AA.VV. Paul Gauguin ovvero lontano.

Recidi alla radice tutt’intera la foresta (dei desideri)
Recidi in te l’amore di te stesso
Come con la mano in un autunno
si recide il Fior di Loto.

Verrà un giorno, e presto, che mi rifugerò nella foresta in un’isola dell’Oceania a vivere d’arte, seguendo in pace la mia ispirazione. Circondato da una nuova famiglia, lontano da questa lotta europea per il denaro. A Tahiti, nel silenzio delle notti tropicali, potrò ascoltare il ritmo dolce e suadente del mio cuore in armonia con le presenze misteriose che mi circondano. Libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare e morire.

Paul Gauguin

Paul Gauguin, “Upaupa Schneklud”: ritratto del 1894, Baltimora, Museum of Art
La globalizzazione è un fenomeno in cui culturalmente ci siamo lanciati secoli fa e che conseguentemente ha radici profonde, capillari e variegate per niente circoscrivibili alla sola contemporaneità. Proprio per questo guardare al fenomeno con paura, rievocando il nazionalismo e la “piccola patria”come rifigio di benessere dove il “prima gli Italiani” conforta e scalda non è solo ingenuo, ma impossibile da realizzare: alle spalle abbiamo secoli di lenta, ma inesorabile commistione con l’altro, lo sconosciuto ed il lontano. Paul Gauguin ha cercato testardamente l’uscita da quella Francia che con la seconda rivoluzione industriale andava trasformandosi in un luogo a suo vedere poco autentico, dimentico dello spirituale e ubriaco di immanente. Gauguin cerca l’autentico prima in Bretagna, tra i contadini lontani dal pulsare ubriaco della metropoli e poi decide per andare oltre, verso Tahiti, lasciandosi alle spalle ogni cosa, ogni respiro noto, la famiglia, ogni abbraccio con il conosciuto ed annegare in una lontananza estrema, che sarà anche solitudine, contatto con un mondo alieno con cui ibriderà la sua pittura, rendendola unica in uno sfavillare di colori e temi lontani anni luce dalle accademie europee.

Paul Gauguin “Arearea ou Joyeusetés” novembre-dicembre 1892, Paris, Musée d’Orsay

Paul Gauguin apre alla pittura occidentale l’orizzonte dell’altro come lontano e sconosciuto . Ritroviamo nello sguardo dei soggetti tahitiani questa alterità. Sguardi quasi guardinghi e che studiano il pittore con uno sguardo diretto o con la coda dell’occhio, quasi a indagarne il gesto, a volerne intuire l’interiorità. Lo spazio bidimensionale delle sue tele è occupato da colori favolosi, brillanti in modo drammatico, proprio come accade nelle opere dell’amico Van Gogh con cui dipinge in Provenza prima di andarsene. Un dramma che non abita nei soggetti rappresentati, non è delle situazioni, ma sta nell’animo irrequieto dell’artista, ne porta sulla tela l’urgenza, la solitudine, l’azzardo di spingersi oltre l’opportuno ed il certo. L’ispirazione che per gli impressionisti si era ibridata con l’arte giapponese arrivata in Francia con le litografie stupende di Hokusai e altri, si fa in Gauguin esperienza diretta, non mediata. L’artista va là dove l’espressività dei corpi, dei colori e dei suoni è sconosciutezza e mette se stesso al di fuori di un contesto sociale, di un mercato dell’arte, di qualsiasi confort zone, come diremmo oggi.
 Paul Gauguin, Aha oe feii?  1892, Museo Puškin di Mosca.
Nelle lettere di Gauguin troviamo spesso riferimenti alla musica come nelle sue tele. Il parallelo tra colore e suono che abita l’arte da sempre si esplicita con forza in Gauguin. Quando l’artista si rivolge ai suoi interlocutori,  la moglie, gli amici o i critici d’arte, fa spesso riferimento ad esperienze di ascolto musicale o utilizza espressioni di carattere musicale nel tentativo di stabilire una relazione tra colori e suoni. Così nei suoi quadri troviamo violoncellisti, ragazze che suonano il flauto a rimarcare il parallelismo tra pittura e musica. Il senso che cerca Gauguin nello spingersi lontano nello spazio è ritrovare l’autentico, lo stare nella natura con un armonia appunto musicale, che considera perduta in Europa e cerca tutto questo nel contatto con i Maori. Siamo di fronte quindi ad una critica esplicita all’occidente, alla foga di fare, realizzare secondo logiche economiche sempre più stringenti. Se Picasso guarderà all’arte africana sarà perché prima Gauguin si era spinto a Tahiti in un’esplorazione dei temi figurativi di altre culture. Il sunto del suo lavoro arriva con “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” dipinto da Gauguin in un momento amarissimo della sua vita, sconvolto dalla notizia della morte di una figlia e pronto a tentare il suicidio, solo, dall’altra parte del pianeta, malato. Per l’interpretazione del quadro che vuole essere un trattato filosofico ed esistenziale  vi rimando a questo video e alla composizione di Charles Ives “The Unaswered Question” contenuta nella playlista.

Paul Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? 1897 Museum of Fine Arts di Boston.

La playlista che ho preparato vive di musiche citate direttamente da Paul Gauguin, come per il “Prélude à l’après-midi d’un faune” di Debussy o la “Patetica” di Beethoven che Gauguin scrive di ritrovare in dei canti maori, mentre di Schumann l’artista apprezza le “scene infantili” proprio rifacendosi all’immediatezza e all’ innocenza dei bambini che tornerà a più riprese come tema anche in tutta l’arte del novecento. Ho poi pensato a musicisti che si sono evidentemente ispirati a musiche non occidentali, secondo quel filone della “World Music” che ha avuto grandi interpreti e divulgatori, come ad esempio Peter Gabriel con la sua Real World, unitamente a musicisti che si sono dedicati ad un dialogo con la pittura, a musiche tradizionali tahitiane e ad alcune fascinazioni personali. CLICCATE QUI per scoprire una mappa musicale che vuole raccontarvi Paul Gauguin, dove i colori si mescolano ai suoni.

Paul Gauguin –“Autoritratto con Cristo giallo”-1890/1891-Olio su tela 30 x 46cm-Musée d’Orsay-Parigi

Desiderate qualcosa di diverso da una soundtrack per i quadri di Paul Gauguin? Il jukebox di Mr Pian Piano con tutti i musicisti e le musiciste del nostro intrigante menù è come ogni domenica a vostra completa disposizione: classica, jazz, pop, rock e ambient sono lì ad aspettarvi. Non vi resta che calarvi in un nuovo viaggio e raggiungere a piedi il bar “Piano Inclinato” dove durante la settimana si parla d’economia, mentre al sabato ed alla domenica, letteratura, musica e scienza occupano il locale. Il padrone di casa Alieno Gentile sarà lieto di accogliervi. Se volete scoprire in dono altre monografie e playlist curate da Mr Pian Piano di decine e decine e decine (e decine) di superbi musicisti avete ben tre opzioni!1) CLICK QUI e l’archivio delle monografie di grandi musicisti in ordine alfabetico vi si aprirà per magia.

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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