Viaggi intergalattici: senza bambini.

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Io ho scelto volutamente di non aver figli soprattutto per il timore, mai confessato, di non saper un giorno rispettare le dovute distanze tra l’amore di madre e l’amore fisicamente sensuale per un essere nato dalla mia pancia.

Piera Degli Esposti

 

L’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono ma sono i due stati più profondi che è dato di vivere.

Marguerite Yourcenar

 

Sintetizzate il nuovo codice numerico 696063299299983342281 e collegatevi alla corteccia cerebrale del maggiore Thomas “Tom” Hodgkinson. Un nuovo viaggio intergalattico è disponibile sul vostro canale vertebrale. Il simulatore vocale avvisa di un nuovo documento sonoro digitale pronto per l’iniezione. Chiudete gli occhi e avviate la connessione.

Sul GL895 non trovammo nessun essere vivente senziente. Era tutto finito anni prima. Gli edifici, quasi tutti in vetro, erano intatti e ordinati, ma al loro interno imperava la polvere rosa tipica del pianeta. L’atmosfera era ottima, non c’erano più alieni a popolarla ed inquinarla. Enormi distese boschive avevano divorato le città, ridotte a fantasmi vuoti. Era stato un lento ma inesorabile collasso.
In un curioso edificio con una cupola di vetro blu trovai uno strano libro digitale fatto di filastrocche. Ve ne propongo qualche passaggio per la trasmissione di oggi.

Senza bambini asili deserti, passan le ore e non ti diverti. Scuole con corridoi impolverati e negozi di giocattoli trasformati in profumerie: niente addobbi quando è festa per le vie. Fabbriche di pelouche in crisi e cassa integrazione nelle imprese di pannolini perché ormai siam senza bambini. Silenzio e niente risate o pianti sconsolati, calano le vendite di cioccolato e gelati. Senza bambini niente consumi, dolciumi, lividi o grumi, terra e moccolo, magliette strappate o calze sudate; si son estinte pure le fate. Certo ognuno fa quel che gli pare non mai è necessario figliare, ma dopo centinaia di migliaia e centinaia di migliaia non c’era verso solo decrepiti nell’universo.”.

Non si fan mocciosi per doverli educare che era un quotidiano dover faticare, lavarli, vestirli e teletrasportarli, un partorire giorno per giorno: meglio levarseli di torno. Senza bambini meno panini, case di bambole, ghiaccioli e biscotti, ginocchia sbucciate o vasi rotti. Sfugge l’infanzia e la creazione, l’idea buona e la meraviglia: il gatto in giardino nessuno lo piglia. Dilaga la pretesa pazza di difender la razza, costruir muri, sgombrar la piazza, rilanciare i commerci, l’ordine e la sicurezza dimenticando ogni carezza. Senza bambini aumentano a dismisura ideali cretini, rabbia odio e pensieri piccini.”.

“Ferma e paralizzata la demografia, la colpa non è tua, la colpa non è mia, ma va sempre peggio l’economia. Non c’è più chi consuma e progetta, sangue nuovo non ne scorre, solo vecchi elogi del tempo passato e tanta noia a buon mercato, evaporata l’innovazione scarseggiano i lumi della ragione. La paura impera dell’avverso destino: non val la pena pensare a un bambino. Manca la favola e non si litiga a tavola, mancano giovani per pagar le pensioni e non si producono più  animazioni. Mancano braccia per il lavoro, manca il pranzo e la cena e l’atmosfera non è più serena.”.

“Manca vita dopo la morte, che ormai ha spalancato tutte le porte, sparite ribellioni adolescenziali, dissolte fughe intercontinentali, affossata l’innovazione nessuno a mezzogiorno fa colazione. Al nostro chiaro destino ci relega una condizione dove non si trova più un solo bambino, rami secchi alberi stanchi oltre il vetro solo rimpianti”.

 

 

Prima di tutto l’uomo

Non vivere su questa terra 
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza 
e il dolore dell’uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l’ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l’uomo!

Nazim Hikmet  

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