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Banda ultralarga, tempi ultralunghi

Sono passati 50 giorni dal varo da parte del Governo della Strategia italiana per la banda ultralarga, e ancora non si è visto lo straccio di un decreto attuativo, necessario per dare operatività all’ambizioso programma di portare la fibra in tutto il Paese per metterci al pari col resto d’Europa, destinato altrimenti a rimanere lettera morta.
Per ora, possiamo annoverarlo tra i tanti annunci pieni di buoni propositi ai quali questo Governo, come e più di altri, ci ha abituato. C’è da credere che tale resterà per un bel po’, almeno fino a quando non sarà sciolto il vero nodo legato a questo Piano: chi poserà questa benedetta fibra?

La partita è grossa, non solo per i 4,2 miliardi di soldi pubblici messi sul piatto, tra fondi europei e nazionali, ma anche perché quest’infrastruttura è destinata a rappresentare in futuro un asset sempre più strategico: chi ne avrà la gestione potrà condizionare la vita economica e perfino politica di questo Paese.
Senza andare a scomodare tutto il dibattito sulla neutralità della rete, il forte binomio “rete = servizi” dovrebbe far sì che l’opinione pubblica segua con molta attenzione questo progetto e che tutto avvenga nella massima trasparenza.
Per ora non si può certo dire che ciò stia accadendo: pare infatti che anziché decidere le regole prima di iniziare a giocare, qui si stia trattando per capire chi saranno i giocatori e quale dovrà essere il risultato finale, per poi formulare le regole a proprio uso e consumo.
Eppure chi le regole dovrebbe farle, ovvero il Governo, sembrava avere le idee molto chiare fino a poco tempo fa, addirittura ancor prima di costituirsi: già nel programma con cui nel dicembre 2013 Renzi stravinse le primarie del Pd, l’allora sindaco di Firenze aveva molto chiaro il da farsi, ovvero la

“Realizzazione di un Next Generation Network (NGN) messo a disposizione di tutti gli operatori di telecomunicazioni a parità di condizioni tecniche ed economiche e di proprietà di un soggetto esclusivamente pubblico senza fine di lucro e non scalabile promosso da Cassa Depositi e Prestiti”

Il concetto, seppur in modo più fumoso e articolato, viene ribadito anche nel piano presentato dal Governo a marzo (pag. 45 e ss.).
E pensare che un soggetto pubblico con le caratteristiche che piacciono (o piacevano) a Renzi c’è già: si chiama Metroweb Sviluppo, è controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti attraverso il Fondo F2I e il Fondo Strategico Italiano. E’ l’operatore che ha portato la fibra nelle case dei milanesi (tecnologia FTTH), ed è destinato a diventare il principale veicolo delle risorse pubbliche per la banda ultralarga.

Tutto pronto per partire dunque!

E invece no, perché si è messo di traverso un soggetto che a questo gioco non vuole starci, visto che è abituato a controllare sia la rete che i servizi che ci passano dentro: Telecom Italia, la quale qualche giorno dopo il varo del Piano si è affrettata a comunicare di essere interessata all’acquisizione del 51% di Metroweb.

Una mossa che non è piaciuta agli altri operatori a seguito della quale il Governo, per non saper né leggere e né scrivere, ha chiesto un parere all’Antitrust.

E l’Autorità si è espressa, con chiarezza, il 30 marzo scorso: è lesivo della concorrenza che in contributi pubblici previsti per la banda ultralarga vadano ad un operatore integrato verticalmente (cioè gestore della rete e al contempo fornitore di servizi per gli utenti finali), mentre lo scenario migliore sarebbe quello con protagonista un operatore “puro”, al massimo controllato da un “condominio” di operatori, nessuno dei quali però in posizione dominante.
Ma Telecom non molla e le pressioni sul Governo continuano, tanto che i primi di aprile Renzi e Patuano si sono incontrti proprio per discutere dei piani dell’azienda sulla banda ultralarga.
Vigiliamo quindi, perché rischiamo di assistere all’ennesima infrastruttura realizzata in barba a neutralità e concorrenza, all’ennesima partita falsata ancor prima che cominciare.

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Pubblicato da Luca Spaziani

Luca Spaziani è cieco dalla nascita, sposato, laureato in Giornalismo, giornalista freelance, addetto stampa e Digital PR. Liberale, scrive di tecnologia ed economia. Crede che l’innovazione possa migliorare la qualità della vita, specie delle persone con handicap.

Una risposta a “Banda ultralarga, tempi ultralunghi”

  1. E i tempi si allungheranno ancora: ieri pomeriggio il Ministero dello sviluppo economico ha diffuso la notizia che sottoporrà il Piano ad una nuova consultazione, che sarà avviata a giorni e durerà un mese, a seguito dell’intenzione espressa da Telecom di voler cablare con la “fibra fino a casa” (FTTH) 40 città italiane da qui al 2018. La sfida tra Governo e Telecom continua, e intanto i cittadini aspettano…

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