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Uomini da flottiglia — Manabile di sopravvivenza a pelo d’acqua

Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori, tranne me.
Io in barca mi trovo male e non me ne vanto (anzi). È solo che sono un animale appenninico, si vede proprio che il mio hardware non è stato concepito per la vita a pelo d’acqua.
Funziona così: nel migliore dei mondi possibili, o se decido io, in barca non ci finisco. Ma si sa, la vita è complicata, anche inutilmente complicata, e va a finire che qualche imbarcata mi si appioppa pure a me.
Così, per ovviare alla evidente disfunzionalità marina dell’hardware, ho cercato negli anni di lavorare almeno sul software e oggi mi sento di licenziare una sorta di manualetto di sopravvivenza ad uso di uomini che, sibbene poco propensi, son finiti per mare.
L’idea è questa: se finite in mare non affidatevi a voi stessi, aggrappatevi ad altri, più acquatici ed eroici di voi.
Vi terranno a galla.
Questo può benissimo bastare. In caso contrario, vediamone alcuni passi.

Prima regola: non cascateci.
È vero, fa un caldo maiale, siete finiti su un natante con tre amici perfidi che vi hanno convinto con l’inganno a passare un weekend in barca. Benissimo! (anzi malissimo) Voi però non metteteci del vostro, non torturate il vostro cervello. Ricordatelo: la realtà non esiste, Platone barava e tutto è pura rappresentazione mentale. Dunque sottraetevi, non c’è un motivo al mondo per pensare al qui e ora della barca: pensate ad altro e vi sarà risparmiata la vita.

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Dice sì ok ma ESATTAMENTE a che cosa dobbiamo pensare?

Regola numero 2: affidatevi ai neuroni specchio
Raccontata da voi l’esperienza acquatica è una pena, per cui
non pensate all’acqua, fatevela raccontare.
Se siete nelle condizioni di leggere gioite! Ci sono almeno tre persone che possono salvarvi la vita in questo preciso momento.
La prima si chiama Lele Panzeri.
Re dell’intelligenza citrulla, Panzeri ha sublimato con destrezza l’anatema secondo cui morirà per mare. L’ha presa benissimo e molto sul serio, fallendo già svariate volte. Non contento, ora ha deciso di fare il giro del mondo in barca a vela (ok, sì, anche in camper, con grande spregio di padelle e braci) e a occhio e croce prima o poi ci riuscirà. Nel frattempo io Lele lo ringrazio, perché a me la vita l’ha già salvata l’estate scorsa, quando ho letto C’era una volta. Se non conoscete Lele, potete farvene un’idea con queste sue allucinazioni lucide sugli anni ’60:

La seconda persona che (occorr’uomo!) può salvarvi la vita si chiama Alex Bellini. Non contento di aver collegato a braccia e traversato a remi pezzi di mare improponibili, Alex sta per imbarcarsi alla deriva su un iceberg.
La sua domanda è: “Se un ghiacciaio si scioglie e si ritira sulle montagne o si sbriciola nell’Artico e non ci sono testimoni, è mai realmente esistito?”
La nuova impresa lo vedrà immobile stilita in una capsula di sopravivenza. Ho anche uno splendido progetto editoriale pronto per lui, bisogna che uno di questi giorni glielo racconti.

Caso esecrabile n.5
Siete perdutamente innamorati, soli e spaesati su un traghetto.
Regola zero: non guardate mai la scia di poppa, per nessun motivo. “Ma è molto romantica!” Appunto, lo vedi che sei intelligente?
Per quanto mi riguarda, mare e panico sentimentale sono un tutt’uno e la metafora della traversata non è una metafora.
Le rare volte che ho traversato mi è stata risparmiata la vita ma sempre mi è stato chiesto in cambio di espiare alle sofferenze forzate. La più esecrabile: quindici giorni di tortura in spiaggia, pensiero fisso a un incubo di lava tra la Sardegna e Vulcano.
La soluzione? Sempre la stessa: rifugiarsi in una bolla di endorfine. Con un trucco preciso: sostituire mentalmente il mare in tempesta con qualcosa di più molle, di più placido e protettivo. Scegliete voi, io per me mi immagino Battelliere fluviale, anche perché in tal caso gli amici immaginari qui sono moltissimi: dal Maigret alle prese col cavallante della Providence ai deliri di Maqroll il gabbiere (occhio che ce n’è uno anche qui).

Quando sarete battellieri fluviali immaginari esperti, a  suggellare il tutto,  ecco il terzo maestro, talismano e salvavita salvagente:

“(…) la Casa dei Franchi Battellieri (più in là c’è anche la più
moderna Casa dei Battellieri non Franchi), (…)”
Giampaolo Barosso, Viaggio in Olanda

A essere franchi, il doppio è in omaggio.

ps: il mio pensiero va a quanti prendono il mare non per gioco, in tutt’altre faccende impelagati

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Pubblicato da Filippo Pretolani

Non tutto quello che esiste implicitamente ha bisogno di essere reso esplicito — Peter Sloterdijk. Fondatore di Gallizio editore e co-fondatore dell’Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici.

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