Banca Intesa arriva a Samarcanda

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T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda Eri lontanissimo due giorni fa, Ho temuto che per ascoltar la banda Non facessi in tempo ad arrivare qua

Così come il soldato, tornato dalla guerra, corre incontro al suo inevitabile destino cantato da Vecchioni, così anche i risparmiatori erano destinati da tempo a incontrare il loro presso le banche cui hanno affidato i propri depositi.
Era inevitabile che accadesse, molti economisti da un pò ritenevano una anomalia che i tassi sui depositi non si adeguassero al livello negativo imposto dalla politica monetaria. Una anomalia comprensibile ma pur sempre una anomalia destinata a ritrovare un equilibrio stabile.
Tuttavia l’ingegno fantasioso dei nostri banchieri è riuscito a presentarci nuovamente soluzioni grottesche di cui facevamo volentieri a meno.

L’ANTEFATTO

Nel 2014 Mario Draghi aveva pensato bene di sollecitare l’impiego nell’economia reale dei fondi bancari, altrimenti fermi nei depositi presso la BCE, rendendo negativo il tasso sui depositi (depo rate), facendone così una tassa sulle giacenze immobili nei conti a Francoforte.

Ma nisba! Le banche hanno preferito tenere i soldi fermi precauzionalmente lì e assorbire la perdita in bilancio piuttosto che rischiare concedendoli a prestito. Neppure l’idea di traslare i costi sui correntisti è passata loro di mente, temendone un danno di immagine notevole.

Se vi ricordate bene, neppure un anno fa parecchie banche, “prese alla sprovvista” dalle pesanti spese di contribuzione al Fondo di risoluzione ex BRRD e dai costi del Fondo garanzia depositi, avevano sobriamente comunicato ai propri correntisti un aumento a pioggia di tutta una serie di commissioni per i servizi bancari.
La maggior parte, poco fantasiosa, si limitò al ritocco dei canoni mensili dei conti correnti, i più intraprendenti aumentarono le spese di liquidazione (l’ex Banco Popolare) o il canone dell’internet banking (UBI). Ma come negare il primo premio all’audacia di Deutsche Bank che avvisava i propri correntisti di un generico addebito una tantum di oltre 24 euro?

Passa un anno, e ecco che si ripresenta l’ineluttabile destino cui si pensava di fuggire a cavallo ‘fra grilli e cicale’ (ogni riferimento a politici pentastellati o governi gigliati è puramente casuale).
Il persistere di tassi negativi su depositi e sui titoli di Stato, di tassi appiattiti ai minimi sugli impieghi, in concomitanza con la fuga dal rischio (e quindi anche dal potenziale rendimento) hanno infine avuto la meglio sulla resistenza gandhiana dei bilanci bancari: a fronte di un tasso negativo pagato sui depositi, la banca capitola e lo trasla al risparmiatore.

Ad aprire le danze è nientepopodimeno che Intesa SanPaolo, ma ci aspettiamo che altri istituti si allineino a questa iniziativa, d’altronde la BCE ha fatto un danno urbi et orbi, no?
Ma Intesa non ha optato per applicare un tasso negativo ai propri correntisti, bensì ha studiato un curioso algoritmo per determinare una commissione da aggiungere al canone mensile del conto.

Apprezzabile anche il tempismo di questi aumenti che gettano dalla finestra i toni trionfanti di di questa pubblicazione di Banca d’Italia che annuncia il trend dei costi dei conti bancari come calante da anni ininterrottamente.

CORRI CAVALLO, CORRI TI PREGO

Un anno fa gli aumenti furono a pioggia e, come dire?, democratici ed egualitari, ora invece assumono contorni fra l’inquietante e il surreale.
Il meccanismo studiato per il calcolo del balzello ha il demerito di non essere progressivo, intacca maggiormente i depositi più anziani rispetto ai più recenti e colpisce i retailers salvaguardando i grandi patrimoni.
Dalle informazioni che ho raccolto si applica ai clienti di Intesa SanPaolo, escludendo quindi la sua banca private che è Fideuram ISP Private Bank, quindi i fortunati squattrinati sono sempre gli stessi: i medio/piccoli risparmiatori.

L’algoritmo di calcolo considera la variazione annua cumulata del depo rate dall’anno di accensione del conto (retrocedendo massimo fino al 2009) ad oggi e la moltiplica al saldo medio di conto registrato nel 2016, con un massimo di 10 euro al mese. Il meccanismo punisce, a parità di depositi in conto, i conti con più anzianità rispetto ai più recenti, palesemente stravolgendo il concetto di fidelizzazione: basta un saldo di diecimila euro su un conto aperto da otto anni per beccarsi il massimo aumento previsto di 10 euro mensili.
Oltre i 30.000 euro di saldo e tre anni di anzianità bancaria, il balzello è indifferentemente bloccato al costo massimo di dieci euro: eventuali giacenze milionarie su altri conti pagano come un piccolo risparmiatore anziano con diecimila euro. Alla faccia della progressività!

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Se alternativamente la banca avesse optato per l’applicazione di un tasso negativo, l’imposizione avrebbe garantito progressività e i correntisti avrebbero avuto la facoltà/libertà di pagare di meno semplicemente dirottando le giacenze su altri istituti o direttamente sotto il materasso (al netto degli impliciti costi “assicurativi” legati al rischio di tenere a casa i contanti).
Invece, operando così, la banca impone ai correntisti un balzello su dati storici immodificabili, senza correlazione con il costo attuale di detenere giacenze costose presso BCE, limitando la loro facoltà di disporre liberamente, economicamente e efficacemente la destinazione dei propri risparmi.
Ma ho l’impressione che la scelta di un tasso negativo avrebbe avuto un impatto mediatico notevole sulla reputazione di una banca (oltre a fruttare meno commissioni, penso malignamente). Si è perciò preferita una scelta ipocrita e liberticida. Ma il sistema è forte e sano, quindi evitate i soliti luoghi comuni.

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Banchiere Cannibale

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