Fatti non foste per vivere con efficienza

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Prossima ad una stretta ansa del fiume Tamigi, non lontano dal centro di Londra sorge la grande area di Canary Wharf, ancor più vicina alla dissonante realtà delle case popolari della Isle of dogs, la penisola sede storica dei moli e dei bacini portuali così estesi da farne veramente un’isola de facto.
Si tratta di una grande area più estesa di 400mila kilometri quadrati, fatta di vetro e acciaio che svetta verso il cielo, in cui si riversano quotidianamente decine di migliaia di pendolari. In Canada Square, in due grattacieli comunicanti fra loro, sta la sede di Citigroup che gestisce uno dei centri operazioni in valuta più grandi al mondo, un formicaio di menti e portafogli.
Qui la teoria incontra la finanza, e vi troviamo ogni maledetto modello economico, sviluppato, modificato e adeguato, talvolta in modi magari non coerenti con la sua astratta e coerente bellezza, ma che diamine!, il fine principale è far soldi, non piacere.
Nel grattacielo 2, raggiungibile solo con un doppio badge di accesso, un intero piano è dedicato alle contrattazioni: un centinaio di impiegati, di cui alcuni con conoscenze, esperienza e istruzione veramente da paura, lavorano instancabilmente al settore valutario. Avviciniamoci a un paio di loro in particolare.
Questi ragazzi passano le giornate a studiare gli ordini dei clienti, alla ricerca di configurazioni da poter sfruttare. É un po’ quanto viene fatto sul sito di un amico di PianoInclinato quando vengono pubblicate le posizioni di Small, Large e Commercial Traders, oppure si tengono sotto osservazione i comportamenti degli operatori a breve e di quelli a lunga.
Ma come è possibile che questi analisti ignorino le teorie accademiche? Si tratta infatti di quel genere di informazioni che sarebbero inutili se i mercati fossero efficienti. Andassero a studiarsi nuovamente Eugene Fama e la sua ipotesi dei mercati efficienti!

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Tutti a scuola. Di nuovo

Fra gli anni 60 e 70 un bravo ragazzo di Chicago, il nostro Eugene, promettente e brillante economista che sarebbe cresciuto accademicamente a fianco del matematico Benoit Mandelbrot, il padre della geometria frattale, passava il tempo a studiare finanza invece di fumarsi canne con la generazione dei fiori.
Erano gli anni in cui le teorie di Markowitz, Cowles e Bachelier cominciavano a prendere piede, e la realtà doveva assomigliare alle loro ipotesi: movimenti erratici dei prezzi, distribuzioni indipendenti e identicamente distribuite delle variazioni di prezzo

mercato vs consulenza 1-0

Fama, condensò questi risultati in una teoria coerente cui diede il nome di ipotesi del mercato efficente. L’idea fondamentale è che in un mercato ideale i prezzi dei titoli riflettono pienamente tutte le informazioni pertinenti. Ne discende che il prezzo sia sempre quello “giusto” e che esistano tanti compratori per tanti venditori.
Compratore e venditore possono avere intuizioni diverse sull’andamento del titolo che si scambiano, uno è rialzista e l’altro ribassista, ma concordano sul fatto che il prezzo odierno sia “giusto” date le informazioni disponibili.
I prezzi allora fluttuerebbero in modo irregolare in un intorno del loro fair value e l’eventuale divergenza dei prezzi di mercato dai loro valori teorici dipende soltanto dal grado di efficienza del mercato di riferimento. Essere rialzista o ribassista diventa quindi un’esercizio di volteggio in aria senza rete.
Un trader di borsa, studiando il bilancio attuale e prospettico di una azienda e raccogliendo informazioni sul mercato, ritiene che il debito finanziario diventerà insostenibile rispetto alla politica dei dividendi, e decide di vendere il titolo. Secondo Fama riesce a farlo al prezzo desiderato spuntando un extra guadagno? Non ci riuscirà, se il mercato è efficiente (del tipo c.d.semi-forte, cioè considera tutte le informazioni di pubblico dominio), perché altri avranno fatto il suo stesso ragionamento e il prezzo “giusto” si adeguerebbe al minor livello ipotizzato

.


Cambiamo esempio: anche i traders che sfruttino informazioni privilegiate non fanno crollare l’ipotesi di efficienza, perché i mercati si accorgerebbero in poco tempo delle mosse “strane” fatte dagli insiders e si adeguerebbero vanificandone gli ulteriori guadagni (efficienza forte) .
Se questo fosse vero, allora battere il mercato sarebbe impossibile. Per questo poco sopra avevo parlato di “intuizioni” diverse fra compratore e venditore: una “opinione” si basa su deduzioni tratte dalle informazioni disponibili, ma l’intuito è diverso, è casuale e volubile.
Il fatto che Warren Buffet abbia fatto milioni di dollari col trading è quindi puro culo.
Chi facesse trading adottando questa conclusione ne trarrebbe una morale scoraggiante: non vale la pena spendere soldi e tempo a fare calcoli e acquisire informazioni; è meno costoso sedersi, comprare un indice borsistico e procedere come il mercato. É la tesi dei primi fondi di investimento indicizzati.
Tuttavia sarebbe curioso sapere cosa succederebbe se tutti ma proprio tutti ragionassero così, aspettandosi che tale conclusione sia razionale.
Samuelson economista al MIT suggerì ai gestori di portafoglio di darsi all’insegnamento del greco oppure all’idraulica, un suggerimento che avrebbe dovuto far incazzare parecchi professionisti del trading di Wall Street, che invece continuarono indifferenti il proprio business. Anzi gira fra i traders una storiella divertente:

Un economista un giorno passeggiando vede un biglietto da 20 dollari sul marciapiede, ma non si ferma a raccoglierlo. “Sicuramente”-pensa-“anche qualcun altro lo avrà visto e lo tirerà su”

Tuttavia leggetevi questa intervista a Fama per capire che il re è meno “realista” di quanto vogliamo attribuirgli.
L’idea che il mercato riesca velocemente a scontare tutte le informazioni pertinenti, direi che è ormai geneticamente parte del nostro bagaglio di conoscenze. Ma quello che invece succede nella realtà, instilla qualche dubbio in tanta convinzione.

La sporca realtà
Torniamo dai nostri amici di Citi, che in tutto questo tempo non si sono mossi dai loro terminali salvo per attaccarsi al telefono e impartire ordini o informazioni da vendere ai propri clienti della consulenza. Perchè si ostinano a farlo, malgrado Fama?
Semplice: i mercati non sono efficienti. Perché lo siano è necessario che gli operatori siano tutti uguali e dimensionalmente piccoli (in termini di masse monetarie gestite), tutti identicamente razionali e tutti dotati di un set completo di informazioni, e le loro reazioni e la loro capacità di calcolo e decisionale siano immediate.
Un po’ difficile che tutto questo accada nella realtà: i risparmiatori e gli operatori professionali non hanno tutti lo stesso orizzonte temporale di investimento (il mio fondo pensione o una gestione separata non hanno lo stesso timing di un hedge fund né la stessa gestione), né gli operatori hanno tutti le stesse aspettative, nè lo stesso stile di gestione (buy&hold piuttosto che gestione attiva e/o market timing).
Può sempre capitare che le informazioni vengano fraintese, e non solo perchè ad un certo punto dilaghi il panico: spesso ci vuole tempo per valutare la reale portata di un nuovo dato, e comunque c’è sempre di mezzo l’emotività. E se avete dei dubbi andate a rileggervi la giustificatamente schizofrenica reazione dei mercati al primo piano di salvataggio di MPS nell’estate 2016, ed erano passati già 10 giorni dalla sua pubblicazione.

Gli studi sulla finanza comportamentale hanno portato alla luce l’esistenza di questi atteggiamenti, ma essi sono istintivamente sfruttati dai traders da molti anni prima.
Ecco perché a Wall Street se ne fotterono delle parole di scherno di Samuelson. Riposi in pace.

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Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.
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