Il furgone 2.0, elettrico e driverless

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driverless

Da Stoccolma la rivoluzione dei trasporti leggeri tra guida autonoma e remota

Dal punto di vista dell’informazione globale, io lo adoro il mondo di oggi perché se hai le “antenne dritte” puoi già sapere come sarà il mondo di domani – o quanto meno dove andrà a parare. E l’aspetto più interessante è che questi imput arrivano da ogni angolo del pianeta. Penso, per esempio, ad Einride, una startup svedese, con sedi a Stoccolma e Gothenburg, specializzata nel trasporto elettrico a guida autonoma. Andatevelo a vedere il sito: www.einride.eu.

Fanno una specie di inquietante furgone del latte senza il lattaio che invece è tutt’altro. Si chiama T-Pod. E lo slogan del sito dice già tutto:

“No Cabin. All-Electric”

In pratica è un furgone ristilizzato, bianco-argentato, che per l’appunto sembra anche una lavatrice con le ruote, senza il guidatore, che trasporta una montagna di roba e promette di rivoluzionare il mondo dei trasporti locali ed extra-cittadini.

D’altronde in Svezia hanno inventato la Volvo e l’Ikea…

Questo “trappolone” – in senso buono, per l’amor di Odino – è lungo 7 metri e conta su una capacità a pieno carico di 20 tonnellate, equivalenti a 15 pallet standard. Per un’autonomia di marcia – a zero impatto nocivo! – di circa 200 chilometri. L’ambito, quindi, è quello dei piccoli autotrasporti pesanti, settore agguerritissimo perché riguarda il business futuro di aziende del calibro di Amazon, Google e tante altre che mirano sempre di più a chiudere il cerchio su tutta la loro filiera.

E dalla cartella stampa aziendale sappiamo anche quali sono i valori aggiunti immaginati da Einride per il suo T-Pod; ossia trasportare fino a 2 milioni di pallet l’anno, equivalenti alle emissioni di CO2 di 400mila automobili sulla stessa distanza. Con un piano di partenza ben concreto, visto che l’azienda svedese entro il 2020 sguinzaglierà a pieno regime circa 200 T-Pod sulla tratta nazionale Gothenburg – Helsingborg, stazioni di ricarica comprese.

A dire la verità a me la guida autonoma un po’ mi inquieta.

Non foss’altro che se il T-Pod non parte subito al verde del semaforo, con chi te la prendi a colpi di clacson? Con un software collegato a un Gps? Non c’è gusto! Ma a parte le battute, la Einride ha progettato il suo furgone 2.0 a “guida doppia”. Nel senso che a quella prettamente autonoma può subentrare l’assistenza di un operatore umano che guida il T-Pod da remoto. Inquietante resta lo stesso, però questo è il progetto, che ha dei plus evidenti.

Difatti senza il posto occupato dal pilota – sia che la guida sia autonoma sia che venga effettuata in remoto da un uomo – vi è più spazio per le merci e per l’ottimizzazione degli spazi sul furgone-lavatrice. Inoltre il “piano B” legato alla risorsa umana che può guidare a distanza il camion consente di mandare avanti il progetto con più tranquillità a fronte delle problematiche che continuano a manifestarsi in tutto il mondo sui progetti di guida autonoma. Senza dimenticare un altro aspetto fondamentale. La guida umana a distanza consentirebbe di bilanciare l’esubero di forza lavoro generato dalla guida autonoma. Insomma, un intelligente colpo al cerchio e uno alla botte.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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