Una storia Real: tangibile, concreta

Ricordo molto bene che quand’ero un liceale e studiavo le bandiere e le monete del mondo per diletto, la moneta brasiliana fosse il Cruzeiro, tuttavia oggi dò per scontato che l’economia carioca usi il Real. Collegare questi due elementi mi ha generato una curiosità: scoprire la storia del Cruzeiro e del Real, così ho deciso di “partire” per il SudAmerica e ho trovato una storia che sotto diversi punti di vista è estremamente interessante. Mettiamo un po’ di musica e venite con me nel colorato, lussureggiante, gioioso Paese della samba, del bel calcio e del carnevale: il Brasile.

Non occorre andare troppo indietro nel tempo: tra il 1981 ed il 1994 l’inflazione in Brasile è sempre rimasta (tranne che in un solo caso) oltre la soglia del 100% annuo, superando in quattro di questi anni il 1000%. Ma forse il tasso annuo, su dimensioni del genere, non rende bene l’idea; facciamo un esempio concreto: nel 1990 l’inflazione era dell’80% mensile. Immaginate di andare al supermercato a comprare le uova, la confezione da 1€. L’indomani ritroveremo le stesse uova a 1,02€ ed il giorno seguente a 1,04€. Il mese dopo il prezzo sarà quasi raddoppiato, e dopo un anno quella confezione di uova sarà arrivata a costare oltre 350€.

La situazione era talmente folle che i prezzi al dettaglio venivano aggiornati ogni giorno. Un addetto aggiornava i prezzi sugli scaffali quotidianamente, e la sfida per ogni consumatore era quella di correre a prendere il prodotto prima che l’addetto aggiornasse l’etichetta. Si faceva la spesa col fiatone, insomma.

 

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Quando si vivono certe situazioni le percezioni sono alterate, non ci si rende conto della dimensione numerica del fenomeno, si sa che i prezzi sono saliti e ci si aspetta che saliranno, non si sa di quanto. Lo stesso titolare del negozio non sa di quanto farà alzare i prezzi all’addetto agli scaffali nei giorni seguenti. Qualcuno decide di aggiornare i prezzi di un coefficiente fisso, ad esempio 2% al giorno, qualcun altro registra gli aumenti di costi applicati dai fornitori e li ribalta sui prezzi dei prodotti, altri ancora usano come riferimento il cambio con il dollaro. Immaginiamoci questi commercianti di San Paolo che si incrociano la mattina per bere un caffè, scambiano due parole sul calcio e poi ragionano sul cambio dollaro/cruzeiro, per poi applicare -a spanne- una rivalutazione ai prezzi della loro merce.

La situazione era il frutto delle scelte fatte nel passato: il Brasile decise di costruire una nuova capitale, Brasilia, dal nulla, piena di grandi palazzi disegnati da architetti di grido, ma non aveva riserve. Basandosi sulla propria sovranità monetaria, finanziò i progetti stampando denaro. I cantieri portarono lavoro, certo, ma la creazione smodata di denaro portò delle ripercussioni. Con un’inflazione così elevata, il denaro si svaluta rapidamente. Ricevere uno stipendio, o un pagamento, fa partire immediatamente un “tassametro”, si arrivava a chiudere le attività, come la produzione di birra, perché i tempi di produzione erano troppo lunghi.

In quegli anni l’inflazione era quindi la questione politica per eccellenza del Paese. E per affrontarla si susseguirono diversi tentativi, tutti fallimentari, prima di giungere ad una imprevedibile svolta.

 Il primo a provarci fu il presidente Sarney nel 1985, con una ricetta semplice semplice: i negozianti alzano i prezzi? Bisogna rendere illegale l’innalzamento dei prezzi. Fu così imposto un blocco dei prezzi. Ma in un generale contesto inflattivo, mentre si stampa denaro con gran lena, e con le banche che -per poter attirare depositi- pagavano interessi superiori all’inflazione, nessuno credette che il blocco potesse durare. Era la pacchia delle vacche, perché i macellai si rifiutavano di mattare il bestiame, in attesa che i prezzi si sbloccassero e, come loro, lo stesso valeva per le altre attività. Si fermò tutto, le merci venivano nascoste, ed i consumatori non trovavano più niente di ciò che cercavano.

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Il denaro continuava a moltiplicarsi, le banche pagavano più del 2000% annuo di interesse ai correntisti. Il successivo presidente, Collor de Mello, avviò il suo piano nel 1990: bisogna fermare le stampanti, dare un taglio all’espansione monetaria.

“Questo farà necessariamente scendere l’inflazione”

Naturalmente occorreva bloccare anche l’effetto di moltiplicazione che derivava dagli interessi bancari, per cui Collor de Mello decretò la chiusura delle banche per tre giorni, il congelamento dell’80% di ogni valore privato, un blocco agli stipendi, un’imposta patrimoniale, ed un innalzamento delle aliquote fiscali.

Una cura da cavallo che venne percepita come un esproprio autoritario, distruggendo il rispetto verso le istituzioni. Il presidente Collor fu oggetto di impeachement

La manovra aveva fatto scendere l’inflazione al 7,6% mensile quando si insediò un nuovo presidente, Itamar Franco, con un nuovo governo, che dovette riprendere l’espansione monetaria per placare l’opinione pubblica facendo tornare l’inflazione rapidamente verso il 50% mensile. E qui compare sulla scena l’eroe che non ti aspetti, l’economista fuori degli schemi, l’uomo della svolta: Edmar Bacha. Convocato dal nuovo ministro delle Finanze, Cardoso:

“Abbiamo bisogno di te, il Paese sta andando a rotoli”

 

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Bacha sapeva che non era possibile aggiustare le cose con un colpo di genio (o di bacchetta magica), che occorreva un lungo, difficile, complesso piano macroeconomico a passi graduali. Rifiutò l’incarico, ritenendo impossibile combinare il suo lavoro con il populismo imperante.

Il Senato gli offrì un mandato in bianco, e Bacha si decise a avviare il “piano Real

Il punto era, oltre a rimuovere le cause strutturali della formazione dell’inflazione -l’espansione monetaria- ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica nella moneta. Così Bacha ed il suo team studiarono una nuova moneta, che fosse stabile, affidabile, credibile. Una moneta virtuale, non stampata. Falsa. così falsa che la chiamarono

Unità di Valore Reale (UVR)

Le persone avrebbero continuato ad usare i loro cruzeiro, ma per ogni bene sarebbe stato esposto il prezzo in UVR, così come in UVR venivano espressi gli stipendi, le tasse… Il risultato fu che, andando all’emporio alimentari, alla domanda: “quanto costa un litro di latte?” la prospettiva del consumatore veniva ribaltata.

“costa 1 UVR”

ogni negoziante riceveva giornalmente una tabella di conversione e poteva così “tradurre” -per esempio- il prezzo del latte in 7 cruzeiro.

La settimana dopo il consumatore avrebbe trovato la stessa confezione di latte allo stesso prezzo: 1 UVR, semplicemente la tabella di conversione avrebbe indicato -poniamo- 10 cruzeiro. E così via.

I cittadini iniziarono a pensare nella moneta virtuale, perché gli stipendi erano espressi in UVR, come i prezzi, ed ogni altra informazione economica. In breve iniziarono a desiderarla materialmente. Fu un’operazione ad alto tasso di azzardo: portare le persone a non considerare la moneta vera, che stava nelle loro tasche, per pensare in una moneta virtuale, frutto di una fantasia contabile.

Quando fu raggiunta una buona sincronia nell’economia reale, per esempio i negozianti non sentivano l’esigenza di correggere i prezzi in UVR, il governo dichiarò che la moneta virtuale si sarebbe trasformata in moneta reale, il cruzeiro sarebbe stato messo al bando e tutto sarebbe stato pagato in UVR.

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Il 1° luglio del 1994 la Banca Centrale brasiliana iniziò a rifornire di nuove banconote le banche, le città, le province, il sistema economico nazionale.

“Da oggi l’inflazione è sconfitta”

Lavorando più sulla psicologia che sui numeri Bacha mise fine alla rincorsa dei prezzi.

Il cambiamento fu radicale sotto molti aspetti: chi deteneva forti somme in banca non avrebbe più potuto godere di floridi interessi. Per guadagnare diventò necessario produrre, competere, essere efficienti. Molte imprese, ormai compromesse nella loro efficienza da anni di iperinflazione dovettero chiudere. C’è sempre un prezzo da pagare.

L’economia nazionale svoltò, Cardoso fu eletto Presidente per due volte, si gettarono le basi per l’ascesa economica del Paese, sancita anni dopo nella nascita del paniere “BRIC” delle economie dalle prospettive più luminose.

Quello che possiamo apprendere -per l’ennesima volta- è che l’espansione monetaria è un artificio che non genera ricchezza, e che l’inflazione è una materia ricca di sfaccettature, non dominabile dalle politiche centrali. Il comportamento sociale (i consumatori che fanno la spesa correndo davanti all’addetto) talvolta prevale e inficia gli interventi del governo o della Banca Centrale.

Il Brasile oggi

Vent’anni dopo, le cose in Brasile stanno tornando a peggiorare: il Paese è in una profonda recessione (il PIL è prossimo al -4%) e l’inflazione ufficiale è superiore al 10%. Siamo ancora molto lontani dai tempi di Sarney, ma la traiettoria appare preoccupante: le politiche populiste stanno tornando a prendere il sopravvento: il governo eroga sussidi agli abitanti delle favelas da 400 reais al mese per comprare consenso di massa, ma è una spesa che non genera volano economico positivo per il paese. Ironia della sorte, al cambio di due-tre settimane fa, 400 reais erano poco più di 80€

Un’altra voce sproporzionata è la spesa pensionistica: il costo delle pensioni rispetto al reddito nazionale è simile a quello dei paesi del Sud Europa, dove la proporzione di persone anziane è tre volte tanto. E’ stato fatto nuovamente ampio uso della politica monetaria espansiva, per poi correre ai ripari con rialzi che inseguono l’inflazione (oggi il tasso ufficiale fissato dalla Banca Centrale è al 14,25%) mentre si gonfia la bolla immobiliare.

La spesa pubblica incentrata sulla redistribuzione, e alimentata da un’elevata imposizione fiscale, ha trascurato le infrastrutture, danneggiando la competitività nazionale. I trasporti sono difficili, lenti, ed impattano sui costi di produzione. Il tutto in un clima di elevata corruzione che arriva, a quanto pare, ai vertici politici del paese.

Nelle ultime settimane i mercati finanziari hanno iniziato a ridare fiducia al listino brasiliano e alla moneta locale, che si è fortemente svalutata dal 2012 a oggi. Le ragioni sono due: la ripresa dei prezzi delle materie prime dà conforto ad una economia esportatrice, e la Giustizia sta procedendo nel tormentato cammino che potrebbe portare all’impeachment per la presidente Rousseff: il suo mentore, l’ex presidente Ignacio Lula, è stato prima interrogato e poi inquisito con l’accusa di riciclaggio. Ogni possibile colpo che viene inflitto a quella che appare una “cleptocrazia” viene festeggiato dal mercato. Ma attenzione alle sorprese: il governo medita di dare a Lula l’incarico di chief of staff (capo di gabinetto), per garantirgli l’immunità. Un “braccio di ferro” ricco di insidie.

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