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Un fine settimana a casa

Ogni volta che porto qualcuno a Taranto perdo le parole per descriverla e ogni volta le ritrovo nei loro occhi. “È come Two Faces di Batman: se sei sul mare e guardi a sinistra rimani incantato, se guardi a destra lo sfregio è tale da farti arretrare spaventato”. Così ho detto ieri ai giurati del Premio Marcellino de Baggis, festival del documentario; uno dei registi presenti in città, Mark John Ostrowsky, stamattina mi scrive I will definitely be back to make a doc about this place!!

Taranto ha due mari – il Mar Piccolo e il Mar Grande – , due centri – uno antico, su un’isola, uno moderno, su una penisola – e due anime: una borghese, fatta di terre e commerci, una operaia, fatta di mare e di acciaio. È l’acciaio che ci sfigura, è l’acciaio che ci nutre, non è di acciaio la nostra salute, non lo è il mare.

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Taranto è bellissima ed elegante, Taranto è orrenda e sciatta: vale un po’ per tutto il Sud ma qui vale un po’ di più, noi tarantini ci rimiriamo allo specchio dal lato giusto e facciamo letteralmente finta che quello sbagliato non esista.

Vi invito un fine settimana nel lato giusto, volete? Vi consiglio di arrivare un venerdì pomeriggio all’ora del tramonto, di prendere una stanza all’Hotel Europa (un lato sul Canale, uno sul Mar Piccolo) e  fare una passeggiata sul lungomare per aperitivo. Vi verrà fame – anche di capire – e vi consiglio di togliervela o al Gatto Rosso (una vera trattoria di pesce dall’ottimo servizio) o al Canale, dove è d’obbligo il pesce crudo (ma se non lo amate anche quello cotto è straordinario). Anche l’Europa ha un ottimo ristorante, ma prenotate per sabato sera, via dalla pazza folla della movida tarantina.

Passerete una buona notte, magari un po’ eccitati dal misto di culture che vi ronza intorno: i greci, i romani, i messapi e tutti quei popoli che da qui sono passati per portare merci, riparare barche, partire in guerra e tornare in cerca di un porto. Le più antiche di queste culture hanno finalmente una casa degna di loro, il Museo Archeologico di Taranto (Marta), ma non andateci domattina prima cosa, andateci domenica.

Dopo colazione attraversate il Ponte Girevole, sbirciate nel Castello Aragonese (se volete sono possibili visite guidate) e perdetevi nel cuore vecchio della città antica,  tra palazzetti e case occupate, scenari da neorealismo e università, lucculi (urla in dialetto locale) e i suoni del liceo musicale (a rischio chiusura). Perdetevi e poi ritrovatevi verso il porto dei pescatori, che sembra una cartolina ma non lo è: qui viene pescato molto del pesce che mangiate in tutta Italia.371727466_a71617ede9_z

Se la stagione lo consente andate verso la litoranea, che è lunghissima e ininterrotta fino alla fine delle terre: il primo tuffo degno di questo nome è a pochi chilometri dalla città, il mio preferito a un’oretta di strada, alle Dune di Campomarino. Da quelle parti per pranzo vi consiglio Posto9 (si pranza all’aperto) oppure, un po’ più vicino alla città, la Barca.

Se non è stagione andate verso la litoranea lo stesso, magari passando dalla strada interna, dove ritroverete quel paesaggio pugliese così carico di colori: il verde degli olivi, il rosso della terra, il cielo blu che finisce nel mare verde. Cartoline ovunque, siamo fatti così noi pugliesi (salvo poi buttarci la spazzatura, nelle cartoline, Two Faces, appunto). E ricordate che da tradizione l’ultimo tuffo a mare si fa a ottobre (io spero di farlo domani) e il primo si fa il giorno di Pasquetta. Ci si vede lì, in acqua, pelle blu e cuore diviso in due.

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Pubblicato da Mafe De Baggis

Progetto e gestisco iniziative di comunicazione (relazioni pubbliche e copywriting). Aiuto le aziende, le testate e le persone a interpretare e vivere correttamente internet: un medium complesso e divertente

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