Matteo Renzi nel suo discorso a Bruxelles, che doveva essere il primo non “a braccio”, non rinuncia alle sue modalità evocative per comunicare
“Lasciatemelo dire con una battuta: se facessimo il selfie dell’Europa, avrebbe il volto della noia”
“Abbiamo una grande responsabilità che è quella di riportare fiducia e speranza nelle istituzioni europee. Sono felice e onorato di rappresentare il mio Paese, quello di oggi non sarà un intervento puntuale contenente gli adempimenti e le scelte fatte dall’Italia. Voglio piuttosto chiedermi e chiedere cosa sia il dibattito sulla politica europea dopo la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni”.
“dopo” la crisi economica non possiamo ancora permetterci di dirlo, ahimé. Il punto è proprio questo: pur condividendo la necessità di trovare la via di uscire da una crisi senza creare i presupposti per la successiva, non possiamo recedere dal fatto che stagnare troppo a lungo in una crisi espone al rischio di essere travolti dalla successiva prima ancora di essere usciti dalla precedente. In questo modo il declino è l’unico destino possibile, in un’alternanza fra crisi e stabilizzazioni.
“Questa mattina si è chiuso il semestre europeo greco e oggi c’è stato un passaggio dalla Grecia all’Italia. Se dovessimo pensare ad un testimone, potremmo citare Anchise-Enea; Pericle-Cicerone; tempio-chiesa; Partenone-Colosseo. E invece non pensiamo a questo quando parliamo dell’Italia e della Grecia; pensiamo alla crisi, allo spread e alle valutazioni economiche e finanziarie. Questo perché è troppo forte la ferita della crisi”.
“Non possiamo sottovalutare la questione finanziaria ma l’Italia ritiene che la sfida non è elencare gli appuntamenti che ci saranno ma è ritrovare l’anima dell’Europa”.
“La sfida dell’Italia è quella di ritrovare il senso profondo di stare insieme perché se dobbiamo unire le burocrazie dei vari Paesi, all’Italia basta quella che ha”.
“Io rappresento un Paese che è stato il fondatore dell’Unione Europea e che dà un contributo importante alle istituzioni in Europa. Noi siamo tra i Paesi che danno di più rispetto a quello che prende e ne siamo felici e orgogliosi”.
Orgogliosi sì, magari felici non così tanto eh, Matteo.

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