Pian Piano: 808080. David Sylvian.

Ancora una volta vi risparmio l’esegesi del musicista di cui parliamo oggi. Trovate tutto in rete e meglio documentato rispetto a quanto potrebbe dirvi il sottoscritto. Con un colpo di mano ho relegato Mr Pian Piano alla scelta dei brani per l’aperitivo e vi parlerò in solitudine di me e David Sylvian che è un pezzo della mia vita. Ho avuto un’adolescenza difficile e Sylvian, prima di una brillantissima carriera come solista aveva una band i JAPAN, che ha confezionato almento due dischi molto belli, (Gentlemen take Polaroids e Tin drum) ma ne riparleremo. Tra i mille e mille conflitti con i miei genitori ricordo che un giorno gli amici mi regalarono appunto un disco dei Japan per il mio compleanno e piansi per l’emozione: quel giorno nessuno mi aveva fatto gli auguri. Quando Sylvian inizia la sua carriera solista, sciogliendo i Japan all’apice del successo (!), mi sono innamorato per la prima volta. Esplorando un corpo diverso dal mio, sentendolo come essenziale, sperimentando un desiderio di comunione prima sconosciuto. La canzone di allora era questa. Sono passati 36 anni ed è ancora intatta nella sua bellezza, con la tromba di Jon Hassel a riempirla di fascino e intensità.

Gli amori finiscono, le relazioni si incrinano, le parabole esistenziali divergono. Compravo i dischi di Sylvian così come si compra il pane: per mangiarli e sfamarmi di emozioni. Risalivo la corrente come un salmone, comprando i lavori di tutti i nomi che leggevo in copertina tra i collaboratori delle sue registrazioni: Jon Hassel, John Taylor (il pianista), Bill Nelson, Danny Thompson, Robert Fripp, Kenny Wheeler, Holger Czukay, Sakamoto e tanti altri, finché non finivo i soldi. Con Sakamoto Sylvian intrattiene un’amicizia elettiva, risalente ai tempi dei Japan e che arriva fino ai giorni nostri, nata quando Sakamoto non parlava l’inglese e costruita sulla musica, gli sguardi e la stima reciproca: affinità elettive. Quando quell’amore di cui vi parlavo finì ecco il secondo disco da solista del nostro. Questo era il singolo, lo ascoltavamo insieme, ma eravamo agli sgoccioli. Duettano alla chitarra acustica Bill Nelson e all’elettrica Robert Fripp: amazing.

Sono stati anni difficili, almeno una manciata nella seconda metà degli anni 80. Molte cose accadono quando si è giovani, il vento cambia spesso, i paesaggi cambiano, le città, quella che appare come una disperazione irreparabile sfuma, si stempera, si scioglie. Si ritrovano sorrisi e la stessa atmosfera nei dischi di Sylvian cambia. Sakamoto al piano riporta a toni meno drammatici, la malinconia si fa dolce. Una possibilità si apre all’orizzonte, anzi più d’una. Esce uno dei suoi dischi più importanti, con un vago sapore alla Nick Drake (lo ritroverete qui Nick prima o poi). Secrets of the Beehive è accompagnato dalla stupenda copertina di quel Vaughan Oliver che ci ha lasciato da poco. Scoprite chi era e troverete un tesoro di immagini oniriche.

Gli anni passano, le esistenze si fanno più riflessive, la poesia si approfondisce, si cercano passi congruenti, tratti comuni, sguardi che dalla passione vadano oltre: condivisioni. Altre dolcezze, fiducia, allenze dei sensi e dello spirito. Sylvian elabora influenze indiane, filosofiche e musicali, approfondisce la meditazione, scava in se stesso, cerca una Via. Per semplice coincidenza facevo lo stesso allora e così è stato per dieci anni, fino a quando è nata mia figlia.

Gli ultimi anni di Sylvian fino ai giorni nostri sono aspri, fatti di suoni e rumori, di blues stralunati, collaborazioni, sprazzi di poesia intensa e purtroppo costellati da problemi di salute che lo hanno portato a cancellare concerti ed a rendere le uscite discografiche sempre più rarefatte. Si invecchia, si getta uno sguardo sulla morte, ma l’artista non si inaridisce, ma elabora, amplia lo sguardo, racconta il tempo, lo scorrere dell’acqua tra le mani, acqua che non si lascia mai afferrare.

Mr Pian Piano ha deciso di occuparsi delle canzoni del nostro musicista, sì perché Sylvian non ha inciso solo canzoni, ma molti dischi completamente strumentali, elettronici, ambient, per installazioni artistiche. Magari ci torneremo, perché alcuni sono ovviamente molto belli, come Plight and Premonition firmato insieme ad Holger Czukay dei mitici CAN. Parlare di lui significa per me alludere alla poesia, perché la poesia non si indica mai: sfugge. È un artista con il dono di essere poetico senza retorica. Merce rara nel bazaar musicale, fatto di stelle e stelline usa e getta da consumare come una saponetta. Per farvi capire cosa intendo chiudiamo questo aperitivo riflessivo con Sakamoto. I nostri due eroi si ritrovano recentemente, dopo anni e anni condivisi, l’uno nei dischi dell’altro e firmando anche successi, come la famosa “Forbidden Colours”. Sakamoto lo chiama a recitare un testo, una poesia di Arseny Tarkovsky, padre del famoso regista Andrej. Anche la musica del pianista Giapponese si è fatta lunare, dissonante, solcata da rumori, anche lui ha conosciuto la malattia, la giovinezza è lontana, ma non è disperazione la sua, ma appunto una malinconia dolcissima, una riflessione esistenziale. Meraviglia per la vita che insaziabile si reitera nella poesia:

 

Life, Life

E lo sognavo, e lo sogno

e lo sognerò ancora

una volta o l’altra

e tutto si ripeterà

e tutto si reincarnerà

  sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

 

Là, in disparte da noi

in disparte dal mondo un’onda dietro l’altra si frange sulla riva

su ogni onda una stella, e l’uomo, e l’uccello

e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

 

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.

La vita è la meraviglia delle meraviglie

e sulle ginocchia della meraviglia

solo, come orfano pongo me stesso solo

fra gli specchi, nella rete dei riflessi

di mari e città risplendenti tra il fumo.

E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia

Abbiamo abusato della vostra pazienza, accennato poche bazzecole sul musicista e la sua storia, siamo stati pessimi, partigiani, sguaiati nel raccontare il superfluo e il privato. Mr Pian Piano annuisce soddisfatto, dice che così va bene . Al solito troverete pane per i vostri denti andando ben oltre questo aperitivo, con una corposa playlist, che ripercorre la carriera di David Sylvian.

 

Qui le scorse puntate di questa pazza stagione.

BEN BOHMER deep house

VINCENZO deep house

TEARS FOR FEARS pop

LYLE MAYS jazz rock

JONI MITCHELL jazz, folk

PAUL MOTIAN jazz

SERGEJ PROKOFIEV classica

PINK FLOYD rock

KATE BUSH pop rock

ART OF NOISE electronic pop

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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