Viaggi intergalattici: in uno spazio curvilineo.

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Alle donne è concesso un universo tutto loro: la famiglia. Esse sono sfruttate sul lavoro e relegate nella casa; sono queste le due posizioni che compongono la loro oppressione.

Juliet Mitchell

 

Intanto lo stupore di fronte al femminile, lo stupore di adolescente al primo incontro con le forme curve di quel corpo, stupore per la loro bellezza, per il non farsi mai completamente prendere e comprendere, come se restasse sempre un ambito sconosciuto, che sfugge. Mistero che non si lascia ridurre a meccanismo, anche nel loro essere materia. Così un ricordo di decenni fa, mentre la tenebra dell’universo avvolge la nostra astronave. Il femminile è l’universo in cui perdersi in questo nuovo viaggio. Acceleriamo verso Alpha Centauri, metto il pilota automatico, seleziono i Cocteau Twins chiudo gli occhi e mi perdo.

Donna è anche relazione con il potere. Il potere maschile guarda al femminile con un retropensiero che rimanda ad Eva, al peccato, all’ irregolarità, al demonio. Già nella sessualità il femminile non si lascia circoscrivere e questo è uno specchio potente di un’attitudine al disturbo, al rifiuto del controllo, all’effrazione della legge, al comportamento inopportuno, alla stregoneria, al peccato da estirpare con il fuoco e al diavolo. Naturalmente secondo uno sguardo maschile, di chi osserva attraverso il velo della paura e quindi della violenza, spacciandola per tradizione ed etica di matrice religiosa. Hieronymus Bosch e Depeche Mode assolutamente.



Il quadro di Bosch è immerso nei sette peccati capitali e il bel video dei Depeche Mode è una didascalia efficace e racconta bene gli atteggiamenti colmi di disprezzo, i volti deformati dal male di un potere temporale e religioso preso dalla ferocia di infierire sul corpo di Gesù che porta in sé un seme di saggezza e la croce di non essere compreso, così come le donne portano in sè il seme della diversità e la croce di esser disprezzate e temute e su cui purtroppo spesso si scatena la violenza.
Allora famiglia, famiglia, famiglia, sentinelle e family days per normalizzare e stereotipare, in un tentativo subdolo di trasformare la donna in giumenta, infermiera e massaia: tutto purché non pensi. La casa sarebbe il regno della donna, con un bel giardinetto fiorito e un orizzonte in cui rinchiudersi come in uno zoo di stucchevoli sentimenti dorati e plastificati, riducendosi alla trista funzione di figliare per la patria, lavar mutande sporche, lucidare pavimenti e magari anche far lavoretti per arrotondare il bilancio di casa. Il tutto mantenendo ovviamente le proprie carni come una modella ventenne fino a 150 anni. Le aspettative accompagnano l’esistenza delle donne ed anche di Ministri e Senatori, ora un’allegra brigata di tradizionalisti devoti e integralisti. Famiglia, famiglia, famiglia, figli, figli, figli, vita, vita, vita:  il pranzo è servito, i bagni puliti e le camicie stirate. Tranquille, abbiamo un antidoto musicale a questo marciume pseudotradizionalista: un buco nero cosmico che inghiotte ogni cosa e soprattutto ogni stereotipo, comprese le Barbie, finite giustamente nel barbecue.



Abbiamo abbracciato con affetto Chris Cornell e questa è cosa buona e giusta: da quando si è trasferito in un’altra dimensione ci manca molto. Ora però solo donne. L’immaginario organico di Bjork ci restituisce adesso una femminilità fantasy, un’utopia di ninfe aliene e flauti morbidi, quasi un paesaggio di divinità mitologiche con costumi allusivi e floreali, malinconica poesia da altri pianeti, pianeti che ci capita di incrociare nei nostri viaggi intergalattici oltre la via Lattea.



Siamo quasi alla fine del collegamento, inevitabili gli Eurythmics insieme ad una guest star d’eccezione ovvero Aretha Franklin, di cui ci preme ricordare la recente dipartita oltre la costellazione dello spazio e del tempo. Qui la troviamo impegnata in un classico inno femminista. Grazie per questa incredibile voce e per un senso del ritmo pauroso.



Siamo alla fine del viaggio per oggi, un’escursione al femminile, un tentativo parziale e mal riuscito del sottoscritto di ribadire un desiderio di libertà, di veder sbocciare la propria creatività, di non chiudersi in stereotipi, di avversare l’idea di donna come fabbrica di figli per la patria e massaia della casa. Rimettiamo ordine sull’astronave e ci sintonizziamo con l’Ultramondo cosmico per un collegamento in diretta con la matrice luminosa di Alice Coltrane e la bellezza di chi evidentemente ha toccato nella musica vertici di creatività, costruendosi un’identità artistica originalissima, pur a fianco di un gigante come John Coltrane. Non deve essere stato semplice, ma se c’è riuscita Alice tocca anche a voi care lettrici.

Uscite nel cosmo, senza nessun condizionamento, senza paura e sia solo bellezza di idee, suoni, parole e forme.

 

Ci sono donne gonfie d’amore
sono spade e forcelle e assi
nella manica.
Vitalità si sporge
dai capezzoli per un latte piccolo
all’infante. Le condiziona la struttura celeste
quel tessere l’enigma
fino al velo scostato per pochissimo
fino alle sonde acute
di concentrazione.

Non sono donne in verità
ma passeri sporgenti su nidiate
inermi. L’estate entra
nei vestiti
e s’infila
in un sudore d’ossa delicate.

Sono qui. Portano parte del peso
una polvere di stelle primarie.
Soccorrono ridendo
le sponde d’un cielo
imperfetto che a volte cade.

Piangono. Ogni tanto.
Quel guastarsi del pane
il grave precipizio del tempo.
Sono che non c’è al mondo
bocca che rida meglio
di quella loro fiamma. O leggerezza
in sponda d’infante.

Niente c’è che perfori
come l’incendio a festa
di quel riso. Sono capanne
dove lo stanco pellegrino
piange
un poco
in sere cupe di gravità terrestre.

Dicono “si nasce in avanti. Verso la fonte
di tutta una luce. Al qui.
Al tempo. Al niente. Càlmati ora”.

Sono qui per questo. Portare la parola.
Ridere. Stare senza pensiero.
Dare da mangiare. Essere geniale svolta.
Pulire dove si sporca. Miracolare.
Sono opera intera d’un amore
trapuntato di stelle.

Mariangela Gualtieri

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