Pian Piano: l’eco di Eco

È un po’ un’epoca di sepolture questa che stiamo attraversando e per non essere funerei, tristi, depressi o dediti al coccodrillo facile, la prendiamo con leggerezza ed ironia. Oggi è con noi Umberto Eco, il grande intellettuale che ci ha lasciato stanotte, e partiamo da una delle sue classiche “Bustine di minerva” e apriamo le danze: polemista era lui e polemisti siamo pure noi.

 

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Eco avversa nel suo articolo l’idea di un inquinamento sonoro diffuso, volontario ed involontario come se: “Su ogni cartello pubblicitario fosse ripetuta la Gioconda, la Gioconda diventerebbe brutta e ossessiva. Ma (e allora aveva ragione Kant) il nostro intelletto se ne accorgerebbe e protesteremmo. Con la musica invece no, ormai ci si vive come in un bagno amniotico.”. Il concetto è un po’ lo stesso che ribadisce quando portando una critica ai social sostiene che “hanno dato la parola agli imbecilli”.

Viviamo in un mondo di esposizione totale: quindi anche qualsivoglia rumore o imbecille di sorta viene adeguatamente amplificato. Inevitabile.
A dire il vero qui nel nostro salottino immerso nella campagna, non sentiamo francamente il problema come così pressante, e con un po’ di determinazione, facendo due passi nel bosco, ritroviamo in pochi passi tutto il silenzio necessario, i caprioli e gli aironi bianchi arrivati dal fiume. Certo se si abita a Milano non ci si può lamentare del traffico o dei concerti a San Siro…Non ce ne vorrà Eco, ma il suo punto di vista ci appare molto artefatto. Come quei vecchi professori dell’Accademia che si impressionavano di fronte agli impressionisti, esprimendo tutto il loro disprezzo per Monet & c.
L’Aida va bene all’arena di Verona ed il rock allo stadio fa venire male al pancino? Verdi è ok e Jimi Hendrix no? Ci permetta di dissentire Professore.

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Il nostro intellettuale però non è sazio e rincara la dose: “Ora folle di giovinette dall’ombelico scoperto e di giovinotti dai capelli ritti rubano musica sul computer per scambiarsela e udirla tutto il giorno, e al concerto e in discoteca vanno non per gustare ma per stordirsi e, dimenticate le sottigliezze del pedale, più che musica assorbono rumore.”.
Allora andiamoci ad ascoltare la collaborazione di Eco con Luciano Berio . Vi siete sorbiti tutto il brano?
Che ne dite un po’ pesantuccio eh? Un mattone insostenibile? Esatto. Torniamo ad un classico e monolitico vezzo della cultura Italica, dedita puntualmente ad alzare un muro fra cultura alta e cultura pop, da guardare bonariamente, ma sempre con malcelato senso di superiorità. Berio? Preferiamo gli Autechre. Non abbiamo i capelli dritti e le muse, per nostro diletto, sono sempre e comunque ad ombelico scoperto o peggio.

Malgrado il gruppo 63 ed un sano desiderio d’avanguardia, Eco non resiste al luogo comune dei giovani massivamente bambocci, dediti allo stordimento ed all’abbrutimento. Personalmente ne frequento e c’è chi è dedito allo stordimento e chi ha mente e ascolti raffinati, esattamente come accadeva nel bel tempo andato, quando non si rubava musica in rete.
Capisco la malinconia per un’epoca aurea in cui i processi culturali e creativi erano incanalati e compresi, non atomizzati ed esplosi come nella contemporaneità, ma come direbbe lo Chef:
“Questo è il menù e non serviamo nient’altro”.
Siamo costretti a quest’epoca dove i diritti sul lavoro creativo sono impossibili da tutelare, il supporto digitale si duplica infinitamente e qualsiasi suono o immagine si diffonde come un’epidemia di zika attraverso le social zanzare. Un fiume enorme dove il fango si mescola ai diamanti.
Meglio fare i pescatori di perle, che lamentarsi perché l’acqua non è limpida. Qui nel nostro salottino ci proviamo, anche se con risultati modesti, visti i nostri poveri mezzi intellettuali. Chiudiamo qui la garbata polemica, un gioco fatto per ricordarla.

Sibi tibi terra levis Professor Eco e, visto che amava il jazz, un Chet Baker per salutarla. Ci mancherà.

Nanni Balestrini è venuto a trovarci. È un poeta del gruppo 63 con un bel sorriso, che come Eco condivise qell’avventura. Forse proprio al gruppo 63 è toccato d’esser l’ultimo fiore di un intellighenzia evidentemente estinta.


sugli spalti si accendono migliaia di fiammelle

tutti ti guardano tutti guardano tutti

la sua musica la sentivamo come nostra una rottura delle regole del gioco

ma forse si rompeva gia` prima all’interno di ciascuno

la sua voce irriducibile come la tua alla rassegnazione per tutto cio` che di disumano ti circonda

passando tra i corpi inquieti percorrendo quasi di corsa tutto lo spazio tornando indietro

se una nuova vocalita` puo` esistere deve essere vissuta da tutti e non da uno solo

con tanta rabbia

dentro di me sale la rabbia sorda che mi hai svegliato tu un mondo che non ho

alzandomi in piedi mi raggiungevano folate di vento e di musica che sembravano arrivare

direttamente dal centro del cielo

noi inadeguati senza armi senza trappole con le candeline accese

ora si sta avvicinando un gran temporale lampi all’orizzonte sul mare e sulla linea del bosco

 

Nanni Balestrini

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Pubblicato da Mr Pian Piano

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