ULTIM’ORA Lavoro – Sospese le pause pranzo, tirata unica fino a sera: esci un’ora prima con un buco nello stomaco | Passa il decreto

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Si parla di diritti del lavoro ma adesso vogliono sospendere la pausa pranzo. Nessuno stop, devi lavorare senza fermarti mai. 

Cambia ancora il mondo del lavoro, e con lui le abitudini quotidiane di migliaia di persone. In un momento in cui si parla sempre di più di equilibrio tra vita privata e lavorativa, le regole che governano la giornata tipo di un lavoratore sembrano prendere direzioni inaspettate.

Se da un lato le aziende cercano soluzioni per ottimizzare tempi e produttività, dall’altro i lavoratori si ritrovano spesso ad adattarsi a nuovi ritmi senza avere piena chiarezza su cosa sia lecito e cosa no. Le pause, un tempo sacre, oggi sembrano diventare quasi un lusso.

La vera novità è che ora si lavora senza nemmeno fermarsi per pranzo, con la promessa di uscire prima. Un sistema che, a quanto pare, inizia a prendere piede in alcune realtà lavorative, ma che sta sollevando più di qualche dubbio su diritti, orari e legittimità.

Ma esiste una base legale o si tratta di decisioni arbitrarie da parte delle aziende? Possibile che un decreto imponga un  simile cambiamento? Scopriamolo.

Lavoro senza diritti: basta pausa pranzo

Come indica investireoggi.it il punto di riferimento resta il Decreto Legislativo 66/2003  che stabilisce come la pausa pranzo diventi obbligatoria solo quando l’orario di lavoro supera le sei ore consecutive. Quindi chi lavora meno, anche part-time, non è tenuto per legge a prendersi una pausa, a meno che non lo preveda il contratto. Insomma, devi lavorare senza mai fermarti.

Per i contratti part-time, però, è il Decreto 81/2015 a imporre che l’orario giornaliero venga stabilito chiaramente fin dall’inizio, compresa l’eventuale pausa. Questo significa che nessun datore di lavoro può imporre un cambiamento dopo la firma, a meno che non ci sia un nuovo accordo condiviso.

lavoro pranzo
La pausa pranzo al lavoro (foto di Ketut Subiyanto da pexels) – pianoinclinato.it

Il cambiamento

E se l’azienda vuole comunque inserire una pausa obbligatoria in orari inferiori alle sei ore? Deve farlo per iscritto. E in assenza di motivazioni valide, quella pausa può addirittura dover essere retribuita: il tempo in più passato in sede, senza lavorare, ma senza poter uscire, va infatti riconosciuto.

Tutto cambia se invece la pausa è già inclusa nel contratto iniziale: in quel caso, fa parte delle regole del gioco. Il problema nasce quando si vogliono modificare in corsa le condizioni. Ed è proprio lì che il lavoratore ha il diritto di dire no, poiché eventuali cambiamenti devono essere concordati tra le parti. Pausa pranzo si, ma a certe condizioni.

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