Pian Piano: passeggiando fra i decibel

Oggi in salotto non abbiamo invitato un musicista. Christopher Watson è partito negli anni 70 con la mitica band di musica elettronica Cabaret Voltaire, ma da tempo si dedica ad altro rispetto alla musica. Cosa fa il nostro uomo? Gira per il mondo e dotato di microfoni molto sofisticati registra i suoni del nostro pianeta. Il risultato è molto interessante e da anni l’etichetta di culto Touch sforna dischi dove Watson propone una particolareggiata geografia sonora. Prima di partire facciamo una chiacchierata con lui, anzi no, mi dice che si sta godendo troppo la torta preparata dalle muse e mi indica sul web un’interessante intervista in cui spiega il suo approccio al suono. Godiamocela:

Come cartolina di fine estate, ci concediamo un temporale ed un po’ di pioggia, così entriamo nel vivo del lavoro di Christopher.

Navigando foreste, mari ghiacciati, foreste e savane si incontrano anche animali, e le loro “parole” sono parte a tutti gli effetti di un paesaggio. Vogliamo immergerci nella complessità dei discorsi di un elefante?

E per completare il paesaggio del Mozambico che ne dite di un buongiorno leonino?

Ci sono state municipalità ed altri enti pubblici che hanno commissionato a Christopher Watson mappe sonore dello spazio urbano, come nel caso di Sheffield. E’ interessante pernsare ad un’esplorazione di una nostra città moderna immergendoci consciamente e con grande attenzione nel paesaggio sonoro. L’inquinamento acustico, la saturazione sensoriale di cui siamo vittime quotidianamente, ci spinge ad un oblio e ad un’incapacità di ascolto attento. Anneghiamo in una deriva sensoriale ciechi e sordi per le troppe sollecitazioni, ma Mr Watson ci riporta alla consapevolezza. Sentiamo cosa racconta del suo lavoro a Sheffield:

Chiudiamo con un paesaggio nordico ed invernale, stratificato e ricco di frequenze e suoni di animali e naturali. Preparate una giacca a vento e prima bevete qualcosa di alcolico.

Non amate la natura? Allora venite con me in stazione. Lascio Chris solo con le muse e andiamo a prendere il nostro poeta di oggi: arriverà in treno!

Eccolo che sbuca con una valigia leggera dai binari. E’ lui,  William Butler Yeats. Mi prende sottobraccio e  confessa che molto si chiacchiera del nostro salotto, delle torte ai frutti di bosco e delle muse così fascinose. Si dice che una sia mora e l’altra sia bionda.
Rispondo vagamente raccontando di Chris che ci aspetta con una cesta di suoni e lui mi consiglia di proporvi questa sua poesia, vista l’atmosfera…

I cigni selvatici a Coole
Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l’acqua
riflette un cielo immobile;
sull’acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all’improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l’aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull’acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

William Butler Yeats

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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