TTIP. Parliamone

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Di fronte ad un tema che da più parti risulta poco trattato, apriamo uno spazio aperto al dibattito e condivisione di materiale e link sul tema TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership): l’accordo di libero scambio che ha l’obiettivo di abbattere dazi, barriere non tariffarie ed ostacoli alla “libera proliferazione del business“…
L’argomento è poco narrato dai canali di informazione mainstream, ed è difficile trovare materiale perché la trattativa è gestita in maniera non trasparente e le informazioni arrivano filtrate (anche se una bozza è trapelata). I promotori dell’accordo ritengono che porterebbe più opportunità che problemi, su entrambe le sponde dell’Atlantico, specie per le piccole e medie imprese, creando lavoro e favorendo la competizione (e dunque la discesa dei prezzi di beni e servizi per i consumatori). I critici temono che i Paesi perdano il controllo delle proprie risorse, che la loro sovranità venga indebolita, che l’accordo finisca solo per beneficiare le grandi corporations e le lobby e che l’eventuale discesa dei prezzi sarebbe figlia di un abbassamento verticale degli standard di qualità.

Qui the economic analysis explained,  a cura della Commissione Europea. Il Parlamento Europeo ha pubblicato invece un opuscolo che analizza in sintesi i 10 principali miti sul TTIP.

Il quotidiano The Guardian, recente vincitore del premio Pulitzer,  è un buon inizio con il suo “What is TTIP and how does it affect us?

Sul sito del Think Tank europeo Bruegel troviamo un approfondimento utile “The EU-USA Transatlantic Trade and Investment Partnership

Per i non anglofoni, una spiegazione veloce, in italiano, la trovate sul Post.

Lo sapevate che il TTIP ha un cugino/rivale che si chiama TTP? E che introduce una novità giuridica che si chiama ISDS? La mappa di tutta la matrioska di acronimi la trovate sul sito della Camera US.

Di TTIP, e di come si intersechi al progetto Unione Europea, abbiamo parlato qui su Piano Inclinato tempo fa con un articolo del nostro Roundmidnight. Mentre Andrea Boda ha toccato l’argomento in una riflessione sugli aspetti geopolitici. Quel pozzo di scienza di vicende asiatiche che è Alberto Forchielli ha speso diverso tempo a parlarci del contraltare: il TPP. Lo ha fatto qui, poi di nuovo qui.

La riflessione che non ti aspetti: con il TTIP la burocrazia rischia di aumentare.

Gli ambiti interessati dal TTIP sono molteplici. Sul cibo è di gran voga paventare i “polli al cloro“, ma ci sono anche ampie discussioni sul fatto che nell’etichettatura dei prodotti indicare “no-OGM” risulterebbe discriminatorio verso i prodotti “OGM” e costituirebbe così una violazione, riducendo le possibilità di un consumo informato. Questo avviene per i diversi principi fondanti che stanno alla base dei sistemi americano ed europeo: in Europa è prassi testare più volte un prodotto ed ottenere tutte le dovuta autorizzazioni prima di poterlo commercializzare. E’ così che è nato il concetto di “filiera produttiva”. Negli USA l’approccio è più “mercatista”: se i consumatori riscontreranno problemi dal consumo di un prodotto agiranno con una class action contro il produttore, che -se in torto- fallirà. E’ evidente che sul fronte della competitività la seconda via risulta essere quella più capace di portare sul mercato prodotti a più basso costo di produzione, con il rischio che questa prassi renda inapplicabile la filiera, a danno della tutela dei consumatori.

La trasmissione di Rai3 Report ha dedicato una puntata di approfondimento sull’accordo. Qui è possibile vedere il video, mentre qui c’è il testo dei contenuti e delle interviste della trasmissione.

Il TTIP interessa anche i servizi finanziari e il diritto giuridico con l’ISDS (sul quale registriamo voci aspramente contrarie e voci fortemente favorevoli).

Ci sono anche i pareri non-tecnici: secondo Vivienne Westwood “Il TTIP è una legge contro l’Umanità”:

E poi c’è la contro-informazione, che raccoglie pareri tendenzialmente avversi all’introduzione del TTIP, visto come una minaccia alla democrazia, un passo verso la barbarie della deregulation globale, con spazio anche a chi pensa che sia una delle facce dell’imperialismo e chi vede a rischio servizi pubblici essenziali come la Sanità. C’è anche chi lo smonta un pezzo alla volta.

L’idea è di parlarne, qui, confrontando i pareri e mettendo a disposizioni di tutti considerazioni e link, materiale e informazioni utili, ma anche opinioni e domande per una maggiore, collettiva, consapevolezza.

11 thoughts on “TTIP. Parliamone

  1. Vitruviano il said:

    Un articolo di Formiche riporta l’intervento di John Kerry che ha parlato di #TTIP all’Atlantic Council. Riporto di seguito il virgolettato finale perchè è indicativo di alcuni obiettivi secondari del trattato meno evidenti “Gli USA e l’Europa sono uniti e resteranno uniti in questa sfida ambiziosa. Gli accordi di partenariato rappresentano uno strumento utile per superare la crisi economica e di lavoro che ancora interessa ampie regioni del vecchio continente. Il TTIP offrirà l’opportunità di contribuire al superamento di tale crisi. Il legame consolidato con gli Stati Uniti d’America servirà poi a combattere gli estremismi e l’instabilità politica, a migliorare le condizioni di sicurezza energetica dei Paesi europei e, in questo modo, a evitare i pericoli di una dipendenza energetica monocolore e strategicamente debole” – Il link all’articolo originale – http://www.formiche.net/2015/04/24/cosi-kerry-coccola-il-ttip/#.VToG4Fnickc.twitter

  2. Vitruviano il said:

    Aggiungo il link ad ulteriore articolo, non recentissimo, che aiuta a capire il “chi spinge cosa” del #TTIP ovvero quali gruppi di potere stanno facendo attività di lobbying per spingere o frenare l’accordo. – L’articolo è questo http://t.co/oY2iXikuBU – Il sito è in ogni caso interessante per il tenore degli interventi come questo – http://corporateeurope.org/power-lobbies-economy-finance-international-trade/2015/04/international-trade-corporate-lobbying-and

  3. Nicola Gambetti il said:

    Vorrei porvi una domanda: come si possono conciliare valute nazionali con dazi, o con la loro assenza? Mi spiego meglio: un dazio penso possa essere usato da molti paesi per calmierare un prezzo “troppo concorrenziale” di un bene importato (come le famigerate proposte leghiste per le merci cinesi in ambito Italia/UE); come si pone la bozza TTIP in questo senso? I dazi vengono abbattuti unilateralmente o bilateralmente, temporaneamente o permanentemente? E che effetto avrà questo sull’euro nel medio/lungo periodo, dato che il suo attuale, approssimativo pareggio sul dollaro è dovuto a parametri non eterni come bassi tassi d’interesse e QE? D’accordo che in un mercato globale si debba rivolgersi a platee di consumatori sempre più ampie per restare su piazza, ma dato che l’FMI non mi sembra una struttura così obiettiva da poter affrontare squilibri monetari planetari in maniera razionale ed incisiva (super partes, per capirci…), tali accordi non sono un azzardo che apre il fianco a pesanti oscillazioni inflattive/deflattive, come quelle già viste in molti paesi UE negli ultimi 3 anni?

    • _beneathsurface il said:

      @nicolagambetti: sono molte le domande che fai e per tentare una risposta devo x forza fare delle premesse: nel commercio internazionale possono esistere dazi, barriere (tecniche e/o tecnologiche) e contingentamenti. Questi ultimi significa porre dei limiti precisi ai volumi di un certo bene/servizio (anche compreso quello della forza lavoro, sia ben chiaro) importabile, di modo da ridurre al minimo l’impatto che tali importazioni hanno sulla filiera produttiva o sui fattori produttivi del paese importatore; sono quindi barriere protezionistiche di determinati settori o anche rispondenti a determinate scelte politiche che possono essere pure socialmente utili (pensiamo al caso esemplare dei contingentamenti dei prodotti agricoli x evitare crisi nella filiera agroalimentare nazionale e conseguente disoccupazione, oppure il contingentamento australiano all’ingresso di lavoratori stranieri a minor costo per evitare spiazzamento di quelli nativi).
      La barriera invece è un vero e proprio blocco all’ingresso di merci (in genere) che non rispondonoa determinati standard qualitativi o di sicurezza o di impatto ambientale e smaltimento. Il caso classico è la carne agli ormoni made in USA (di cui è vietata la vendita in Europa, oppure certi giocattoli per l’infanzia che hanno colorazipni potenzialmete tossiche, oppure i palloni di calcio cuciti dai meninos de rua…).
      I dazi invece come hai scritto tu sono vere e proprue tasse per alzare il prezzo troppo incorrenziale di certi beni/servizi.
      Ovviamente i trattati di libero scambio hanno l’obiettivo di eliminare o definire univocamente e multilateralmente questi ostacoli. Partiamo dal più intuibile, le barriere tecniche/tecnologiche: definendo standard comuni di produzione, si arriva a vendere prodotti accettati da tutti e liberi quindi di circolare. Ovviamente il diavolo sta nel dettaglio: che non si arrivi cioè a definire standards più bassi….per questo è necessario che Governi, Associazioni di categoria dei Consumatori eccetra monitorino e svelino le attività di lobbying che si fanno nelle sale dei bottoni.
      Il discorso per contingentamenti e dazi si può invece sintetizzare così: o si arriva a definirne una riduzione, oppure una loro eliminazione ma iin ogni caso garantendo un “regime provvisorio” in cui essi persistono pur a Trattato firmato , ma o viene fissata una deadline oppure man mano si riducono. Il “periodo intermedio deve servire alle industrie dei paesi bloccanti per attrezzarsi alla maggiore concorrenza; finito il periodo intermedio, tutto torna nell’alveo della libera concorrenza e del mercato e chi non si è migliorato/attrezzato è destinato a scomparire o a farlo a costi maggiori.
      Anche qui il diavolo sta nei dettagli: quanto può durare il “regime transitorio”? A quali costi sociali lo pagheremo (x esempio un paese potrebbe essere costretto a mitigare la sua legislazione sul lavoro o sul costo del lavoro, leggasi contributi sociali, per stare al passo con certi settori stranieri a alta incidenza di manodopera ma sottopagata)? Gli interventi di “riforma strutturale” che costi avranno in termini di minor gettito per l’Erario (o maggiori costi, penso alla necessità per esempio di creare le necessarie infrastrutture per assicurare il maggior commercio internazionale, è emblematica la vicenda del porto di Venezia, ormai al collasso e della insufficiente rete ferroviaria per le merci verso i poli di padova verona vicenza, e il progetto di un porto off shore: soldi zero risultati nulli…) e quindi maggiori tasse?
      Con ciò spero di aver risposto alla prima domanda.
      La seconda, che chiede una previsione sull’andamento a medio lungo termine di cambi, perchè questo è l’orizzonte entro cui valutare questi Trattati, è impossibile a rispondersi.
      Come ogni operatore di Borsa e ogni macroeconomista ti può dire, i mercati dei cambi sono fra i più erratici e variabili esistenti.
      Esiste un consenso generale nel dire che nel lungo periodo (quello secondo cui, parole di Keynes, “saremo tutti morti”) i cambi bilaterali sono influenzati dalle rispettive bilance dei pagamenti e dal rapporto dei prezzi; ma per quanto riguarda il breve periodo tale consenso non esiste. Esistono invece almeno tre teorie che cercano di spiegare le oscillazioni dei cambi nel brreve facendo riferimento ai flussi di capitali fra paesi. Sarebbe interessante simtetizzarle e magari un articolino….
      Posso perciò concludere che nel lungo termine ciò che influenzerà i cambi saranno proprio le reazioni di ogni paese alla liberalizzazione della circolazione di beni e servizi prima contingentati, bloccati o tassati: le industri più deboli si attrezzeranno? I mercati del lavoro si flessibilizzeranno? Le infrastrutture ci saranno, oppure in generale sarà creato un clima business friendly per attirare (oltre alle merci) anche le aziende straniere qui e creare posti di lavoro invece che perderli per fallimenti/delocalizzazioni?
      Prima bisogna rispondere a queste domande, poi si vedrà.

  4. Sakura il said:

    In tema CIBO ed EXPO2015 una notiziola che son 20 anni che circola: la tossicità del Roundup, un erbicida Monsanto che si usa con colture OGM avendo queste selezioni sviluppato resistenza al prodotto. Se quindi utilizzo OGM (Monsanto), compro anche Roundup.

    Il Roundup è sempre più sotto la lente degli istituti di ricerca ed il collegamento con il linfoma di nonHodgkin è di questi giorni: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/25/news/_quel_pesticida_e_un_probabile_cancerogeno_e_battaglia_tra_iarc_e_il_produttore_della_sostanza-110424637/

    Naturalmente, come fa da 20anni fregandosene, Monsanto dice che non è vero niente, ma questa roba nel mio piatto e dei miei figli NON la voglio.

    Quanto al fatto che detto trattato sia la panacea alla disoccupazione, alla crescita economica e così via, basta andarsi a vedere come hanno funzionato accordi similari come il NAFTA per scoprire che miracoli non se ne sono visti.

    Non vendiamo fuffa PLEASE, a scala planetaria i piccoli produttori non avranno scampo rispetto alle grandi multinazionali con una potenza distributiva e finanziaria assolutamente impari. Quanto alla disoccupazione detti accordi hanno mantenuto il livello occupazionale dei paesi contraenti invariato, quando è andata bene…. http://snde.rutgers.edu/Rutgers/Econ204/Readings/stiglitz_NAFTA_%282004%29.pdf

  5. Sakura il said:

    TTPI: Un articolo da Le Monde Diplomatique? http://www.monde-diplomatique.fr/2013/11/WALLACH/49803 e qui uno da The Independent: http://www.independent.co.uk/voices/comment/what-is-ttip-and-six-reasons-why-the-answer-should-scare-you-9779688.html

    A dire che le perplessità ed i punti da chiarire sono molteplici. Chi darà le opportune e puntuali risposte ai comuni cittadini? O forse si preferiranno proclami civetta, del genere, “Crescerà l’occupazione e favorirà le esportazioni dei nostri prodotti” declamati da una qualsiasi cattedrale televisiva? Lo scopriremo presto.

Lascia un commento