Investire in ICT per accorciare le distanze che ci separano dalla crescita

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Nessuno può dirci quanto saremo più ammalati domani se non prendiamo oggi le medicine che il medico ci consiglia.

L’altro giorno il dottor Mario Draghi ce l’ha cantata: è una ripresina ciclica, non ha niente di strutturale. La situazione economica dell’Italia è grave, gli ultimi rapporti sulla stabilità finanziaria ha evidenziato la mancata crescita come la più grave delle malattie che affliggono il paese. Pertanto la sua ricetta consiglia di focalizzare l’attenzione su questo tema per ripagare l’enorme debito pubblico che ci opprime.

Tra tutte le misure allo studio abbiamo bisogno di una politica dove i risultati siano visibili a breve. Non possiamo attendere troppo, dato le ristrettezze di bilancio.

Dall’edificazione di case e dall’ipotesi di faraonici ponti, dovremmo muoverci lungo l’ideazione di progetti più immediati. In altre parole, dal materiale all’immateriale, verso l’informazione e ai problemi legati alla sua trasmissione.
Finora abbiamo sempre utilizzato la rottamazione dei beni industriali (ad esempio le autovetture) come stimolo per la ripresa economica. Oggi però tutto gira intorno alle comunicazioni, pertanto, data la pervasività di questo tipo d’investimento, a essa si deve gran parte della crescita in generale e dell’aumento della produttività in particolare.

L’ ICT è centrale alla crescita – come afferma ogni studio della Commissione Europea – anche perché ha sempre migliori prestazioni, si usa più facilmente ed è sempre meno costosa. Ciò ha cambiato il paradigma economico, e non è solo una questione di costi. I beni “moderni” come l’innovazione tecnologica non soffrono di immobilismo, sono per natura distribuiti e scambiabili rapidamente.

L’investimento iniziale di capitali potrà essere ricompensato da:
– più produttività del sistema economico
– una migliore qualità dei prodotti e servizi
– più innovazione generata per la comunità
– un allargamento della base contributiva
– maggiore competitività e quindi più esportazioni e crescita totale per l’Italia.

Le suddette misure saranno efficaci per innescare una ripresa poiché tentano di superare le debolezze strutturali del nostro paese. Se non investiamo nell’ ICT con le sue occupazioni ad alto valore aggiunto, a stipendi più alti della media, rischieremo di isolarci nel contesto internazionale e non avremo un’infrastruttura abilitante per i futuri processi d’innovazione.
Questi non sono vantaggi a uso esclusivo delle persone che lavorano nell’ ICT o solo per una famiglia d’imprese, ma è una piattaforma che si utilizza in tutto il sistema economico. Questa è la logica per proporre un sistema equilibrato di stimolo alla crescita.

Sono sempre esistite correnti di pensiero che sono molto critiche e dubbiose sul pericolo che l’ ICT, nel lungo periodo, possa ridurre il numero dei lavoratori. Di certo se non credessimo in tale impresa lo farebbero certamente i milioni di ingegneri indiani e cinesi. Non vedono l’ora di poter assurgere su scala globale anche su questo fronte, dopo aver ottenuto la leadership sulla produzione della componentistica mondiale.

Cerchiamo di lasciare ai posteri un futuro con una sorta di “ponti sociali” così che potranno collegarsi tra loro scambiandosi relazioni e quindi ricchezza.
Se solo seguissimo la ‘magia’ degli interessi composti, basterebbe una crescita del 2% invece che dell’1% (l’ ICT può contribuire a realizzare questo incremento) e i nostri redditi raddoppierebbero in 36 anni piuttosto che in 70.

Twitter: @massimochi

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massimochi

Massimo Chiriatti è un tecnologo con Master nella gestione dell’ICT, descrive l’economia digitale e osserva le conseguenze sulle persone, in particolare sull’occupazione.
Collabora con il Sole24Ore-Nòva100.
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