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I nuovi nomadi: gli azionisti senesi

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Davide Serra, fondatore del fondo Algebris nonché persona molto vicina a Matteo Renzi, aveva provato ad avvertirci già qualche giorno fa: l’aumento di capitale del Monte dei Paschi potrebbe dover essere maggiore dei 3 miliardi annunciati.
C’è una asset quality review da rispettare, un contesto macroeconomico da considerare, nonché una cedola prematurata come fosse antani.
C’è una battaglia in corso, da mesi ormai, e le battaglie finiscono quando uno dei due contendenti viene sconfitto. La battaglia è fra il management di Banca Monte Paschi Siena ed i vertici del fu primo azionista: la Fondazione Monte Paschi.
A fine 2013 il Presidente della Banca, Alessandro Profumo, annuncia un (ennesimo) aumento di capitale da 3 miliardi di €. Dopo diverse operazioni di ricapitalizzazione la Fondazione non ha più risorse e non può vendere le azioni della banca che ha in portafoglio, perché valgono così poco da non coprire nemmeno i debiti assunti dalla Fondazione per comprarle. Serve tempo, insomma.
Sullo scacchiere iniziano a danzare i pezzi, anche pesanti come il Ministero delle Finanze, l’aumento di capitale viene posticipato ed il titolo inizia a salire in Borsa giorno dopo giorno, strappo dopo strappo, fino a giungere al valore sufficiente a far uscire la Fondazione senza troppe ferite da leccarsi.
Anzi, ancora meglio, l’operazione riesce così bene che gli acquirenti della quota della Fondazione si dichiarano pronti ad un patto di sindacato con la Fondazione stessa permettendole così di esercitare -ancora- una determinante influenza sui vertici della banca.
Profumo, con la diplomazia di un Borgia, riempie una coppa di elogi ai nuovi azionisti spiegando alla platea che ogni buon manager è contento di avere degli azionisti di riferimento e che non se ne deve preoccupare.
Insomma, mettiamoci nei panni del banchiere Profumo, che sarà certamente grato alla Fondazione di aver generato le condizioni per la sua chiamata, ma al tempo stesso è stato da essa ostacolato ogni volta che ha provato a metter mano all’ordine precostituito e che ha intossicato l’istituto. Come può liberarsi del giogo di chi non vuole che le cose cambino davvero?
Colpendone i punti deboli: con la vorticosa salita del titolo la Fondazione è passata dall’essere senza-soldi ad essere quasi-senza-soldi , realizzando abbastanza da permetterle di partecipare all’aumento. Cosa c’è di più utile all’obiettivo di marginalizzarla che alzare il prezzo del biglietto? Ed ecco che le profezie di Davide Serra diventano magicamente realtà e l’aumento di capitale passa da 3 a 5 miliardi.

Il titolo, dopo la ripida salita (oltre +50%), trova una rapida discesa (-20% in pochi giorni, e oggi -9%) con i piccoli azionisti sballottati e senza meta. Ma sono danni collaterali, non vorrete mica che se ne occupi, che so, la Consob?

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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