Pian Piano e i nostri luoghi oscuri: Chris Cunningham

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Esplorare i luoghi oscuri è un’arte difficile ed il rischio dell’autocompiacimento è sempre dietro l’angolo.  Succede anche con il bene, non c’è scampo. Oggi il salotto si traveste da studio psicanalitico, da atelier surrealista e da feroce periferia urbana. Ladies and Gentlemen nel nostro divano si accomoda Chris Cunningham e se si siede lui, noto artista visuale, mi sa che la compagnia di Richard David James aka Aphex Twin sarà inevitabile. Si cucina elettronica oggi.

Li accogliamo a braccia aperte, con tanto di vinsanto e cantuccini. Chris, già notato da Stanley Kubrick poco prima di morire, ha deliziato i videoclippari degli anni 90, collaborando con Bjork e il meglio dell’avanguardia, poi quando stava per diventare una star si è richiuso nell’underground e nella ricerca artistica più sperimentale.  Lo ricordo nel 2001 alla Biennale di Venezia nella selezione Inglese e rammemoro  il turbamento di fronte al suo cortometraggio FLEX, dove ad un deragliamento violento dell’espressività corporea alla Michelangelo, corrisponde uno slancio metafisico intraducibile in termini umani. La dimensione metafisica in Flex respinge e disperde l’umano….  Il nostro eroe esplora la videomusica, gira spot pubblicitari e sempre, anche nei commercials, c’è qualcosa di disturbante, qualcosa che interroga e lascia insoddisfatti.
Primo giro entriamo nella dimensione dell’orrore. Periferie alienanti, omologazione Pasoliniana, televisione come merda radioattiva, tecnica che viola biologicamente l’umano, ispirazione rivolta al primo Cronenberg: Come to Daddy è per palati forti.

Il corpo come modificazione, alterazione e ibridazione è tema costante in Cunningham (e in tutta l’arte contemporanea) così come i corto circuiti della mente, la pazzia e gli stati di coscienza alterati ed incomunicabili. Se il primo video è drammatico il secondo si muove su un registro parodistico, sfottendo a mani basse la cultura hip hop e l’assurdo magma di stereotipi a cui si è aggrappata fastidiosamente questa modalità espressiva, sia in campo musicale che sociale. Sono ormai lontani i Public Enemy e Malcom X o il grande Muhammad Ali.
Windowlicker è il trionfo solipsistico di Aphex Twin, la presa in giro del paradiso mainstream con cui Cunningham è venuto in contatto lavorando con Madonna, lo sberleffo sempiterno alle varie Lady Gaga. L’esplosione di corpi diversi ma con lo “stesso volto” diventa metamorfosi e mostruoso, così come la negazione di una precisa appartenenza di genere.  Se “Come to Daddy” era orrore, qui regna la caricatura amara, come la dipingeva Bosch nella Salita al Calvario. Cunningham fotografa la metastasi del pop, la decadenza di un desiderio ridotto a prodotto da supermercato, con le movenze ed i gesti assurdi e volgari che lo caratterizzano. Siamo oltre Andy Warhol e alla sua poetica delle merci.

Dopo quattro anni di silenzio e ritiro dai riflettori dello star system, il regista torna al pubblico invitato dal MOMA, il prestigioso Museum of Modern Art di New York, dove presenta un audio remix del classico di Gil Scott Heron “New York is killing me” e naturalmente un video che lo accompagna. E’ un’oscura epifania visiva di una Blade Runner contemporanea e futura al contempo. La città degradata di “Come to daddy” diventa qui metropoli opprimente, che nel suo non senso porta il male nel sangue e ammorba chi la frequenta. Una discesa agli inferi che è anche catarsi, un viaggio in uno spazio esteriore che si fa interiore.

Tre schermi e visione stereofonica per un autentico capolavoro  visionario da godere a schermo intero. Uno dei vertici nelle arti visuali del nostro secolo.

Oggi chiudiamo il salotto con un brandello di letteratura. Una tessera dal mosaico di Philip K. Dick, grande visionario e degno nonno di Chris e Richard. Dick, la mente dietro a Blade Runner, è il degno controcanto alle visioni di Cunningham e a chi dare il compito di chiudere la porta del salotto se non a lui?  Buona domenica.

 

Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c’è davvero. Anche se non come l’abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora… o come riusciremo mai a farlo. E secondo… non può aiutarci più di tanto. Forse un po’. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma… non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su.

(Le tre stimmate di Palmer Eldritch)   Philip K. Dick

 

 

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5 commenti su “Pian Piano e i nostri luoghi oscuri: Chris Cunningham

  1. fansonia il said:

    Abitavamo a Milano, san Siro, in una casa che aveva un balcone interamente di cemento. Avevo circa 4 anni e mi arrampicavo su una sedia per mettermi a cavalcioni della balaustra, per vedere cosa c’era al di là. Puoi capire quindi quanto possa essere attratta da tutto ciò che va al di là dell’immediata comprensione, incubi e deviazioni comprese. Non conoscevo i video proposti stamane, e comunque non digerisco i cereali all’avena che mi ostino a mangiare. Mi colpisce molto il panorama cittadino, e’ ostile ed alienante ed è opera dell’uomo che alla fine ne è annientato, come se la periferia volesse vendicarsi di chi l’ha voluta e resa tanto brutta. Ma probabilmente tanta bruttezza non e’ che la proiezione di una irrimediabile oscurità interiore.
    Guardo spesso le persone che incontro e mi chiedo quali siano i loro fantasmi, perché penso che tutti ne abbiano. La differenza sta nella capacità o nella possibilità di scendere a patti con loro.
    Se fossimo un salotto serio, oggi legheremmo saldamente alla poltrona @drdedalo e gli racconteremmo tutto. Me ne vado sul riff di Enter Sandman: che sarà mai infine un uomo di sabbia che viene di notte…

  2. Enrico Marani il said:

    Il lavoro visivo fatto sul brano di Gil Scott Heron è incredibile. Certo siamo ad un’estremità, è un salotto un po’ violento e indigesto.

    Tuttavia l’arte non deve essere consolatoria e per tutti i palati, lo sapeva bene Kubrick che lo aveva voluto accanto a sé per il progetto Artificial Intelligence, poi finito fra le mani di Spielberg dopo la morte del Maestro.

    Dr Dedalo? Adesso lo vado a stanare su twitter.

  3. The Virgin Suicides il said:

    La migliore puntata di tutta la storia di Pian Piano.
    Non ho avuto il tempo di intervenire, ma lo farò a breve.
    Sono in estasi.

    Sabato notte, dopo essermi abbeverata alla fonte del sapere (Franciacorta, Cà del bosco, Vintage), discorrevo con un caro amico di MULTIVERSO (Teoria delle stringhe ed universi paralleli).
    E tutto scorreva …

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