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Casa comune europea: non sarà un po’ stretta?

casa stretta
Prendiamo deficit PIL e debito pubblico PIL per il 2013. E scopriremo che i paesi all’interno dei parametri di Maastricht sono ben pochi.

Certo che vedendo questi grafici, viene veramente da chiedersi come facciano certi stati e certi politici a non capire che è necessaria una vera “rivoluzione” all’interno dell’Unione Europea. Ci troviamo con un tessuto economico che sta morendo, in primis nei paesi del Sud Europa, con la buona compagnia del secondo stato a livello dimensionale, la Francia ( il terzo, guarda caso, è l’Italia).
Tutti costretti ad un’asfissiante austerity, ma nel frattempo “chi comanda” continua a voler ignorare quali possono essere le vere necessità, per poter quantomeno tentare una ripartenza, o per lo meno recuperare un po’ del terreno perduto.

Andiamo al dunque. In questa slide trovate i vari paesi dell’Eurozona, compresa (evidenziata) la new entry degli ultimi giorni, la Lettonia.
Troverete all’interno di un rettangolo verde un pugno di paesi: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lussemburgo.

Sono questi gli unici paesi che, per il 2013 avranno mantenuto i parametri di Maastricht “a regola d’arte”, ovvero un Debito/PIL inferiore al 60% ed un Deficit/PIL sotto il 3%.

Non c’è che dire, sommando queste 4 economie superiamo di poco il PIL della Danimarca e siamo ben sotto a quanto prodotto dall’Austria, il paese numero 10 all’interno dell’UE. Non vi sembra un po’ pochino? Non vi pare sia giunto il momento di mettere mano ai trattati fatti in fretta e furia, e riprogrammare una NUOVA EUROPA?

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Pubblicato da Danilo DT

Danilo Rambaudi, alias Dream Theater, è un operatore finanziario dal 1995. Asset Allocation Manager, collabora con istituzioni finanziarie e siti finanziari italiani e non, nell'ambito dell'analisi e della ricerca. Analista tecnico, ma anche padre e marito (e a volte se ne dimentica).

4 Risposte a “Casa comune europea: non sarà un po’ stretta?”

  1. La “Casa Comune” Europea non solo è stretta, non è una casa.

    Temo, per la perseveranza con cui è perpetrato, che il piano Europeo sia un autentico successo.

    Non il nostro.

    Abbiamo creduto e sperato per anni che l’UE divenisse la casa di tutti gli europei, una casa accogliente le diversità dei popoli che la compongono. La diversità è la strategia con cui la vita si manifesta in natura.

    Oggi non resta che constatare che la “Casa comune” Europea altro non è che una gigantesca trappola in mano (non al mercato) ma a banchieri con nome e cognome.

    Un luogo di sterminio di identità individuali e collettive. Un omogeneizzatore messo in piedi con la collaborazione di compiacenti governanti da operetta, con l’unico scopo di distruggere nazioni, popoli e sentimenti identitari. In questa meravigliosa casa, con genitore 1 e genitore 2, siamo tutti figli di nessuno, orfani e senza fratelli, zombi lobotomizzati dal pensiero unico.

    La “Casa Comune” Europea come Kronos odia e divora i suoi figli, spingendoli al suicidio individuale e all’autodistruzione collettiva.

    Il nuovo popolo che dovrà abitare la “Casa Comune” avrà diritti costituzionali limitati, parlerà una non lingua, non avrà difesa, sarà miscelato e diviso. Pronto per essere sfruttato nella “competizione globale”.

    La Germania, che tenta ostinatamente di governare il programma, altro non è che uno smarrito caino, che presto o tardi soccomberà con gli altri.

    Non ci sarà nessuna riprogrammazione dell’Europa, se gli Europei non prenderanno coscienza è si ribelleranno.

    1. I toni apocalittici, che in rete dilagano come un’enorme ed incontenibile chiazza di petrolio, mi lasciano sempre perplesso.

      Sangue, ribellioni, violenza ecc. ecc. profetizzati a piene mani da semplici individui, forconi assortiti e dai Grilli della situazione compaiono ovunque e con cadenza quotidiana. Francamente sono toni abbastanza noiosi. Possibile che si avveri anche questo scannatoio, tutto è sempre possibile, ma una volta scritto, ripetuto e ripassato che la fine dell’uomo (e dell’Europa) è prossima che cosa accade?

      Non accade proprio nulla. Che contributo costruttivo è emerso? Nessuno. La soddisfazione sarà un magrissimo “Io l’avevo detto” ?

      L’Europa come è concepita non funziona, ormai è evidente e le osservazioni di Soros sono quelle essenziali: http://www.project-syndicate.org/commentary/george-soros-maps-the-terrain-of-a-global-economy-that-is-increasingly-shaped-by-china

      Definire l’Europa “un luogo di sterminio di identità individuali” è un’iperbole assurda. valida per la Cina ed il povero Tibet o la Corea del Nord, per la Russia “dell’amico Putin”, per il tritacarne Medio Orientale, l’Africa impazzita o per l’India in cui calpestare una donna è prassi, non per l’Italia in cui vivo.

      Non ci siamo accordi di oltre mezzo secolo di pace, democrazia ed accettabile rispetto dei diritti umani o lo abbiamo dimenticato? Vedo e parlo con gente che viene da paesi effettivamente ” luoghi di sterminio di identità individuali” ed i loro racconti han ben poco a che vedere con la nostra quotidianità: infatti scappano da là e vengono qui con ogni mezzo.

      Sono dei masochisti o siamo noi ad avere la memoria corta?

      Le parole hanno sempre un peso e non è letteratura farlo notare, ma sostanza.

  2. In ogni caso credo che la domanda a cui tutti sembra abbiano il terrore di rispondere è:-” Quanto è realistico pensare che si abbia una possibilità(una !!!!) di rientrare nei parametri di Maastricht ?

    Al di la del prezzo da pagare eventuale in termini di pax sociale

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