Pian Piano: falso/autentico e molto piacevole

L’occasione di una commissione è sempre stimolante, perché nella costrizione emergono sempre spunti interessanti da indagare, soprattutto in se stessi, ma non è questo il caso. Oggi dunque esaudiamo il desiderio espresso da un amico di esplorare la musica di Norah Jones. L’occasione mi è grata. La musica della Jones è gradevolissima e la figlia di Ravi Shankar  sa affabulare. Noi qui nel salottino abbiamo un po’ esagerato con il vermentino fresco di frigo e la ascoltiamo molto volentieri, mentre questa calda estate di abbracci, morti improvvise, giochi di bambini, onde limpide e montagne grandi, cari amici pazienti e altro ci scappa fra le mani.

L’occasione è grata non per strapazzare Norah, e ci mancerebbe, ma per riflettere sulla musica popolare nel XXI secolo che si ripiega su se stessa, guardando al passato, secondo una modalità postmoderna da cui, non solo l’arte, non riesce ad uscire. Cosa voglio dire? Semplicemente che siamo incapaci di trovare nuove strade, e il nostro vagare pare come congelato in un presente difficile da interpretare. Allora cosa accade? Accade che presi dallo sconforto o dalla paura cerchiamo nel passato segni da riproporre nel presente. E’ l’evidente caso di Norah Jones, pronta a riproporci una rediviva Carole King.

Qual è il problema direte voi. Nessun problema insormontabile, niente di intollerabile, se non che il segno originale, siano folk ballads o taglienti riff di chitarra, orecchiabili hit pop o quel che preferite, è inesorabilmente più efficace della riproposizione postmoderna. Il punk e la new wave, la cavalcata dell’elettronica nei 90, sono stati in realtà gli ultimi segnali di una creatività autentica. Oggi incrocio ventenni con la maglia dei Sex Pistols o dei Ramones che mi guardano storto e sorrido, perché mi rivedo trent’anni fa come in uno specchio. Norah Jones ha le labbra di Carole King , le mani di Joni Mitchell e il puzzle potrebbe diventare avvincente, ma purtroppo non lascerà nessuna tessera indelebilmente riconducibile solo ed esclusivamente a Norah Jones. Si dirà che son spocchioso e rompiscatole. Ci sarà probabilmente anche del vero. In realtà, a ben guardare, non è un male che affligge solo la musica, ma anche l’economia, la politica e tutto l’Occidente in ogni sua forma espressiva e di pensiero. Lo spaesamento postmoderno impera e la nostra raffinata interprete di oggi lo impersona con grande affabilità e professionalità anche dal vivo.

La domanda è cosa sia autentico nella contemporaneità. Forse basta godersi la bella musica di Norah e non farsi troppe storie, o forse vale la pena cercare ostinatamente nuove strade a costo di andare a sbattere. Forse.
Qualcosa nel nostro salottino c’è oggi di palpabile: una bella atmosfera femminile. Ragion per cui ho mandato un piccione viaggiatore a Mariangela Gualtieri e lei è tornata gentilmente a riprendersi le chiavi  della nostra porta per chiuderla ben bene. Vedo che si è messa a chiacchierare con Norah e ridono di gusto… Buona Domenica.

La sostanza dove io manco

La sostanza dove io manco è tutta avvolta nella coperta
di lana. Di quelli che più volte ho toccato ricordo le
mani le facce le pance le voci le pettinature. Mi stanno
aiutando.

(Enigma: io sono la mancanza – la mancanza che sono
– sono ciò da cui manco – sono tutta mancanza – e non
c’è nostalgia – neppure lontananza – essendo ciò che
manca – adesso e sempre – io)

Mariangela Gualtieri

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Pubblicato da Mr Pian Piano

king for a day, fool for a lifetime

Una risposta a “Pian Piano: falso/autentico e molto piacevole”

  1. brutto segno, quando si manca di originalità, quando non si trovano strade nuove da esplorare e si rielabora il passato. Che non è come coltivare e celebrare la memoria, operazione che al contrario si sforza di conservare l’assoluta unicità di ciò che si vuole custodire.

    E’ un impoverimento, senza dubbio, ed è la stessa pericolosa incapacità che in politica si traduce nel rifiuto di prendere atto seriamente che un sistema non funziona più e cercare di inventarne uno nuovo, invece di continuare a mettere pezze su quello vecchio.

    Ma si sa, io sono polemica e pessimista, e perciò tendo a vivere alla giornata, un po’ come se potesse essere sempre l’ultimo giorno.

    Chissà, forse basterebbe provare ad essere eroi almeno per un giorno: Almeno si lascerebbe un segno.

    https://youtu.be/Tgcc5V9Hu3g

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