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La Legge e la speranza

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L’ex segretario Hu Jin Tao aveva lanciato la parola d’ordine dello “stile scientifico del lavoro” nel PCC e nel “processo di costruzione del socialismo”. La sua insistenza – durata i 10 anni del suo mandato – ha significato almeno 2 cose importanti: l’assenza di un metodo di lavoro lineare e trasparente, l’inattaccabilità di una tradizione, appunto, “non scientifica”. Le sue parole svelavano un problema più grande della diplomazia degli aggettivi: l’inestricabile conflitto di interessi privati, arricchimenti illeciti, violazione delle leggi che hanno accompagnato il pur straordinario sviluppo cinese. L’attuale leader Xi Jin Ping è stato più prosaico: la corruzione, il nepotismo, sono i mali più gravi e difficili da estirpare. La crescita ha portato con sé alcune malattie inevitabili, ma ora è tempo di avviarsi verso una migliore concezione del potere e della governance. Questa impostazione non poteva non condurre a scontri; la vicenda di Bo Xi Lai ne rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. Dietro l’apparente omogeneità del Comitato Centrale, si celano in realtà innumerevoli posizioni, dettate certamente dall’ideologia ma in misura rilevante dalla difesa dei propri interessi. Paradossalmente, il Segretario del Pcc – l’uomo che tutti pensano sia il secondo più potente al mondo – ha margini di manovra ristretti. È un leader di sintesi e deve continuamente mediare, cercare alleanze che tuttavia potrebbero durare lo spazio di un mattino. Governa il paese, ma non lo comanda. È la complicazione della Cina attuale che gli impone la prudenza, sottraendogli peraltro il carisma di Mao o di Deng. Il Pcc vive una contraddizione plateale e drammatica: se insiste sullo “stile scientifico del lavoro”, scevro da aspetti illegali, rischia di dissolversi, perché la fisiologia delle irregolarità rischia di diventarne patologia. Una politica riformatrice dell’organizzazione rischierebbe di ritorcersi contro se stessa.

L’avventura delle imprese cinesi all’estero – un unicum nella millenaria storia – è un chiaro esempio. La contraddizione è eclatante: dovevano portare nel mondo la migliore imprenditoria cinese e sono spesso naufragate nelle regole internazionali che non conoscono e che non vogliono apprendere. Se lo stile di lavoro criticato dallo stesso PCC si afferma in Cina, è ovviamente contrastato al di là della Grande Muraglia. L’etica del lavoro, il rispetto delle regole, i principi morali sui quali sono state costruite le società democratiche non possono essere piegate a interessi particolari o aziendali. Ecco perché gli investimenti cinesi all’estero sono talvolta finiti dalle cronache economiche a quelle giudiziarie.

L’Italia può far qualcosa per intercettare gli investimenti cinesi nel rispetto della legge: assecondare la volontà di pulizia che Pechino proclama, metterla alla prova, migliorare il clima degli affari all’interno del paese. Dare sponda dunque al rinnovamento, perché è la Cina stessa che denuncia i suoi difetti. Il modo migliore è collaborare con le forze più sane: quelle del lavoro, del progresso, della legge, delle norme internazionali. Il rispetto delle regole non è solo un problema per la magistratura o le forze di polizia. Gli indecenti capannoni di Prato vanno combattuti in nome della coscienza civile, della democrazia, del rispetto del lavoro. Se il nostro paese ha ancora un ricordo della ricostruzione, delle conquiste, di un’imprenditoria sana, di un lavoro intelligente e rispettato, deve attrezzarsi meglio per combattere i valori opposti. Se si continua così non si attrae la Cina migliore. Subire violazioni in nome di una benevolenza cinese è un alibi povero, inaccettabile e di corto respiro. Non aiuta né la Cina né i paesi partner. Continua a mantenere in vita un business che alla fine depaupera invece che arricchire. Contemporaneamente Pechino deve selezionare i suoi esponenti più validi e tenere a mente che i momenti più luminosi della sua storia sono stati quelli del sacrificio, del lavoro, della Resistenza, della pace. Non sarà facile per entrambi i paesi. Poco è stato fatto e soprattutto molto è stato concesso. Tuttavia la speranza permane e come sempre spetta alle istituzioni non disattenderla rendendola più flebile.

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Pubblicato da Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

2 Risposte a “La Legge e la speranza”

  1. Excellent analisis !!! excellent !!!! from the “stile scientifico del lavoro” to the “Chinese Dream” with the same corruption that always has been on China history, Do you remember the army of eunuchs that lead the Emperor court in the past, and Bertolucci reperesented so well in his film “The last Emoperor” well, the groups inside the PCC could be the same burocracy +corruption =parasites as those eunuchs were. The politic sistem has changed but the corruption stil the same and continues. So it is inside the society? or the sistem?

  2. Due grandi menti con grandi idee!!!! Excellent analysis !!! excellent !!!! from the slogan “stile scientifico del lavoro” to a new one more 21 century also similar to a foreigner one, the “Chinese Dream” with the same corruption that always has been on China’s history. Do you remember the army of eunuchs that lead the Emperor court in the past? and Bertolucci reperesented so well in his film “The last Emoperor” well, the groups you mention inside the PCC could be the same burocracy +corruption =parasites as those eunuchs were. The politic sistem has changed but the corruption is stil the same and continues. So I wonder it is inside the society? or the sistem? As always good articles, full of information and new point of view to relfect about them, tky for sharing them. Due grandi menti !!!!!!! Dos Mentes Brillantes.!!!!!! Romeo Orlandi-Alberto Forchielli.

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