Viaggi intergalattici: la fontana del valore eterno.

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L’alchimia serve a separare il vero dal falso.

Teofrasto Paracelso

 

 

Sintetizzate per via endovenosa il nuovo codice numerico 7860632892375483342285 e collegatevi direttamente al cervello del maggiore Thomas “Tom” Hodgkinson. Un nuovo viaggio intergalattico è disponibile sul vostro lobo frontale sinistro con ramificazioni in quello destro. Chiudete gli occhi e avviate la connessione chimica.

Il pianeta Arter aveva avuto uno sviluppo costante: dai colpi di bastone assestati sul cranio tra avversari fino a spaccarselo a vicenda, per arrivare agli attuali aviogetti ed astronavi in orbita intorno al pianeta. Il passo era stato rapido e costellato da una marea di eventi non tutti indolori.
In una certa epoca, il 2054 per essere esatti, si perse lo slancio e noi arrivammo in qualità di esperti mandati dall’Associazione Intergalattica per individuare il virus che affliggeva quel popolo: la perdita di volontà, il desiderio di apprendere in fase di evaporazione, di fare e sperimentare quasi assente, i robot intesi come colf tuttofare, dal sesso alle pulizie di casa o al lavoro in catena di montaggio. Cos’era accaduto? Perché questa stasi? Il pianeta era prossimo a Piano Inclinato e non lontano dalla nostra costellazione: fu un viaggio breve.

Appena arrivati su Arter fu chiaro che il pianeta aveva perso la sua forza propulsiva e accadeva ben poco a parte grandi e drammatiche migrazioni di individui in fuga da terre siccitose e aride, verso zone più ricche, dove almeno era garantito un piatto di cibo o scappati dalle solite guerre sanguinose ed inutili, tradizione idiota di quel luogo. Dopo un mese di residenza sulla collina dei conigli fu chiaro a tutto l’equipaggio che il perno di quel virus della mente era legato  alla “fontana del valore eterno” di cui sentivamo sempre più parlottare in giro. Nessuno seppe indicarci dove fosse, ma tutti ne conoscevano in infinite varianti le doti. Dalla fontana del valore eterno si generavano merci e monete di qualsiasi conio pronte ad arricchire o far vivere dignitosamente tutti i miliardi di abitanti del pianeta senza costringerli ad alcun lavoro. Così si vociferava. Se l’acqua esce da una sorgente finché piove a sufficienza, qui non c’erano limitazioni o costrizioni, almeno a sentire favellare anche presunti esperti, generali, politici, giornalisti e personaggi televisivi e sportivi, ballerine e culturisti. La fontana del valore eterno era la nuova pietra filosofale e moltissimi abitanti di quel luogo la davano per scontata, anche se purtroppo irraggiungibile, perché nascosta da una casta di vili profittatori. Possibile che si potesse generare valore dal nulla senza alcuno sforzo?

Tutti in coro erano convintissimi che la “fontana del valore eterno” avrebbe posto fine ad ogni fatica e reso la vita una comoda bazzecola da trascorrere sorseggiando limonate e abbandonandosi al riposo quotidiano. Si diceva che i potenti la tenessero nascosta al popolo, ma una volta scoperta sarebbe cambiata ogni cosa. Iniziarono manifestazioni e scontri: ci si spaccava la testa per lasciarla in una dimensione di eterna festa.
Partì una ricerca da parte nostra con droni e scansione nucleare della superficie planetaria. L’equipaggio era scettico e non risparmiava sarcasmo ma…Individuammo sugli strumenti una carovana di arditi che si dirigeva verso la cima di una montagna, detta “la montagna blu”, per via del colore delle rocce in vista della sua sommità, carovana che si diceva insistentemente fosse prossima a scoprire il nascondiglio della “fonte dell’eterno valore”. Chiudemmo i boccaporti della nostra astronave  e ci spostammo in direzione di quella catena montuosa. Avevamo preso a bordo una giovane abitante del pianeta come guida, una scettica eretica, contraria al culto della fontana dell’eterno valore e dedita alla coltivazione di ortaggi e frutti, non credendo alla leggendo del perenne non fare e del valore a portata di mano. La bella fanciulla ci ripeteva ossessivamente:
“Bisogna mantenere la mente fresca e il corpo attivo!”.
Non vi dico le battute volgari della mia ciurma e dei robot stessi….Gentaglia eh.

Arrivati alla salita verso la vetta della montagna blu e dopo aver ancorato la nave ad una nuvola di elio ci incamminammo, non senza eccitazione, lungo il sentiero che conduceva alla cima. Le rocce erano di un blu acceso di rara bellezza e lucentezza. Avremmo scoperto la fonte dell’eterno valore? Ci saremmo sistemati anche noi in un eterno riposo? Un reddito universale e intergalattico era a portata di mano? La carovana di arditi che avevamo anticipato seguiva un cammino sensato o era semplice fantasia?

Scoprimmo in effetti dopo tre ore di cammino una sorgente di acqua fresca, al sapore gradevolissima e alle analisi dei nostri robot potabile per non dire curativa. Non c’era altro però e così ne facemmo scorta, tornando sconsolati verso l’astronave. La fonte dell’eterno valore non esisteva affatto, esisteva solo la difficile arte di inventare, scoprire e trasformare con intelligenza per generare valore, passando per successivi fallimenti e grandi fatiche. Il resto erano favole per chi pensava di nuotare nei prati invece che in mare aperto. Sul pianeta Arter lo avrebbero capito tutti di lì a poco, o con le buone o con le cattive: la fonte del valore è solo interiore e chi la vuole relegare nel mondo della materia attraverso automatismi è un ciarlatano o peggio un losco truffatore. Il dialogo tra dimensione spirituale e materiale del valore resta un mistero.

L’alchimista esperiva inconsciamente la sua proiezione come qualità della materia. Ma ciò di cui viveva l’esperienza era in realtà il suo inconscio […] Tutto ciò che era inconscio era, se attivato, proiettato sulla materia, veniva cioè incontro all’uomo dall’esterno […] [A causa del] miscuglio di fisico e psichico [egli ignora del tutto] se le trasformazioni ultime del processo alchimistico vadano ricercate maggiormente in campo materiale o in campo spirituale […] a quei tempi non si trattava di alternativa; esisteva piuttosto un regno intermedio tra materia e spirito: cioè un regno psichico di corpi sottili aventi la proprietà di manifestarsi in forma sia spirituale sia materiale […] Naturalmente questo regno intermedio di corpi sottili cessa di colpo di esistere qualora si tenti di indagare la materia in sé e per sé […] finché noi crediamo di sapere qualcosa di definitivo sulla materia e sull’anima. Ma se viene il momento in cui la fisica sfiora «regioni inesplorate, inesplorabili», e contemporaneamente la psicologia è costretta ad ammettere che esistono altre forme d’esistenza psichica al di fuori delle acquisizioni personali della coscienza, in cui cioè anche la psicologia cozza contro un’oscurità impenetrabile, allora quel regno intermedio ritorna in vita, e il fisico e lo psichico si fondono una volta di più in un’unità indivisibile. Oggi ci siamo molto avvicinati a questa svolta.

Carl Gustav Jung

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