Yao, Serif e Gianfranco

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La vita è fatta di scelte

“Studentessa cinese morì sotto treno, niente carcere per i 2 nomadi. Hanno patteggiato la pena. Uno è libero, l’altro ai domiciliari”

Ecco il titolo dell’Ansa del primo marzo 2017, che dice tutto, anche se il fatto di cronaca di qualche mese prima ci fosse sfuggito.

A ricordarcelo o a farcelo conoscere è l’apertura dell’articolo. “Oggi due dei tre scippatori che il 5 dicembre scorso derubarono a Roma la studentessa cinese Zhang Yao alla fermata dell’autobus hanno patteggiato la pena, rispettivamente, di due anni e di un anno e mezzo. Uno di loro è già libero, mentre l’altro è ai domiciliari per effetto dei precedenti penali”.

“Furto con strappo” è l’accusa nei loro confronti. Furto con strappo che poi ha portato alla morte della giovane studentessa di Belle Arti che ha inseguito i due ladri fino alla stazione di Tor Sapienza dove è stata travolta e sbalzata via da un treno in corsa.

Ed ecco il commento di un mio lettore alla notizia della sentenza,

un commento che condivido in pieno.

Vi racconto una storia. Una storia triste, ambientata in un Paese completamente allo sbando, una nazione che non si vergogna più di niente, che non ha più niente di buono se non la propria amata Storia. Si parla di storia, perché il futuro nel Paese di cui vi parlerò, non esiste. Della storia di questo Paese ne era innamorata Yao Zhang, una dolce studentessa cinese, talmente innamorata da decidere di trasferirsi nel “Belpaese” per studiare.

Sì, parliamo dell’Italia

Nel Belpaese, però, ci sono anche Serif Seferovic e Gianfranco Ramovic, due Rom poco innamorati della storia ma molto inclini a furti e delinquenza. Un giorno rapinano la dolce Yao, per un bottino, forse, di nemmeno cento euro. Lei si perde, ha il cuore in gola, è agitata. Poi la tragedia e Yao muore. Poche settimane dopo l’accaduto, rappresentanti del Belpaese, in primis il presidente Mattarella, si recano in Cina per fare affari, a ricordare al continente asiatico quanto ci teniamo a essere loro amici, soprattutto se ci fanno fare del business. Due giorni dopo il ritorno di Mattarella, la gup Tamara De Amicis, applicando la legge, valuta che i due giovani non andranno mai in galera.

Non sappiamo come finirà questa triste storia. Non sappiamo se Mattarella dovrà riprendere l’aereo per tornare di nuovo in Cina e chiedere scusa per tutto questo. Oppure, forse e purtroppo, lo sappiamo come andrà questa storia. Finirà che le ragazze come Yao, da noi, nel “Belpaese” non ci verranno più perché morire a vent’anni, quando sei pieno di sogni, non è poi cosi “cool” nemmeno tra i “millennials”. Mentre i giovani Rom, da noi, nel “Belpaese” non mancheranno mai perché facciamo di tutto per farli stare bene.

Così, ci resta solo un gesto da fare. Chiederti scusa, Yao. Scusaci tanto, perché la vita è fatta di scelte e noi abbiamo scelto loro, non te. Nel nostro futuro noi vogliamo giovani che delinquono piuttosto che studenti amanti della nostra cultura.

Perché con quelli come te il futuro rischia di essere troppo roseo e questo non collima con il progetto – perché deve per forza esserci un progetto dinanzi a tutto ciò – di far affondare questo Paese. Che a noi toglie la voglia di viverci e a te addirittura la vita.

Dolce Yao, riposa in pace.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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