Pian Piano: un attacco di caos

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Oggi il salotto si affaccia sulle strade di Bristol. Si tratta per chi scrive, di dipingere un’atmosfera cupa e violenta. Le immagini con cui abbiamo intasato la retina i giorni scorsi, mostravano auto in fiamme, frecce tricolori, stand traboccanti di ogni ben di Dio, lacrimogeni, cravatte, sorrisi ipocriti e vetrine spaccate a martellate.

In altre parole caos, desordre come dicono in Francia. Un orrore contemporaneo di inutili merci traboccanti benessere, stand che costano milioni di euro per raccontarci al loro interno che c’è fame nel mondo, mentre poco lontano orde di bisognosi d’identità e manette spaccano e incendiano quel che capita casualmente a portata di mano. Politici in passerella sfilano che nemmeno Naomi Campbell sarebbe arrivata a tanto e così via con altre amenità che hanno ben poco a che fare con i lavoratori e la loro festa. Ben poco. I tre amici di Bristol, aka Massive Attack vanno benissimo alla bisogna. Violenza, violenza sublimata, violenza accennata, violenza verbale, violenza fisica, violenza di massa. Benvenuti nel nostro giardino, occhio però, oggi non sarà un belvedere. Partiamo subito con una minaccia:

La minaccia senza volto, assedia le nostre case ed è al contempo dentro alle nostre case. È un male dilagante e silenzioso, interiore, subdolo e inutilmente nascosto. Sprofondiamo inevitabilmente in un teatro della sopraffazione e quel che prima stava nella mente ora ammorba i corpi. La pornografia delle crasse risate si fa macelleria, il passo è ogni volta breve e inatteso. Quando non si riesce più a sentire, per sentire bisogna alzare il volume e come in una dipendenza, il volume sempre più alto prima o poi spacca i timpani.

Infine la città, frantumata come una delle vetrine di Milano il 1 maggio scorso, si perde in miliardi di schegge. Sono i frammenti della nostra crescente incapacità a farci comunità e a raccontare noi stessi in modo condiviso e pacifico. Il mostro è anzitutto in noi, nella nostra solitudine, ed è lui a divorarci dentro, prima di divorar case e palazzi, prima ancora delle bombe e degli elicotteri, dei lacrimogeni o delle bastonate.

Almeno uno sguardo all’inferno lo abbiamo dato, evitando mele e banane in perfetto ordine nelle cassette illuminate con lampade al LED e  in perfetta mostra negli stand. Siamo stati alla larga dagli ottimisti a contratto e dagli spaccavetrine nonsoperché. Nel salotto era ora di una catarsi, di qualche ferita autoinferta, per tornare ad abbassare il volume, aprire gli occhi e concedersi il cielo con tutte le sue enormi nuvole blu di questi giorni. Le chiavi e la chiave sono assolutamente nelle mani di Mariangela Gualtieri.

 

Fuoco Centrale

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire io
appartengo all’essere e non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.

Mariangela Gualtieri da Fuoco Centrale

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3 commenti su “Pian Piano: un attacco di caos

  1. Sakura il said:

    Mi ha colpito l’intervista all’anarchico in carrozzina, che ha trovato una ragione esistenziale nel dedicare il suo tempo a scontri di piazza.

    Insiste nel fire che la rabbia colpisce i simboli della ricchezza. Svela amaramente qualcosa di interessante.
    Alla fine questi poveri imbecilli bruciano più volentieri BMW e Mercedes e sembra che fra i loro obiettivi ci fosse il sole24ore e la Borsa, oltre ovviamente alle banche, dove pure molti di loro avranno depositi o i babbi loro…

    Simboli… Chiediamoci se con la stessa superficialità, anche al di fuori delle bande di rivoluzionari da strapazzo, si utilizza lo STESSO sistema comunicativo: la riduzione a simbolo, da bruciare su un qualsiasi altare mediatico, da ballarò alle strade martoriate di una città.

    Mi sa che questo modo di individuare MOLTO superficialmente figure retoriche, ridurle mediaticamente a simbolo e poi farne fondamento del proprio agire, non sia una prerogativa esclusiva degli antagonisti, ma caratterizzi anche molte forme in cui si manifesta la politica ed il potere ai giorni nostri.

    Simboli, senza assolutamente nessun contenuto….

  2. fanSonia il said:

    odore acre di lacrimogeni, passi concitati sul selciato, grida roche, allarmate, rabbiose. Confusione. Tute nere lasciate a terra come se tanti serpenti fossero fuggiti dopo una muta feroce ed insolitamente frettolosa. Intanto, all’interno del Grande Circo, sorrisi soddisfatti e bla bla bla agiografici compresi nel prezzo (salato) del biglietto. E cibo, tanto cibo, e tanti discorsi su chi il cibo non ce l’ha.
    La distanza tra i contenuti di Expo e la guerriglia in strada pare essere siderale ed incolmabile.
    Dissento ugualmente da coloro che tutto bruciano e distruggono in un calcolato impeto di furore iconoclasta (che sciocchezza distruggere i simboli senza intervenire sui contenuti) e da coloro che investono milioni di euro per parlare della mancanza di equità nella distribuzione del cibo (che è poi questo, il nocciolo profondo ed autentico della questione) e, già che ci sono, promuovono il commercio tra coloro che il cibo ce l’hanno in abbondanza e se lo tengono.
    Prima di uscire a guardare le prime rose di maggio, scaravento in salotto la mia molotov, sentite un po’ che ne esce:

    https://youtu.be/0PXUdXkpT0I

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