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Un Ciarlatano nella New York del 1940

ciarlatano singer

L’opera di Isaac Bashevis Singer (nato a Leoncin, in Polonia, nel 1904 e morto a Miami nel 1991) si arricchisce di una nuova pubblicazione, con l’arrivo in Italia de Il Ciarlatano (Adelphi, 2019, 268 pagine, Euro 20), un romanzo pubblicato negli Stati Uniti solo a puntate su un quotidiano in lingua Yiddish di New York ed ora in anteprima mondiale per i tipi di Adeplhi (a cura di Elisabetta Zevi e traduzione di Elena Loewenthal).

IL LIBRO

Lo scrittore, premio Nobel per la Letteratura nel 1978, ci racconta degli ebrei di Polonia in fuga verso l’America, e l’incipit già dimostra che sarà un romanzo arguto e disincantato sul suo popolo fuggiasco ed esule, ma sempre capace di adattarsi ad ogni situazione:

“Appena arrivati dicevano tutti la stessa cosa: l’America non fa per me. Ma poi, a poco a poco, si sistemavano, e non peggio che a Varsavia”

Il ciarlatano è Hertz Minsker, fuggito dalla Polonia per New York, filosofo e teologo un po’ spiantato di cui si narra abbia in corso da anni la stesura di un libro, grande studioso della Torah, ma anche cabalista e cultore di esoterismo. Ecco come Singer lo fotografa:

“Era alto e magro, di carnagione chiara. Intorno alla pelata aveva lunghi capelli castani. Tutto in lui era affilato: il cranio, il naso, il mento, il collo. … Per anni aveva vagato da una capitale all’altra: Varsavia, Berlino, Parigi, Londra, ovunque incapace di orientarsi. Non sapeva mai ritrovare l’albergo dove soggiornava nè prendere il tram per tornarci….aveva studiato in diverse università, senza mai laurearsi”

E sentite in che casa aveva trovato riparo questo strano personaggio e la moglie:

“Abitavano presso una vedova…una dentista dedita alla teosofia, allo spiritismo, alla scrittura e alla pittura automatica, e persino alla fotografia dei fantasmi”

Altra figura centrale della storia è Morris Kalisher: anch’egli emigrato dalla Polonia, ha fatto fortuna con gli affari; non ci pare di rivelare troppo nel dire che la moglie di Morris lo tradisce con Hertz, del quale peraltro Morris è un grande ammiratore, estimatore e finanziatore.

Siamo nel 1940, Hitler imperversa in Polonia e da New York si assiste a questo scempio, se ne discute nei conciliaboli fra coloro che sono scappati, nei pranzi e negli incontri letterari in cui l’autore ci fa entrare.

Il nostro Ciarlatano sfoggia la sua erudizione e pur essendo squattrinato e perdigiorno pare essere ambito da molte donne: Bronia, sua moglie, ha lasciato il marito e due figli in balia del dittatore sanguinario per fuggire con lui in America; abbiamo detto di Minna, la moglie di Morris, e c’è anche Miriam, attrice che incarna uno spiritello nelle goffe sedute spiritiche messe in scena dalla dentista.

NEW YORK

In questo romanzo troverete anche un’altra protagonista indiscussa ed è New York, ed in particolare Manhattan: i nostri personaggi si muovono nella grande metropoli, da SoHo a Greenwich Village, dalla Seconda Avenue all’Upper West Side e l’autore ci restituisce la città in tutto il suo splendore; guardate Broadway di mattina:

“Al mattino, il quartiere dei teatri non aveva lo stesso aspetto che alla sera, quando i marciapiedi erano gremiti di pedoni e le strade di automobili. I negozi e i ristoranti erano quasi tutti chiusi, i passanti avevano l’aria mezzo addormentata, le poche insegne al neon rimaste accese impallidivano alla luce del sole. Il mattino aveva spazzato via tutte le vanità, le illusioni, le passioni, l’intero pantheon di beffe, oscenità, e false speranze cui si inchinava l’uomo moderno”.

Siamo senz’altro al cospetto di un grande della letteratura e questo romanzo, che alcuni hanno paragonato alla grande narrativa russa e francese, è molto godibile e a tratti spassoso, pur con alcune discussioni teologiche non semplici da seguire; Singer percorre con gran ritmo la storia di Hertz e di Morris, e delle relative mogli, con l’irruzione a un certo punto dell’ex marito di Minna, che ha portato con sé dei quadri che vuole affibbiare a qualcuno per poter sbarcare il lunario.

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Ma forse ciò che caratterizza di più questa storia è il senso che il grande scrittore dà all’essere ebrei riluttanti* in fuga nel mondo: quel disagio della cultura più ortodossa che proviene dagli shtetl dell’Europa Centrale di fronte alla sfrenata società newyorchese; questo sentirsi inadatti, fuori dalla “norma”, quasi empi.

Sentite Morris:

“Hertz, così non va! Quando gli ebrei si allontanano dalla Torah perdono tutto. Non dovrei dirlo, ma sull’ebreo moderno i nostri nemici hanno ragione. Tutto quello che dicono contro di noi è vero”

E’ una dimensione che riguarda molti scrittori di cultura ebraica, talvolta accusati essi stessi di nutrire sentimenti contrari alle proprie tradizioni, quasi a sentirsi inconsapevolmente in colpa per le persecuzioni subite (si pensi a Philip Roth, spesso additato di essere addirittura antisemita dalla componente più ortodossa dell’ebraismo americano).

Godetevi allora anche voi questo viaggio nella New York del 1940 e l’intrigo in cui si troverà il Ciarlatano, uno dei tanti splendidi ritratti della letteratura.

*Ebrei Riluttanti è il titolo di un bel libro di Sandro Gerbi, edito nel 2019 da Hoepli, che racconta di un’altra fuga, quella della sua famiglia dalle leggi razziali italiane alla fine degli anni Trenta. Mi sembrava calzare a pennello anche a descrivere il sentimento gli ebrei polacchi narrati da Isaac B. Singer.

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Pubblicato da Leonardo Dorini

Manager, consulente, blogger. Mi occupo di finanza ed impresa, amo lo sport. Ma sono qui per l'altra mia grande passione: la letteratura.

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