Gamestop e la finanza democratica

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Sono un operatore professionale sui mercati finanziari, faccio questo mestiere da più di vent’anni, e la vicenda GameStop non poteva non catturare la mia attenzione.

Di che si tratta?

Si trovano molte spiegazioni sui siti di news, quindi non mi dilungherò: piccoli trader si sono aggregati su un social network (Reddit) per decidere di comprare azioni su cui erano presenti molte posizioni ribassiste, provocando un rialzo del prezzo dei titoli che ha costretto gli operatori a ribasso a comprare le medesime azioni per coprirsi (short squeeze). Questa strategia coordinata sulla pagina di WallStreetBets è stata affiancata da un’altra, già attuata abbondantemente tra settembre e ottobre sui titoli FAANG: acquisto di opzioni call ampiamente out-of-the-money (cioé con un prezzo di esercizio notevolmente più alto del prezzo di mercato corrente) per costringere chi emette le opzioni ad acquistare azioni per coprire la propria posizione, facendo salire i prezzi in una spirale che consente con pochi capitali di spingere grandi player a comprare enormi quantità di azioni (gamma squeeze).

Che male c’è?

Molti si sono interrogati sulla vicenda, sostenendo che se piccoli investitori si comportano come i grandi e riescono a imporre la forza del loro numero non c’è niente di male, se non addirittura è un salutare contrappasso per punire i “padroni dell’Universo” – per citare il bel libro di Tom Wolfe “Il falò delle vanità”. Andrew Beer, managing member di Dynamic Beta Investments, ha -per esempio- dichiarato:

“è un altro passo avanti nella democratizzazione degli investimenti, una strategia disponibile per chiunque abbia un computer. Oggi forse non emerge ancora in maniera chiara, ma si tratta di un vero progresso”

Mi arrogo l’onere di dissentire energicamente.

Inquadriamo meglio la vicenda

Tanto per cominciare, l’aggregazione ed il coordinamento di comportamenti di singoli investitori al fine di alterare il prezzo di un titolo sui mercati è un comportamento illegale. Appartiene alla categoria dell’aggiotaggio. Lo schema fa leva, prima che su azioni ed opzioni, sull’avidità di tanti singoli piccoli risparmiatori, poco preparati e che vedono le borse come dei casinò (infatti è diffusissima la terribile locuzione “giocare in Borsa“), con l’aggiunta dello spirito di colpire soggetti disumanizzati come degli Hedge Fund, disprezzabili speculatori e affamatori di popoli.

Gamestop WallStreetBets

Evitiamo moralismi

Iniziamo da un concetto semplice: “speculare” significa, letteralmente, guardare lontano. Non c’è nulla di maligno o perverso nel vedere, in proiezione, la traiettoria negativa delle attività di una azienda e contribuire ad una più corretta valutazione di mercato possibile, nell’interesse degli azionisti di quella società. Non è che la “speculazione” sia manifestazione di cinismo e malvagità quando induce ad una discesa dei prezzi e invece eroismo e generosità quando spinge ad una salita. Non mi pare che chi alimentò la “bolla dei tulipani” sia oggi ricordato con piazze e monumenti eretti al loro eroismo.

Per quanto molti, anche tra gli osservatori abituali delle vicende finanziarie, possano essere rimasti affabulati dalla retorica alla Davide contro Golia o del branco di pesci che “finalmente” si vendica contro gli squali, cerchiamo di vedere le cose con obiettività:

Gamestop Reddit

quei tanti “pesciolini” sono destinati a finire in una mattanza, perché comprare per far salire all’impazzata le azioni di una società disastrata (per questo aveva molte posizioni di “ribassisti”) comporta che solo chi vende realizza un profitto, ma lo schema del branco richiede partecipazione massiva. Un manipolo di “veri squali” è probabilmente quello che ha aizzato, con una retorica “anti-sistema”, la massa di piccoli investitori, attirati dai primi facili guadagni.

Ma per quei “pesciolini” partecipare al “gioco” significa comprare azioni di una società in disgrazia, pagandole fino a 30 volte il prezzo che avevano un mese prima. Molti di quei “pesciolini” si ritroveranno col cerino in mano.

Di furbacchioni che fanno “numeri” con titoli “sottili” se ne sono già visti tanti nella storia. Oggi il meccanismo può contare su alcuni ingredienti aggiuntivi:

  • Le Banche Centrali garantiscono in modo sempre più palese un sostegno ai mercati, facendo abbassare la percezione di rischio
  • Gli strumenti di risparmio tradizionali, a reddito fisso, sono ormai ovunque quasi senza rendimento
  • L’erogazione di assegni di sostegno nell’economia dei lockdown garantisce disponibilità liquide maggiori e meno occasioni di spesa
  • L’accessibilità dei mercati attraverso piattaforme di trading, sempre più simili a app di giochi, è aumentata sensibilmente
  • I costi operativi si sono ridotti anche fino a zero

Lo scenario

L’accesso a queste piattaforme senza commissioni, con facoltà di comprare anche frazioni di azioni e strumenti derivati andando “in leva” (cioé indebitandosi) rischia di far avvicinare con troppa faciloneria piccoli risparmiatori inermi (in realtà è esattamente questo il modello di business di tante macchine da “trading on-line facile”), inseguendo la chimera di guadagni facili con operazioni apparentemente semplici, ma che in realtà nascondono le insidie nella complessità non apparente.

Per quanto possiamo essere portati a pensarlo, il lavoro di gestire e far profitto con un hedge fund non è affatto semplice, anche la semplice operatività a ribasso, che è stata presa di mira, presenta opportunità ma anche elevati rischi (come l’andamento di GameStop ha messo ben in chiaro):

Operare a ribasso

Per operare a ribasso, normalmente si prendono in prestito azioni dai broker per venderle sul mercato con l’aspettativa che il prezzo scenda, così da poter riacquistare le stesse azioni (che si deve restituire al broker entro una certa scadenza) guadagnando la differenza.

Sono operazioni che possono dare profitti ampi (tutta la differenza fra il prezzo a cui le si vende e quello a cui giunge, fino ovviamente a zero), ma che sono esposte a perdite illimitate, visto che non c’è un limite che il prezzo di una azione non possa superare. 

Peraltro quei titoli in prestito arrivano spesso da ETF, che incassano lauti proventi per questa operatività, e finiscono per farli arrivare a quegli stessi piccoli risparmiatori che così, inconsapevoli, prendono il loro dividendo dalla “speculazione” e sarebbero poco contenti di vedere scendere i guadagni dei loro investimenti e fondi pensione.

Se proprio si volesse colpire l’operatività bisognerebbe cominciare dal (sugegrire di) non comprare ETF che prestano i loro titoli (per distinguere chi lo fa da chi non lo fa basta leggere il prospetto). Ma chissà come, la lotta per una finanza meo crudele non ci ha mai pensato…

A cosa serve il mercato?

La funzione del mercato è molto chiara e semplice: assegnare i prezzi. Per farlo si basa su un principio semplice e comprovato: la saggezza delle folle (come l’ha definita James Surowiecki). Se singoli perseguono ciò che ritengono individualmente meglio, la somma di tutte queste manifestazioni individuali genera una intelligenza collettiva funzionale. E’ il medesimo principio che sta alla base della democrazia rappresentativa.

Abbiamo assistito a un coordinamento di gruppi di individui, affinché faccessero cose contro il loro giudizio individuale (comprare titoli scadenti), per sfruttare un meccanismo del mercato (obbligo di ricoperture) distorcendone il senso. Chi, come Alexandria Ocasio Cortez

gioisce nel vedere i mercati usati per generarne il malfunzionamento non ha capito che filosoficamente questa operatività (aizzare individui attraverso un social network con menzogne e retorica anti-sistema, trascurando la consapevolezza che molti partecipanti si faranno del male) non è poi così diversa da ciò che abbiamo visto il 6 gennaio a Capitol Hill.

Chi vuole difendere la democrazia dovrebbe presidiare il principio della saggezza delle folle, contrastando chi cerca di pilotare gruppi spacciandoli per aggregazioni di scelte individuali. L’intelligenza collettiva del mercato esiste solo se ogni attore partecipa secondo la propria individuale valutazione (e la sua efficienza è direttamente proporzionale al livello di informazione dei partecipanti)

Quindi ora che si fa?

Ci sono alcune cose che non funzionano e vanno sistemate: il titolo GameStop continua a scambiare su prezzi elevati principalmente a causa della straordinaria quantità di posizioni short aperte. Siamo giunti ad avere il 140% dei titoli esistenti “prenotati” in posizioni a ribasso. Siamo andati ben oltre l’attività che consente al mercato di funzionare meglio, il regolatore dovrà intervenire per impedire che accada ancora in futuro, mettendo dei limiti ai grandi operatori.

Alla stessa maniera permettere di operare in opzioni, a leva, e senza commissioni abbassa eccessivamente le barriere all’ingresso. Corrisponde a far circolare liberamente persone senza patente. Non è democratizzare il mercato, questo, ma renderlo un posto sregolato, selvaggio. E in un ambiente selvaggio, a prevalere son sempre le belve più spietate (più facilmente grossi hedge fund che non investitori improvvisati che seguono un “guru” su un social network); al di là di qualunque retorica sui presunti “eroi del popolo dei piccoli investitori”.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

2 Risposte a “Gamestop e la finanza democratica”

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