Viaggi intergalattici: senza compromessi.

Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.

Amos Oz

In quanto membro di una società ed anzi in quanto membro di una classe o di una categoria sociale, ciascuno di noi non può andare esente da condizionamenti ideologici. Ma se la rigorosa obiettività non è possibile, un uomo civile e soprattutto giudice deve rifuggire dal bieco settarismo, deve fare ogni sforzo per tenere sotto controllo le sue preferenze ideologiche e cercare di essere intellettualmente onesto.

Paolo Sylos Labini

Il compromesso consiste nel conciliare pretese divergenti attraverso reciproche concessioni. Per questo è necessario che le due parti abbiano entrambe una pretesa valida e qualche valore da offrirsi reciprocamente. E, a sua volta, ciò significa che entrambe le parti concordano su un principio fondamentale che serve da base per il loro accordo.

Ayn Rand

Torniamo al solito metodo: sintetizzate il nuovo codice numerico 186063277299982249985 e collegatevi alla corteccia cerebrale del maggiore Thomas “Tom” Hodgkinson. Un nuovo viaggio intergalattico è disponibile sul vostro canale vertebrale. Chiudete gli occhi e avviate la connessione elettrica.

Il lato oscuro aveva rapito gli abitanti del pianeta Zank. La tenebra dell’autoritarismo non era un leggero velo sul loro umore, ma una lastra d’acciaio pesante sulle loro teste. Si respirava male ed erano tante le cavigliere elettriche pronte a dar scariche elettriche per qualsiasi insubordinazione rilevata dai trasmettitori neuronali che erano direttamente impiantati all’interno dei loro organismi alieni. Erano controllati nella carne e puniti nella carne. La stella Antares 458 inondava con la sua luce bluastra il cielo. Molti visi stanchi di cane rassegnato al freddo delle anime si incrociavano per strada. Avevamo informazioni di una setta di asceti dentro il bosco Uluka a tre giorni di viaggio dalla capitale. Là siamo andati quando fu chiaro che le bocche in città erano cucite e le scariche elettriche dolorose.

Il bosco Uluka era fitto di alberi isokara dalla caratteristica corteccia arancione, che in contrasto con il cielo blu davano al paesaggio un tocco surreale e meraviglioso. Camminammo per ore dopo aver abbandonato la nave vicino ad un fiume, dalle rive deserte, vicino ad un villaggio completamente abbandonato. Un asceta ci si parò davanti nudo, con lunghissimi capelli grigi ed una barba di anni. Stringeva tra le mani una spada alla cui sommità stava un bagliore azzurro: ci fissava. “Non per il male, non per il lato oscuro, non per il dominio.” si affrettò a dire  il nostro androide all’asceta che abbassò l’arma e sorrise. Ci sedemmo su una roccia e Likoma, questo era il suo nome, iniziò il suo racconto. Non aveva nessuna cavigliera e un’ampia cicatrice sul cranio ci suggerì che si era liberato anche del trasmettitore neuronale.

“Stranieri qui su Zank impera il lato oscuro e la tenebra ci ha avvelenato il sangue, sangue amaro che scorre a fatica, arranca triste, perché triste è ora la condizione di chi vive su Zank. Prima del regno delle tenebre che ci ha costretto a ritirarci nel bosco, altra era la situazione e tutto aveva il sapore dell’armonia. Molte erano le idee per portare la luce nei nostri cuori e tener lontano i ragni dell’odio , mozzare le ragnatele della crudeltà e della sopraffazione. Idee tante quindi idee diverse e qui su Zank il grande male fu la frammentazione. I testimoni di luce si spaccarono in diverse sette e purtroppo invece di far della differenza ricchezza prevalse la differenza come lotta fratricida. I ragni di tenebra erano più deboli, come sempre accade in tutto l’Universo, ma la divisione tra i fratelli di luce fu fatale e la legge del cosmo non prevalse o meglio si nascose dietro alla grande montagna. Noi siamo i superstiti di una di queste sette e qui teniamo accesa la flebile luce della speranza e della legge. I nostri vecchi compagni e avversari, anche loro messaggeri di luce, sono stati sterminati e solo noi restiamo su Zank a testimoniare la luce. Fuoco cammina con me e capita di mozzare il capo a qualche ragno e strappare trame insulse e perfide ragnatele, perché ci vorranno anni intergalattici, ma la legge del cosmo tornerà dalla montagna e con lei la luce a spazzar via l’inverno dalle nostre carni stanche.”.

“La divisione, il particolarismo, la brama idiota di prevalere ci hanno diviso e da valanga di rocce e massi che avrebbe travolto il lato oscuro siam diventati per nostra colpa innocui sassetti, inutili coriandoli inadatti a colpire il male ed a piegare il lato oscuro. Ci siamo strangolati con le nostre mani, incapaci di far valere il bene che sinceramente ci abitava, anche se in forme diverse. Questa è la grande lezione di Zank per l’alleanza intergalattica, l’idiozia di dividersi sul bene, la stupidità di affezionarsi ai propri stracci, l’incapacità di lasciar andare anche parte dei propri convincimenti per evitare il male assoluto e bloccare le fauci del lato oscuro. Noi ci siam persi nel labirinto del particolare, nell’oltranzismo di non ascoltare e non cercare vie intermedie percorribili insieme rifiutando l’arte del compromesso e questa divisione è stato il seme del male, la ruggine che ha minato le nostre menti e spalancato i cancelli al lato oscuro.”

Tornammo verso la capitale ed arrivati in periferia assistemmo con orrore all’attivazione di una cavigliera e alle grida di un povero malcapitato che evidentemente si era abbandonato a pensieri o ad azioni sconvenienti per la triade nera che ora aveva in pugno il potere su Zank. Si contorceva come un dannato e dopo poco perse i sensi, mentre un odore di bruciato si alzava da quel povero corpo. Mancava una connessione tra chi aspirava alla luce e alla legge del cosmo, mancava un obiettivo comune, mancava una sinergia. La triade nera ed i suoi tentacoli avevano prevalso, ma non per la forza del male, ma per le divisioni tra chi portava un racconto del bene. Ci affrettammo a trascrivere la relazione, era un errore imperdonabile ed un male molto diffuso nella galassia, una malattia comune, un radicamento nel particolare che acceca e rende folli.

 

L’albero m’è penetrato nelle mani

 

L’albero m’è penetrato nelle mani,

La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,

L’albero m’è cresciuto nel seno –

Profondo,

I rami spuntano da me come braccia.

Sei albero,

Sei muschio,

Sei violette trascorse dal vento –

Creatura – alta tanto – tu sei,

E tutto questo è follia al mondo.

Ezra Pound

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Precedente Viaggi intergalattici: tutto a posto! Successivo Il messaggio di @Forchielli alla Nazione

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.