Bond Age: quale amico vuoi con te

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“…che ha sempre un razzo li con se?”

No, non parlo dell’amico immaginario di Riley nel film Disney “Inside Out“, Bing Bong, ma del mio migliore amico in questa vera/finta realtà della finanza BondAge: il Presidente della BCE, Mario Draghi.

Il mio amico lo vogliono incontrare tutti: nelle prossime settimane andrà a trovare i parlamentari tedeschi, in una audizione tendenzialmente fuori dalle righe (BCE riporta solo al Parlamento Europeo). Gli olandesi si sono presi di invidia e lo hanno invitato in una simile audizione. Quindi tutti vogliono essere amici di Draghi?

Facciamo un passo indietro. Negli ultimi meeting BCE, il Direttorio ha deciso di proseguire nel gradualismo degli interventi reputando rischioso un prolungato periodo di bassa inflazione. Le importanti misure decise nelle scorse settimane riguardano essenzialmente 3 versanti:

  1. Aumentare l’influenza sui tassi di interesse governativi (es. Bund, Btp) attraverso l’incremento degli acquisti mensili
  2. Influire sul costo del finanziamento delle imprese private (ex-banche), acquistando in emissione e sul mercato secondario i loro titoli (es: Siemens);
  3. Consentire alle banche di finanziarsi a tassi negativi (fino a -0.4%) attraverso uno schema che incentiva i prestiti alle imprese.

Queste misure, decisamente non ortodosse (e probabilmente necessarie) non sono state prese con entusiasmo dall’establishment tedesco. Ecco due esempi di headline su Bloomberg:

*SCHAEUBLE SAYS ECB CAUSING ‘EXTRAORDINARY PROBLEMS’

*MERKEL SAYS BROAD DEBATE ABOUT ECB POLICY IS WARRANTED

La rivolta non ha riguardato l’efficacia di tali misure ma della appropriatezza di certi interventi. A sorpresa però Weidmann, Presidente della Bundesbank e fiero oppositore del mio amico Mario Draghi, ha preso una posizione molto chiara: “l’indipendenza della Banca Centrale Europea non deve essere messa in discussione e l’attuale politica monetaria accomodante risulta essere appropriata”. In tal modo il confronto si è spostato dal discutere della conduzione della politica monetaria alla quantità, qualità e solvibilità dei titoli governativi. Ricordo solo che questi rappresentano la base di partenza su cui si calcolano le condizioni finanziarie di ogni paese. Il fatto che la BCE si stia riempendo di titoli governativi della periferia sta facendo salire il sangue in testa a tutti i politici dei paesi cosiddetti “vistuosi”. E qui Weidmann ha ritrovato il ruolo del cattivo (anche se con buon senso questa volta): “no such thing as risk-free government bonds“.

Il tema è ormai diventato oggetto di puro confronto politico a livello EU. Infatti, lo scorso 22 aprile l’Ecofin ha dibattuto sulla limitazione (potenziale) dei titoli governativi nei bilanci delle istituzioni finanziarie. Questo argomento, portato avanti in sede EU in parallelo alla ormai probabile variazione degli standard internazionali sui rischi dei titoli governativi del Basel Committee, potrebbe avere degli effetti negativi molto importanti su alcuni mercati obbligazionari. Il rischio è quello di vanificare l’effetto benefico del QE della BCE sulle condizioni finanziarie in quei paesi particolarmente penalizzati da una rigida applicazione di un arbitrario limite non di mercato ma del regolatore, sulla detenzione di titoli governativi. Il dibattito sul tema, per quanto altamente denso di tecnicalità, sta andando avanti con un alto tasso di populismo della politica al punto che già qualcuno inizia a preoccuparsi di un altro slancio del legislatore che rischierebbe di fare più danni che altro.

In definitiva, da un lato abbiamo la BCE che con i suoi acquisti “smodati” di titoli governativi e retorica aggressiva, specialmente di Mario Draghi, cerca di ridurre l’incertezza sui mercati finanziari, evitando che questa si trasmetta all’economia reale; dall’altra invece una forma progressiva e inarrestabile di moral suasion del regolatore nell’imporre dei limiti nell’assunzione dei rischi degli investitori privati, anche a dispetto di ogni criterio di efficienza ed economicità.

Il vice Presidente BCE Vitor Costancio ha espresso chiaramente la posizione della BCE, sintetizzata nella seguente frase: ogni variazione, per quanto benvenuta, non deve creare turbolenza nei mercati e deve essere applicata attraverso nuovi standard internazionali [e non in seguito ad una iniziativa esclusivamente EU]. Dei parametri di rischio sui governativi ne sentiremo parlare ancora, ma non è improbabile un cambiamento nell’arco del 2016/2017 (ovviamente con un congruo regime di transizione).

In questo contesto di incertezza sullo scenario economico, regolamentare, istituzionale e politico, io continuo a stare dalla parte del mio amico Draghi che “ha sempre un razzo li con se” (cit.).

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Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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