La Torre dei mega-bonus

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Babele

Uno degli uomini più famosi dell’antichità è il re di Babilonia Hammurabi. Il motivo è semplice: è l’autore di una delle prime testimonianze di leggi scritte nella storia dell’Umanità.

La lettura della tavola delle leggi di Hammurabi ci aiuta a fare delle riflessioni. Una di queste è quella relativa alla necessità di dare valore divino ad arbitrarie decisioni umane, per saldare la divisione della società in tre classi (nobili, uomini comuni, schiavi) e due generi (uomini e donne), le sei categorie che ne derivano hanno diritti e doveri ben distinti. Proporle come frutto di ispirazione divina permette alle leggi di sopravvivere al loro ideatore e le rende più difficilmente discutibili da chi a loro deve sottostare.

Il codice di Hammurabi è composto da 282 leggi, per lo più un elenco di punizioni (la prima versione scritta della cosiddetta “legge del taglione” appare proprio qui). Qualche esempio:

229. Qualora un costruttore costruisca una casa per qualcuno, e non la costruisca debitamente e la casa che costruì cada ed uccida il proprietario, allora quel costruttore sarà messo a morte.

230. Qualora uccida il figlio del proprietario il figlio di quel costruttore sarà messo a morte.

231. Qualora uccida uno schiavo del proprietario, allora darà in pagamento un suo schiavo per lo schiavo del proprietario della casa.

232. Qualora rovini dei beni, risarcirà per tutto ciò che fu rovinato, ed in tanto in quanto non costruì debitamente questa casa che egli costruì e cadde, la ricostruirà daccapo di tasca propria.

233. Qualora un costruttore costruisca una casa per qualcuno, anche se non l’abbia ancora completata; se poi i muri sembrano pericolanti, il costruttore deve rendere solidi i muri di tasca propria.

Hammurabi rimase re per 43 anni, questo impianto di leggi serviva a mantenere un ordine sociale, e attraverso quelle che oggi appaiono come palesi ingiustizie (difficile oggi concepire che il figlio di un omicida sia più a rischio dell’omicida stesso, per esempio) il suo regno è stato fonte di prosperità per i suoi abitanti. Da un certo punto di vista, molte delle regole vigenti nel mondo hanno caratteristiche di ingiustizia; dipende spesso dal condizionamento culturale o religioso che c’è alla base.

Il fatto che le leggi di Hammurabi fossero su pietra e esposte a tutti fu un grande passo verso una maggiore libertà individuale: leggi accessibili e comprensibili a tutti, messe in forma scritta, sono molto più protettive dei diritti di ciascuno rispetto a leggi conservate in forma orale e dunque modificabili a seconda del ruolo sociale dei soggetti coinvolti.

Non sappiamo quale fosse il tasso di case che crollavano prima o dopo l’implementazione del codice di Hammurabi, ma è molto proabile che -vista la pena- ogni costruttore si accertasse di lavorare al meglio, senza cercare scorciatoie. La minaccia di una pena grave potrebbe non essere il migliore dei sistemi, ma guardando molte delle vicende del mondo finanziario appare chiaro che la “certezza della non-pena” abbia molto contribuito a rendere particolarmente fragili i margini di sicurezza.

Nassim Taleb, autore tra gli altri de “il cigno nero”, propone un sistema molto semplice: non distribuire bonus a coloro che non rispondono in proprio dei rischi che prendono, rendendo piuttosto necessario un bailout con denaro pubblico.

Dal suo punto di vista bonus concepiti come quelli attuali sono incentivi asimmetrici: premiano in caso di successo, ma non puniscono in caso di errore, inducendo a accumulare rischi nascosti nel sistema finanziario. Una situazione in stile “testa vinco io, croce perdi tu

La storia dell’etica umana è piena di parabole come quella della Torre di Babele, dove il castigo giunge inesorabile su chi osa spingersi troppo oltre. Tuttavia la Storia dell’Umanità insegna che l’errore è un ingrediente essenziale per lo sviluppo. Senza l’errore non c’è ricerca. Quanto a dominare la cultura umana era la convinzione che la Verità fosse tutta nei testi sacri e che ciò che non era spiegato lì non era rilevante, lo sviluppo dell’Uomo ristagnò in lunghi secoli bui. Soltanto l’accettazione di non sapere, o di poter essere in errore, spinse alla ricerca. Non è una coincidenza che questo accadde con la scoperta di un nuovo continente, mai contemplato nelle Sacre Scritture…

Pertanto non so dire quanto sia d’accordo con Taleb, questa volta. Dovrei capire meglio cosa intende. Se dovessimo mettere i dirigenti di impresa nelle condizioni di fare al massimo un danno copribile con le loro risorse personali limiteremmo di molto la capacità di sperimentazione. L’intera economia mondiale ne è testimone, perché vive a credito, reggendosi sulla fiducia nel futuro, non solo sulle risorse realmente a sua disposizione.

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Certamente se manca in toto un incentivo all’auto-protezione, è più probabile che si possano prendere dei rischi che ricadrebbero su spalle altrui. Ma il punto di equilibrio sta nell’assegnare possibilità di premi e punizioni per i rischi che abbiano debite proporzioni. Perché in fondo i bonus vengono pagati ai manager da degli azionisti, come riconoscimento per i maggiori utili che ricavano dall’impresa. Sono quegli stessi azionisti e creditori, e non le casse pubbliche, a dover prendersi carico dell’errore, così come traggono beneficio dal successo.

Viceversa instaureremmo un meccanismo di gogna medievale dove l’azionista può consegnare il manager alle pubbliche forche in caso di errore, mentre va alla ricerca di un altro ambizioso dirigente da premiare per tutti gli extra-profitti che produce fin quando la ruota girerà ancora.

 

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi si occupa di Private Banking.

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