressivamente migliorate. Il commercio è aumentato e soprattutto la Cina ha investito in Messico. La sua ambizione è assicurarsi le materie prime e stabilire unità produttive in prossimità del confine statunitense, da oltrepassare per aggredire il ricco mercato a nord.

Quasi un simbolo della ritrovata pace commerciale, il primo carico della migliore tequila messicana è arrivato in Cina lo scorso febbraio, dopo cinque anni di laboriose trattative. Ora la droga blocca questa evoluzione, perché, secondo le ricerche delle Nazioni Unite, il suo peso sta diventando dirompente, il suo traffico intollerabile. L’assenza di repressione, la complicità, gli enormi interessi in Cina ed in Messico, hanno ingigantito un flusso ormai fuori controllo. L’inusuale, disperata, protesta del governo messicano segnala che il tempo delle omissioni e della retorica nella inutile caccia al colpevole in Cina, può addirittura condurre a delle crisi diplomatiche.

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Pubblicato da Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

2 Risposte a “Tessile, tequila, efedrina: Messico e Cina divisi dalla lotta al narcotraffico”

  1. Certpo hai ragione in tutto tuo analisi, pero el problema mas grande no es solo la corrupción de China sino también de todo el establishment mexicano, aunque existan voces que protestan la corrupción esta tan arraigada en todos los cuadros de la política y polícia que es una batalla que aunque se deba dar casi imposible, triste realidad pero es así. Y los carteles mexicanos que son los mayores productores de anfetaminas, extasis, todas las drogas de diseño se han esparcidos como hormigas en todo el mundo y las mafias se han globalizado como en este siglo 21, 🙁 !!!!

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