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Giù di Tech. Bolla o presa di profitto?

Tech Fortnite

Guardando al calo dei titoli tecnologici sui listini, che ha fatto perdere al Nasdaq oltre l’11% nel giro di una settimana, sono fioccati i punti di domanda.
Una nuova bolla tecnologica sta esplodendo? O è una banale presa di beneficio dopo un periodo di sovraperformance del settore tecnologico che non ha precedenti?

La prima, istintiva sensazione che ho avuto, di fronte ad un movimento partito spontaneamente e senza una notizia o un particolare dato che abbia acceso un semaforo, è stata quella di pensare ad una normale fase di riorganizzazione dei portafogli, quella che in gergo si chiama “rotazione”. La sovraperformance del settore tecnologico sembra uscita da un videogioco in questo bizzarro 2020:

FAANG

Se pensiamo a quanto pesano i titoli tecnologici sull’andamento dell’indice generale (i soli FAANG valgono un terzo del totale) appare chiaro che il listino depurato dai titoli tecnologici sarebbe ancora gravemente in rosso.

Il divario si è creato a causa della dinamica della cosiddetta “ripresa a K” (alcuni settori vanno bene, altri si affossano) in seguito all’emergenza covid-19: il settore tecnologico non solo non ha subito particolari danni o riduzioni di attività, ma anzi ha registrato un aumento dell’attività, lo scambio di dati è accresciuto, la base di utenti si è allargata, l’utilizzo delle piattaforme digitali si è fatto più diffuso ed intenso, il commercio elettronico si è guadagnato nuove fette di mercato ecc ecc, mentre i settori tradizionali hanno davanti tutte le sfide di riorganizzazione degli spazi lavorativi, le incognite di cali dei consumi, le mutate esigenze di una popolazione lavorativa che si muove meno…

Tutto questo ha polarizzato molto il comportamento degli investitori che hanno imparato a muoversi all’interno del mondo afflitto dal covid selezionando solo ciò che sanno andare bene. Da questo punto di vista la convinzione generale di marzo scorso, quando nel pieno della crisi si pensava che solo un vaccino avrebbe potuto dar vita a una ripresa, è stata clamorosamente smentita: più si parla di vaccino, di possibile “normalizzazione”, di ipotetico ritorno ad una vita ordinaria e più si porta incertezza tra gli investitori, ormai assuefatti alle nuove metriche da covid.

Non a caso la miglior giornata di rimbalzo del mercato è venuta nel giorno in cui AstraZeneca ha annunciato di aver riscontrato inattesi problemi con lo sviluppo del vaccino e di dover ritardare la sua introduzione in commercio. Un paradossale sospiro di sollievo per chi “ormai” si è adattato al mondo con il covid e vede, in un nuovo scenario di ritorno alla normalità, una incertezza destabilizzante.

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Tuttavia, a voler guardare bene, una notizia che ha generato qualche scossone nel mondo della tecnologia c’è, e nasce proprio dalle vicende di un videogioco. Si tratta di una battaglia legale contro Apple e Google avviata da Epic Games, una software house che produce videogiochi e fattura 3mila dollari al minuto. 

I suoi giochi sono distribuiti, sui dispositivi mobili, dalle piattaforme dei due giganti.

La società si è schierata contro il sistema dei due negozi di applicazioni (che richiedono il 30% di commissioni su ogni vendita effettuata sia nello store che all’interno delle App). Epic Games ha intrapreso una strada difficile e insidiosa, in pieno attrito alle due piattaforme, infrangendo deliberatamente le loro regole sulle commissioni. Il risultato è stata la cancellazione del celebre gioco Fortnite da Apple Store e dal PlayStore di Google.

Questo ha spinto Epic Games alla fase successiva, che probabilmente era pianificata fin dall’inizio, ovvero a fare causa per posizione dominante sia ad Apple che a Google. Il coraggio di agire in maniera così ortogonale verso player così forti non può che essere una conseguenza della convocazione estiva dei leader delle Big Tech da parte dell’antitrust americano.

L’udienza dell’Antitrust del Congresso ha ricordato l’udienza del 1994 sulle compagnie del tabacco, o quella per Rockfeller e la sua Standard Oil nel 1911.

In entrambi i casi l’intervento del regolatore provocò uno stravolgimento sostanziale del business.

Difficile prevedere ad oggi in che modo il regolatore potrà delimitare il business di chi offre servizi per lo più gratuiti all’utente finale (come mappe, motori di ricerca, posta elettronica, piattaforma di pubblicazione, archivio fotografico, creazione di documenti ecc) ma che da questi ottiene il ruolo privilegiato di distributore che può spremere commissioni enormi a chi usa le loro piattaforme per vendere i propri prodotti e servizi (nonché determinare il successo di un prodotto su un altro in base al posizionamento nel loro negozio online).

Quel che è chiaro è che, dopo le manovre avviate dal Congresso, piccoli Spartaco stanno avviando la ribellione verso gli oligopoli, come testimonia la irriverente “presa in giro” di Apple come Grande Fratello facendo una sorta di “cover” della celebre pubblicità della stessa Apple del 1984:

La questione, seppure la vicenda Epic Games colpisca direttamente solo Apple e Google, riguarda ovviamente anche Facebook e Amazon per analoghe ragioni. Chi cerca di avvantaggiarsi dalla situazione è Microsoft, che si è di fatto schierata a fianco di Epic Games per garantire la continuità delle sue produzioni software. Le gambe dei colossi che fanno raccolta di stratosferiche commissioni di distribuzione iniziano a vacillare, certe percentuali andranno ridimensionate. Resta da capire quali saranno le entità e i tempi di questo cambiamento.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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