Frenate e sterzate degli investimenti in Cina

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L’economia cinese sta rallentando e la Cina non riuscirà così a raggiungere il tasso annuo atteso di crescita del PIL. Sebbene Pechino fatichi a riconoscere il peggioramento delle condizioni macroeconomiche nazionali, gli indicatori economici riflettono chiaramente le difficoltà incontrate ad oggi dal governo cinese.

Il tasso di crescita degli investimenti rappresenta uno dei più importanti indicatori di un’economia che nel corso degli anni è stata trainata dagli investimenti. A una prima occhiata al grafico sottostante si percepisce chiaramente che le tendenze per gli investimenti stanno peggiorando in modo sostanziale.

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Un’ulteriore preoccupazione per il livello di investimento per i prossimi mesi proviene da un recente annuncio da parte del governo. Pechino ha posto un tetto sul debito delle amministrazioni locali. La decisione era nell’aria e poche settimane fa è stato fatto il passo per farla diventare realtà. In questo modo si creerà un ulteriore vincolo per i nuovi investimenti. I governi locali non avranno più la libertà a cui erano stati abituati nel fare le scelte di investimento. Pechino sta cercando di centralizzare le decisioni sugli investimenti per controllare meglio il vertiginoso aumento del debito pubblico.

C’è anche un’ulteriore causa di preoccupazione che spaventa non poco Pechino. Quest’ultima non ha influenzato i risultati sugli investimenti del primo semestre, ma senza dubbio impatterà il livello degli investimenti nei trimestri a venire. Secondo Dariusz Józef Kowalczyk, economista senior alla Credit Agricole, i dati del primo semestre non riflettono il recente crollo dei mercati azionari, che ha ridotto i consumi e deviato i prestiti bancari lontano dall’economia reale, per metterli a disposizione del governo che ha deciso nella prima fase di sgonfiamento della bolla di intervenire attivamente sul mercato azionario iniettando liquidità. Come conseguenza meno fondi per l’economia reale strozzeranno ulteriormente il livello di investimento complessivo.

Parliamo un po’ di numeri. Nel complesso gli investimenti in asset fissi, indicatore cruciale della seconda più grande economia mondiale, è aumentato dell’11,4 % (senza considerare lo sviluppo rurale) rispetto al primo semestre dello scorso anno, secondo i dati diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica. Complessivamente gli investimenti in H1 sono stati valutati pari a 23.713,2 miliardi di Yuan.

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Andando più nel dettaglio, da gennaio a giugno, gli investimenti nel settore primario hanno raggiunti i 615,9 miliardi di Yuan, aumentando così del 27,8 % rispetto all’anno passato. Per quanto riguarda l’industria secondaria hanno raggiunto quota 9.744,6 miliardi di Yuan, un aumento del 9,3 % annuo. Uno dei problemi principali nella sfera industriale è la capacità in eccesso di alcuni settori, congiuntamente con un basso livello dei consumi domestici. Gli investimenti nel settore minerario, manifatturiero, nell’energia elettrica e nel gas hanno visto tutti un ritmo di crescita più lento. In particolare, è stata l’Industria mineraria a guidare il declino. L’investimento nell’industria mineraria si è attestato a 526,1 miliardi di Yuan, un sostanziale calo annuo del 7,7 %.

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Nel settore terziario gli investimenti sono stati contabilizzati per una cifra pari a 13.352,7 miliardi di Yuan, un aumento anno su anno del 12,4 %. Gli investimenti in infrastrutture (esclusa l’elettricità) sono stati di 4.060,1 miliardi di Yuan, un aumento del 19,1 % anno su anno.

La National Development and Reform Commission, responsabile della pianificazione economica nazionale, ha approvato negli ultimi mesi svariati progetti (valutati circa 884,2 miliardi di Yuan), compresa la costruzione e l’ampliamento di aeroporti, ponti, linee ferroviarie ad alta velocità, e il miglioramento dei sistemi di trasporto urbano.

 

Nel 2014 sono state emanate nuove norme nell’ambito delle infrastrutture. Nel settembre scorso il Ministero delle Finanze cinese ha emesso un avviso volto a promuovere le partnership tra il settore pubblico e quello privato (PPP), in modo da incoraggiare più capitale sociale destinato agli investimenti in infrastrutture. Il mese successivo, il Consiglio di Stato ha deciso di semplificare l’approvazione dei progetti di investimento in infrastrutture.

Per fornire sostegno finanziario per la realizzazione di nuove opere sono stati fondi dotati delle risorse economiche necessarie. I più importanti sono il New Silk Road Fund e l’Asian Infrastructure Investment Bank, considerati il braccio finanziario dell’imponente progetto strategico denominato “One Belt, One Road”, che porterà ad una maggiore cooperazione tra i paesi dell’Asia, il continente africano e quello europeo.

La spesa pubblica in infrastrutture sta contribuendo a sostenere il livello degli investimenti fissi, con la spesa per le ferrovie e per le strutture pubbliche previste in aumento per i prossimi mesi.

Secondo Lian Ping, capo economista presso Bank of Communications

“Il governo centrale intende sostenere l’economia grazie a massicci investimenti in infrastrutture, in parte perché gli investimenti nel settore immobiliare e nei settori industriali sono ancora deboli in questo momento”.

Il raffreddamento del mercato immobiliare ha pesato molto sull’economia negli ultimi anni. Gli investimenti immobiliari, che influiscono direttamente su circa 40 altri settori di business in Cina, sono da considerare un importante driver delle attività. L’aumento è stato del 4,6 % nel primo semestre dell’anno 2015 rispetto all’anno precedente, segnando la più lenta crescita da marzo 2009 (dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica).  L’investimento immobiliare è stato condizionato da un numero in eccesso di case sul mercato, rimaste per lo più invendute. Detto questo, i bassi investimenti immobiliari, che costituiscono una parte importante dell’investimento totale, continueranno a rappresentare uno dei principali rischi per l’economia cinese fino a che lo sconfinato inventario di case invendute diminuirà rendendo il mercato nuovamente attivo.

Molti economisti si aspettano una modesta ripresa della crescita per i prossimi sei mesi, grazie agli effetti dovute alle misure di politica monetaria messe in atto e grazie al mercato immobiliare in via di stabilizzazione. Tuttavia altri analisti hanno contestato l’ottimismo di queste prospettive. A parere di questi ultimi pesano troppo l’enorme quantità di case invendute, la capacità in eccedenza per molte industrie pesanti e gli alti livelli di debito delle amministrazioni locali, che sta limitando la loro capacità di spesa.

Sebbene la maggior parte degli economisti si aspetti un ulteriore allentamento della politica monetaria più tardi nel 2015, è improbabile che esso possa alterare i trend di investimento, dato anche il crescente impegno del governo per la transizione da un’economia guidata dagli investimenti ad un’economia guidata dai consumi domestici.

A maggior ragione se si considera il recente annuncio di Pechino dell’imposizione di un tetto massimo di indebitamento per le amministrazioni locali.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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