Pian Piano: un Olimpo di cartapesta e brillantini

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Sulla superficie di un ottobre estivo, ci concediamo un po’ di sano niente. Gazzose e Martini a fiumi come fosse agosto, e cubetti di ghiaccio a go go con il supporto di una miriade di superalcolici, tacchi alti e vestiti firmati. Mentre esplode la baraonda vi racconto una storia. Viaggiamo a ritroso nel tempo e SPLASH! Tuffiamoci negli anni 80. Dopo il punk eccoci nel decennio che ha dettato le ultime novità per il pop ed il rock venuto nei decenni successivi. A rappresentare il pop questa settimana abbiamo nel salottino nientepopodimeno che Simon Le Bon & soci. I Duran Duran arrivano sulla scena forse più navigati di negozi di abbigliamento che di strumenti musicali. Il pessimo primo album è più una testimonianza degli stereotipi anni 80 in termini sonori e di vestiario che un qualsiasi discorso musicale. Eppure le muse son qua mezze discinte che ballano come ossesse Girls on film ….Màh! Poi d’incanto, come accade nelle favole, i nostri  iniziano a macinare dischi pop di tutto rispetto ed a scalare brutalmente le classifiche a partire dal secondo album Rio. Godiamoci un estratto d’atmosfera a vedere se le cose si calmano un pochetto.

I debiti con i Roxy Music e Bryan Ferry ci sono tutti. Tuttavia i nostri iniziano a mescolare la loro vena melodica con il funky di Mr Nile Rodgers degli CHIC e la faccenda si fa con il quarto disco Notorius accattivante assai. Interessanti anche per il solito stuolo di modelle, rossetti, ciuffi e tacchi mozzafiato i nostri mietono successi. Qui nel salottino mi sa son tutti euforici oltre ogni buon senso. Vediamo di morigerare il proliferar di carni scoperte, prima che sia troppo tardi e si degeneri.

Poi? Poi i nostri si dividono in progetti paralleli con i Power Station e gli Arcadia e come si impone nel regno fatato dell’effimero seguirà un rapido declino e uno scivolare nel dimenticatoio, riemergendo di slancio con improvvise hit, come “Ordinary world” per poi sparire nuovamente nelle tenebre. Naufragio definitivo? Eh no carini e carine, questi calcano le scene da prima che vi spuntasse la barba o la mamma vi desse il permesso di truccarvi e son navigati assai, malgrado pancette, rughe, doppi menti e capelli bianchi. E allora? E allora rispuntano sempre come l’erbaccia e con “All you need is now” richiamano nuovamente l’attenzione sul loro lavoro e ritornano pure in classifica, affamati di successo come una band di pischelli. Riappare improvvisamente all’opera, come per incanto, il nume bonario del buon vecchio Nile Rodgers, nota fabbrica di hit planetarie e naturalmente in un baleno “la canzone dell’estate” 2015 è tutta dei nostri fanciulloni, ormai alle porte dei 60anni. Parlo ovviamente della stranota hit “Pressure off”. Brillantini, modelle con corpi da favola, automobili esclusive, sballo e stress da notorietà tornano in auge: tutto l’armamentario da Factory in cui navigava il vecchio Warhol riesplode furiosamente in un nuovo album non a caso intitolato “Paper Gods”. È un sogno patinato o un incubo? Chiediamolo alle nostre baccanti, stasera sono indemoniate.

Che dire infine dei nostri eroi? il bello dei Duran è lo stare sulla superficie, come su una tavola da surf, e lo fanno ormai da 30 anni e passa. Fuffa? A volte le profondità baluginano sulla spuma delle onde piuttosto in chi canta gli abissi senza averne la stoffa… Ditemi un po’ come posso invitare un poeta in mezzo a questo caos ed a queste trasparenze, fonte di turbamenti ben poco lirici ed assai immanenti? Una missione impossibile! Eppure c’è un tal Apollinaire che forse fa alla bisogna nostra.. Anzi è li che balla con le muse, pure lui su di giri: gli cedo le chiavi (anche se si chiuderà all’alba…).

M’empie il bicchiere un vino che ha tremori di fiamma
Udite la canzone lenta d’un battelliere
Dice di sette donne viste sotto la luna
Torcersi i capelli verdi e lunghi fino ai piedi

Alzatevi e in girotondo cantate più forte
Ch’io più non senta il canto di quel battelliere
E mettetemi accanto tutte le ragazze bionde
Col loro sguardo fisso le loro trecce ritorte

Il Reno s’ubriaca il Reno specchio alle vigne
Vi cadono a riflettervisi tremando gli ori notturni
La voce canta sempre da rantolomorirne
Le fate in verdi chiome che incantano l’estate

Il bicchiere ha lo schianto d’un romper di risate

Guillaume Apollinaire

 

 

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