Crea sito

Tutorial per il collasso economico

Diversi lettori, stufi di leggere di Brexit, di Trump e soprattutto di proiezioni sul referendum costituzionale italiano, mi hanno interpellato sul Venezuela. E’ un’ottima e interessante deviazione, con risvolti formativi. Come dicono i giapponesi:

Hito no furi mite waga furi naose

guarda gli errori altrui per correggere i tuoi

Raccolgo volentieri la richiesta, si possono imparare molte cose su come funzionano la moneta e l’economia. Siete pronti? Si vola a Caracas!

La cosa più avvilente di questa vicenda è che il Venezuela ha più o meno tutto ciò che è necessario a rendere ricco un paese: paesaggi meravigliosi (dal mare alla montagna) per il turismo, una terra fertile per le coltivazioni, una popolazione scolarizzata e svariate risorse -soprattutto moltissimo petrolio.

playaparguito2 cjgransabana

people-buy-food-and-other-staple-goods-inside-a-supermarket-in-caracas-venezuela-june-30-2016

Nonostante queste eccellenti basi di partenza, in Venezuela mancano il cibo sugli scaffali dei supermercati, l’erogazione dell’acqua viene interrotta diverse volte al giorno, ed i blackout energetici sono una compagnia frequente, mentre sul livello dell’inflazione ci sono stime controverse:

Negli ospedali mancano attrezzi base come le garze, o i guanti; i blackout abbinati alla carenza di acqua lasciano immaginare in quali condizioni operino i chirurghi.

Secondo il governo la sollevazione popolare è una sorte di golpe eterodiretto dagli USA, ma ci sono dati oggettivi su cui riflettere: la mortalità infantile è cresciuta del 20% dallo scorso anno, la tubercolosi e la malaria si stanno riaffacciando, con i pazienti nei corridoi, su materassi di fortuna, con cibo portato da casa, in condizioni igienico-sanitarie inferiori ad un ospedale da campo in pieno tempo di guerra.

Francis Bacon (il filosofo del XVII secolo, non il pittore eh) diceva che

La ricchezza è una buona serva ma la peggiore delle amanti.

Per il Venezuela, la ricchezza (di petrolio) si è rivelata un’imprevedibile sciagura. Soltanto una decina d’anni fa il Venezuela volava così alto che il suo leader, Hugo Chavez, preparava piani espansionistici sugli USA e accusava il presidente Bush di essere il diavolo

“posso ancora sentire l’odore di zolfo, qui dove lui è stato ieri”

“Il Venezuela ha così tanti soldi e così tanto petrolio che possiamo offrirlo a prezzi ridotti a tutti i cittadini indigenti degli USA”

Un mago del marketing politico, la compagnia petrolifera nazionale assoldò Joseph Kennedy per fare spot pubblicitari sul 40% di sconto offerto “dai nostri amici del Venezuela”

Metodo Chavez: col petrolio si compra consenso, si compra amore. Perché limitarsi ai propri cittadini? All’opposto della sana e prudente gestione che, ad esempio, ha fatto la Norvegia dei suoi ricavi petroliferi, Chavez ha sfruttato al massimo la capacità di spesa nel boom economico garantito dal petrolio, dando vita ad un sistema iper-redistributivo. Un sistema ancora più spinto di quello vigente in Arabia Saudita: sussidi per il cibo, per l’istruzione, ogni cittadino era talmente sussidiato che lo spirito imprenditoriale si trovava castrato, figuriamoci il duro lavoro nei campi. I profitti da petrolio potevano pagare tutto quello che occorreva. Serve qualcosa? Hugo provvede a tutti.

Nel 2003 sorgono i primi problemi: i lavoratori del settore petrolifero si sentono sfruttati, rispetto al resto della cittadinanza. Inizia una lotta dura a colpi di scioperi. Improvvisamente non c’è petrolio, ovvero non c’è denaro. Ma siccome ormai l’economia nazionale dipende dalle importazioni il rischio è che la moneta nazionale, il Bolivar, si svaluti troppo. Allora il presidente Chavez ha un’idea: blocca il tasso di cambio tra bolivar e dollaro. Fraintendendo il senso della sovranità monetaria, Chavez pretende di stabilire d’ufficio il valore della sua moneta nazionale: se ti servono dollari, chiedili al governo.

Quando gli scioperi finirono, la possibilità di coinvolgere il governo in tutte le principali transazioni, mantenendo dunque un controllo sull’economia, sembrò molto allettante. Così Chavez decise di mantenere il controllo del tasso di cambio. Chi voleva avere dollari doveva chiedere il permesso al governo, che in questo modo di fatto aveva potere di veto su ogni grande operazione economica.

Dunque un qualsiasi negozio, per importare prodotti esteri, doveva pagarli in dollari, ma per averli occorreva dimostrare al governo di averne bisogno per qualcosa di essenziale. Il guaio è capire cosa sia “essenziale”, chi lo decide? Un impiegato più o meno zelante volta per volta? Non si può. Così il governo emette una lista, una sorta di libro dei codici dei prodotti che era consentito importare, tutto ciò che secondo il governo era abbastanza importante da permetterne l’acquisto. Il presidente era arrivato a decidere come ogni imprenditore dovesse spendere i suoi soldi.

La libertà avvizzisce, ma la vita continua. Finché, nel 2013, Hugo Chavez muore. Il paese è in lacrime, ed al governo arriva l’ex ministro degli esteri: Nicolas Maduro. Il tempo di accomodarsi in poltrona e, nel 2014, il prezzo del petrolio inizia a precipitare, dimezzandosi in sei mesi.

Il governo va in panico: tutto ciò che il paese ha dipende dai profitti petroliferi, che ora sono dimezzati. Quindi Maduro, alla prima riunione utile dell’OPEC, chiede agli altri paesi membri di aiutarlo, di fare qualcosa. Bisogna far risalire i prezzi del petrolio. Aiutateci.

In realtà non c’era molto da fare per impedire quanto stava avvenendo, oltretutto la Russia aveva annesso la Crimea e stava minacciando l’est Ucraina ed i prezzi del petrolio in discesa avevano senso anche geopoliticamente per tagliare le unghie a Putin.


fonte: tradingeconomics

Dopo anni di bilancia commerciale attiva passata sempre più a erogare sussidi, senza accantonamento di riserve, ecco che l’inversione del trend del petrolio mette subito in difficoltà il paese: le riserve nazionali di dollari iniziarono a diradarsi, a scarseggiare. E quando una cosa diventa più rara diventa anche più preziosa: iniziarono a spuntare mercati neri dove scambiare bolivar e dollari (superando alla svelta il cambio 100 a 1). Per mantenere la credibilità della moneta sovrana, ed evitare che beni di base come il cibo diventassero troppo cari, però, il governo ha continuato ad applicare il tasso di cambio “ufficiale” (6 Bolivar per 1 dollaro, circa).

Credete che i Venezuelani siano dei fessi? certo che no, se a mercati diversi si applicano prezzi diversi, E’ evidente che bastava comprare dollari dal governo e rivenderli sul mercato nero per “fare” soldi. Chi si inventa il miglior sistema per massimizzare questa operazione (el raspao) farà più soldi. Vista l’ispirazione socialista del governo, potremmo sintetizzare tutto questo con

Fantasia al potere

C’era un’intensa attività di acquisto di biglietti aerei per New York per poter dire al governo: “mi servono dollari per il mio viaggio“. Era tale il margine nel trattare la valuta sui diversi mercati che il biglietto aereo lo si poteva buttar via. Aerei pieni, nel senso di prenotati per intero, che decollavano quasi vuoti (che sia nata così la pratica dell’overbooking?).

Fermare il meccanismo significava dire la verità sul reale valore del Bolivar.Significava passare dai sussidi alla privazione del latte, sottoporre i cittadini ad un crollo verticale del tenore di vita. Diciamolo in un altro modo: significava perdere il consenso. Qualcun altro avrebbe assunto il potere iniziando la ricostruzione industriale, agricola e produttiva del paese.

Non sia mai! Il potere si preserva (“logora chi non ce l’ha“, diceva qualcuno…), se serve fantasia il governo venezuelano la tira fuori, inventandosi tassi di cambio differenziati per categorie di persone e per categorie merceologiche. Il problema è che più mercati diversi crei, più si generano opportunità di intermediazione tra le varie soglie di cambio.

A Maduro allora viene un’altra idea, peraltro non molto originale e periodicamente di gran voga: l’idea è stampa-via-la-crisi. Se il popolo compra dal governo dollari a basso costo e poi li rivende per ottenere più Bolivar, basta stamparne altri… ecco come si arriva all’inflazione che per il FMI è all’ 800% e per Caracas è “solo” al 200%.

Quale che sia la stima giusta, i prezzi dei beni di tutti i giorni vanno fuori controllo,

L’inflazione sale così alla svelta anche chi fa profitto non riesce a sfruttarlo senza che si svaluti. Il valore del Bolivar precipita senza sosta, importare beni diventa un lusso. Il governo diventa sempre più restrittivo sulla lista dei beni che è concesso comprare all’estero, sembra quasi di partecipare ad una lotteria per ricevere le approvazioni.

Gli approvvigionamenti base diventano sempre più rari. Le code ai supermercati sono così lunghe che ci si deve numerare per mantenere un ordine:

2015-01-11t150807z_321115138_gm1eb1b1s3r01_rtrmadp_3_venezuela-shortages

La scorta militare non accompagna i furgoni valori, ma i camion che portano gli approvvigionamenti di cibo. Le attività economiche si bloccano, le aziende chiudono, oltretutto il rischio di esproprio pubblico cresce ogni giorno: lo Stato è affamato di risorse:

Che siano vestiti, medicine, cibo, o apparecchiature elettroniche, tutto si ferma. Nessuno può avere dollari per comprare questi beni sui mercati esteri. Il governo riduce le ore di scuola e gli orari di lavoro per risparmiare sull’elettricità, nonostante le enormi esportazioni di petrolio. Le speranze per il Paese, al momento, sono aggrappate alla ripresa dei prezzi petroliferi, che farebbero tornare la bilancia commerciale in attivo.

La Storia si ripete, perché la natura umana si ripropone: ogni volta che le cose vanno male, si spera che qualcosa cambi e offra un altro giro. Il problema della dipendenza di tutta l’economia nazionale da un solo bene dal prezzo volatile andrebbe affrontato e risolto con fatica e sacrificio, invece si cerca di tenere sotto controllo le cose “per legge”. Ma la realtà è indomabile come sabbia nel pugno: più la stringi, più scivolerà fuori. Possedere una ricchezza non basta.

La ricchezza è di molti, la saggezza di pochi. E la ricchezza, senza saggezza, spesso porta alla rovina.

(Dan Brown, Il simbolo perduto)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

Una risposta a “Tutorial per il collasso economico”

  1. In Venezuela il Big Mac del Mc Donald’s può essere il panino più caro o più economico del mondo a seconda del cambio che gli applichi: questo è l’esempio che tutti mi ripetevano quando si parlava del cambio nero/cambio ufficiale. Io quando sono stato l’anno scorso ho cambiato 1/200, mentre al cambio ufficiale avrei cambiato 1/7: attualmente si cambia 1/1200. Questo significa che se devi pagare una cena per due (2500 bolivares, supponiamo) devi tirare fuori il tuo blocco di banconote da 100 (taglio massimo) e contare 25 volte: non è il massimo girare con le mazzette (ho dovuto cambiare 500 euro di colpo ed avevo circa 13 mazzette spesse almeno 7-8 centimetri). Chavez aveva fissato il cambio 1/7 circa perché cosi poteva vantarsi di avere gli stipendi tra i più alti dell’America Latina: certo, al cambio ufficiale è così, ma al cambio nero (quello reale, quello che usano per deciderei prezzi) risulta qualcosa come 300 dollari/l’anno. I negozi chiudono perché non possono vendere al prezzo che lo Stato impone: troppo basso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.