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Conosci i vicini di casa?

Il presidente della Regione Toscana, Rossi, ha postato su Facebook una foto che lo ritrae tra i componenti di una famiglia Rom, con la didascalia “i miei vicini di casa”.

Apriti cielo.

Da Lega e Fratelli d’Italia sono giunti variopinti e sarcastici inviti, che mirano direttamente alla “pancia” di molti italiani, ma che potrebbero essersi lasciati sfuggire un’occasione.
I Rom sono la più grande minoranza etnica d’Europa, dove vivono da 1500 anni; molti li vedono semplicemente come un problema, ma potrebbero anche essere visti come una speranza.
Colpiti, come altri popoli o gruppi etnici, da svariate persecuzioni a sfondo razzista e xenofobo, i Rom vivono da emarginati sociali: in Bulgaria ed in Romania, i paesi in cui sono più presenti numericamente, i rom risultano disoccupati per oltre il 50% (mentre la disoccupazione in Bulgaria è 11,6%, e 7,3% in Romania), questo -e anche altro- fa pensare che molti di loro vivano di espedienti.

La tentazione che la politica sente spesso è quella di demonizzarli, cavalcando l’istinto dispregiativo che c’è dietro l’epiteto “zingaro“, accusandoli di non voler lavorare, di voler vivere sulle spalle della società, di essere dediti solo al furto e all’accattonaggio o alla chiromanzia.

Il fatto è che la loro bassa inclusione sociale costa ai paesi europei centinaia di milioni di € in potenzialità non sfruttate e mancata contribuzione fiscale, come evidenzia anche la World Bank in questo sintetico report la vera opportunità è quella di colmare il gap culturale dei giovani Rom per poterli integrare, a beneficio della produttività e della fiscalità dei Paesi europei.

L’invecchiamento della popolazione in Occidente è un problema che abbiamo già affrontato in un altro post, ed il basso tasso di natalità contribuisce molto a rendere tutto ciò ancor più gravoso. Non poter contare sul contributo attivo dei giovani Rom è dunque uno spreco di opportunità: solo il 29% dei Rom minori di 16 anni vanno a scuola, e la percentuale scende al 18% se si misurano le ragazzine.

In un interessante articolo apparso qualche tempo fa sul New York Times viene evidenziato come i pochi Rom nelle scuole non hanno pari opportunità, spesso si ritrovano in “scuole speciali” o scuole per ragazzi con difficoltà di apprendimento. In Repubblica Ceca, ad esempio, un numero sproporzionato di Rom finisce nelle practical schools, istituti a percorsi semplificati perché pensati per bambini che hanno disabilità mentali. Altri si ritrovano in scuole “per soli Rom” dove la loro educazione procede in modo isolato dal resto della società, tenendoli ai margini.

I motivi per cui i ragazzi e le ragazze vengono tenuti lontani dalle scuole sono svariati, uno di questi è senza dubbio la sfiducia della comunità Rom nelle istituzioni e nella politica, dopo secoli di discriminazioni, ghettizzazioni, se non addirittura persecuzioni e velleità di pulizia etnica…

Così, invece di avere possibili lavoratori formati e qualificati che potrebbero contribuire a sostenere i sistemi di welfare, ci ritroviamo con degli emarginati che -per giunta- gravano sul welfare in un percorso che va verso l’insostenibilità.

Prendiamo la Bulgaria: le proiezioni vedono nel 2050 la popolazione di etnìa bulgara ridursi a 800mila abitanti, mentre i Rom in Bulgaria dovrebbero salire a 3,5 milioni. Per quella data il 20% della popolazione ed il 40% della forza lavoro in Ungheria sarà composta da Rom.

Bimbi Rom non istruiti e socialmente esclusi non aiutano a sostenere il sistema con il rischio che, poi, qualcuno pensi di risolvere qualche problema discriminandoli o perseguitandoli, col risultato di aggravare i problemi che si illude di risolvere.

Beneficienza sociale? No: l’effetto fiscale netto di integrare lavoratori Rom è stato messo a confronto, dalla World Bank, con il costo della loro istruzione, con risultati eclatanti: la Bulgaria guadagnerebbe 7,7 volte l’investimento, la Rep. Ceca 7,4 volte, la Serbia avrebbe un beneficio di 3,3 volte e la Romania di 2,4.

La scuola è obbligatoria quasi ovunque in Europa fino ai 16-17 anni. Ma a quanto pare non basta, per non dire che non serve. La cultura Rom, si diceva prima, vanta 1500 anni di storia, ma nessun programma scolastico prevede che se ne parli. Includerla nel pacchetto di ciò che a scuola viene insegnato, magari con il supporto di qualche insegnante Rom (a sua volta da formare all’uopo), aiuterebbe a smontare -nel tempo- i pregiudizi verso gli “zingari” e sarebbe un primo passo verso un senso di integrazione che non sia semplicemente un adeguarsi dei Rom a logiche diverse.

In questo modo alimenteremmo qualche speranza in più di trovarci una pensione, un giorno, ed un sistema sanitario che abbia la possibilità di assisterci.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

9 Risposte a “Conosci i vicini di casa?”

  1. Proposta intelligente sia da un punto di vista sociologico che economico (come dimostrano i dati elaborati dalla World Bank). L’integrazione deve passare necessariamente da quella dei bambini/ragazzi e la scuola è sicuramente lo “strumento” migliore. Più in generale gli immigrati, se ben integrati, possono diventare una reale risorsa come ha, recentemente, dimostrato la ricerca della Fondazione Leone Moressa (
    http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2014/10/presentazione-29-ottobre-FLM-per-sito1.pdf) e ripresa da un articolo di Gian Antonio Stella per il Corriere (http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_23/i-39-miliardi-che-migranti-danno-all-economia-italiana-4b10510c-72df-11e4-9964-9b0d57bdf835.shtml)

  2. Senza contare che imparare l’accoglienza potrebbe aiutarci a migliorare sul lato del turismo dove si dice abbiamo opportunità…

  3. Oggi il consenso lo si insegue coltivando nemici da additare a responsabili del malessere e dell’impoverimento in qualche petotrasmissione televisiva. Purtroppo funziona, così come funziona andar a petto nudo su qualche rotocalco popolare a far sorrisi e mostrar peluria da macho man.

    Un certo Alessandro Manzoni, che del Belpaese galbani aveva capito più di un passaggio, scrisse di untori e lo fece mirabilmente. L’ untore serve e assai e con ironia il buon Pennac ha ripreso il concetto con il suo Malaussènne di mestiere “capro espiatorio”.

    Dalla necessità di far untori come si fabbricano caramelle la progenie di “STOP all’invasione”, “STOP ai burocrati europei”, “BASTA euro”, “Banche LADRE” e ovviamente “BASTA zingari”.
    Se poi non vi piace la demagogia fascista lo chef serve anche quella di sinistra, con lo sputacchiante Landini, Ettore Fieramosca da Ballarò, sempre a denunciar svolte autoritarie, colpi di stato, diritti violati, deportati, stropicciati, manganellatori, ecc. ecc. , ma che ha come unico elisir risolutore all’attuale disastro economico globale, l’aumentar la spesa pubblica di uno stato già sull’orlo del fallimento ed in conclamata recessione: credibile non c’è che dire!

    Quando non si venderà più debito pubblico Italiota a fronte di timori di insolvenza cosa urlerà il novello Tarzan Landini? Che farà l’ eroe dei diritti e del popolo di sinistra, popolo da sempre minoritario in un paese che benevolmente possiamo definire geneticamente di destra?

    Infine mentre i più sono coinvolti in zuffe televisive su immigrati vs alluvionati e altre demagogie assortite, gli “amici” neofascisti e/o rivoluzionari rossi se magnano pure i figli nostri a spizzichi e bocconi, andando d’amore e d’accordo. Le barriere ideologiche volendo si superano disinvoltamente…..Daje!

    Caro Andrea, siamo come pesci da pasturare. Ci danno manciate di demagogia al posto del mais e poi calano la rete e pescano voti. Pescato il pesce si siedono ad un tavolo e tutto si sistema e tutto si spartisce.

    PS: l’altro giorno non hanno fatto entrare a scuola dei bambini rom a Roma. Hanno impedito a dei bambini delle elementari di entrare in classe, incontrare i loro amici e le loro maestre. Possiamo solo vergognarci come cani e registrare la morte definitiva di qualsiasi understatement: è morto negli occhi di quei bambini che non son potuti andare a scuola. Amen.

  4. Bella la proposta.
    Francamente irrealizzabile in modo sistematico. Siamo il paese delle esperienze pilota che si schiantano al suolo o delle isole felici, e ovviamente ci sono già stati dei tentativi qua e là:
    http://idearom.jimdo.com/progetti/

    La realtà è che nella scuola (oggi è la giornata internazionale della disabilità) non ci sono più le risorse per gli insegnanti di sostegno, sottoposti di anno in anno a tagli vergognosi.

    Figuriamoci per progetti come questo.
    Da libro dei sogni.

  5. ma che razza di viscido buonismo vi porta a scrivere cose del genere? Gente senza dio e senza dimora che vive sfruttando i figli, facendogli fare l’elemosina e spesso mutila i figli perché facciano più pena, altro che mandarli a scuola.
    In 1500 anni di storia hanno imparato a rubare, a truffare, e basta. Vanno espulsi, non accolti. Così noi che lavoriamo potremo andarci veramnete in pensione, prima che questi prosciughino tutto col loro parassitismo

  6. Ricordo come se fosse ieri quando alle elementari, una- due volte all’anno si accoglievano bimbi Rom che avrebbero trascorso con noi qualche mese, mentre svernavano magari con le loro roulotte in qualche area di Milano vicino alla scuola.
    Era un tentativo di integrarli, e di educare noi alla pluralità, al “diverso”. E forse è già un successo il fatto che il ricordo sia ancora vivo in me.
    Ciononostante, devo pensare sia stato tropo poco, e che alla fine abbia prevalso la cultura della diffidenza e del rifiuto, se il risultato siamo noi, un’Italia pronta a scagliarsi contro una foto; un’Italia che fatica ad andare oltre la facile generalizzazione, per cui se un Rom ruba, allora son tutti ladri (ma questo non vale per noi, ovviamente; perché il Paese è fatto di disonesti e truffatori, ma solo “altri”: noi perfetti, incorrotti e incorruttibili…).
    Forse siamo ancora in tempo perché le generazioni future non crescano nello stesso clima che ha avvolto noi. Ma perché questo sia possibile, dobbiamo iniziare da noi. Ed è faticoso rimettersi in discussione, lasciare da parte pregiudizi radicati, fare il primo passo ed andare contro corrente.
    E no: il titolo del post di Andrea non è un banale azzardo. Oggi, nell’indifferenza, stentiamo a conoscere chi ci abita accanto. E non solo se sono Rom.

  7. Ma non pensate che se avessero voluto integrarsi di possibilità ne avrebbero già avute a 1000? La teoria potrebbe anche essere buona, ma si scontra inesorabilmente con la pratica. L’Italia è una manna per i Rom ed a loro va benissimo così. Continiamo a guardarli con gli occhi nostri, ma loro quando guardano nello specchio vedono altre cose .
    .

  8. “Gli immigrati rendono più della droga”, dice Buzzi, braccio destro del “cervello” Carminati, ex terrorista nero e Banda della Magliana. Come volevasi dimostrare. Mentre i talk show aizzano gli italiani pro e contro questo e quell’altro, nel dietro le quinte gli immigrati vengono usati per arricchire mafiosi e politici (che oramai sono la stesa cosa).

  9. Mi spiego meglio perché ho scritto di fretta. Questo è il servizio di Piazza Pulita, da guardare poco dopo 1:40:00 del servizio https://www.youtube.com/watch?v=bbVgaFPDfXg I nostri politici sono abilissimi a fomentare lo scontro sociale solo per distrarre l’opinione pubblica. Si mostra come il comune di Roma spenda milioni e milioni di € annui per mantenere campi rom e per integrazione. I soldi finiscono alle coop amiche delle amministrazione e i rom rimangono nell’immondizia e i bambini non vanno a scuola. Nessuno però ne parla. Anche in studio non si è posto l’accento sulla corruzione e sul fiume di soldi pubblici che vengono spesi INUTILMENTE. I rom rimangono nella sporcizia. Non è sempre colpa dei rom (che pure non hanno stinchi di santo nei loro campi) ma di li usa come scudo per loschi interessi. Bisognerebbe innanzitutto ristabilire la legalità e l’onesta tra le istituzioni. Saluti

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