Idro-supremazia

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La Cina registra il 20% della popolazione mondiale e soltanto il 6% delle riserve d’acqua. Questo disequilibrio – unito alla scarsità di suolo coltivabile – ha reso storicamente cruciale un sufficiente approvvigionamento idrico. Il nord arido, solcato dallo Huang He (Fiume Giallo) si contrappone al sud umido e fertile, innervato dalle grandi arterie fluviali dello Yangtze e del Mekong. Tutti i grandi fiumi estremo orientali hanno le sorgenti nel Tibet, compresi quelli che sfociano nell’Oceano Indiano (Indo, Gange, Brahmaputra).

Questi ultimi sono difficilmente controllabili, perché nascono ad alta quota sulle vette Himalayane e il loro percorso in Cina è limitato. Il Mekong invece scorre nella provincia dello Yunnan per poi, dopo aver lambito il Myanmar, riversarsi su Laos, Tailandia, Cambogia e Vietnam, nel suo famoso delta. L’economia di questi 4 paesi trova antagonismo con le necessità della Cina. Il gigante asiatico ha infatti sempre più bisogno di acqua e di energia. Le sono necessarie per 3 aspetti vitali: i bisogni della popolazione (soprattutto urbana), le necessità dell’agricoltura (in modo particolare gli allevamenti), la continua richiesta di energia. I combustibili fossili inquinano, sono cari e non inesauribili. L’energia idroelettrica è decisamente più conveniente. I cittadini hanno bisogno di riscaldamento, vogliono respirare aria più pulita, inseriscono latte e carne nei consumi alimentari. Infine, le fabbriche hanno bisogno di energia pulita e a basso prezzo.

Un problema così imponente ha trovato una risposta parziale dall’uso delle acque fluviali, regolato dalle dighe. Quella delle Tre Gole ha attratto l’attenzione internazionale, ma non è stata certamente l’unica. Si calcola che in Cina siano attive 22.000 grandi dighe, quasi la metà del totale mondiale. Le numerose opere pubbliche non sono tuttavia senza impatto per gli altri paesi ai suoi confini meridionali. Essi dipendono dal Mekong per rendere fertili le risaie e ricca di pesce l’alimentazione. La loro economia è regolata ancestralmente dalla ciclicità delle stagioni secche e umide, dall’ecosistema che il flusso d’acqua garantisce. La presenza di dighe a monte sottopone i sistemi a valle a shock imprevisti, dettati dall’afflusso sconsiderato o dal trattenimento di acqua per le necessità in Cina. Gli studi idrologici rilevano l’aumento delle inondazioni, seguite da lunghi periodi di siccità, la diversa migrazione della fauna ittica, il moltiplicarsi o il ridursi delle specie che garantiscono la regolarità delle stagioni.

Viene infine messo in discussione il rapporto tra l’uomo e la natura, la cui armonia ha governato le antiche civiltà contadine asiatiche. I villaggi lungo il Mekong soffrono di erraticità delle precipitazioni e di impreviste inondazioni. Se il sentimento dei pescatori tende a incolpare le dinamiche cinesi, gli scienziati sono più prudenti. Secondo Pechino, fenomeni idrici inattesi hanno avuto luogo anche in Cina e comunque le inondazioni sono dovute a piogge torrenziali e non alle dighe. È però un altro il punto di attrito con la Mekong River Commission (formata dai 4 paesi interessati). La Cina stranamente non ne fa parte, nonostante il 44% del percorso nel fiume sia sul suo territorio. Non è così soggetta a condividere informazioni sull’andamento delle acque, né ovviamente a sottoporre le sue decisioni a organismi intergovernativi. Non esiste una normativa internazionale cogente e la collaborazione risente del clima politico che però, soprattutto con il Vietnam – il paese più popoloso della MRC – sta attraversando un periodo di forti tensioni. Le dimensioni della Cina, la spregiudicatezza delle sue scelte, la posizione geografica che le assegna la sorgente dei fiumi, l’hanno resa pressoché unilaterale nelle scelte. Pechino vanta ormai una vera e propria “idro-supremazia”, un altro record che le rafforza la convinzione – per ora redditizia ma non lungimirante – di poter decidere da sola il destino di risorse comuni.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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2 commenti su “Idro-supremazia

  1. Il caso cinese di supremazia nelle risorse strategiche fa il paio con il caso russo:
    acqua, gas e petrolio restano alla base della scala dei valori nazionalisti e motivo di espansionismo su nazioni vicine e ridotte a sudditanza delle risorse.

  2. claudia de sierra lepori il said:

    Interesante el problema del agua es el gran paradigma del futuro no muy lejano, ya lo has mencionado con anterioridad sera el argumento fundamental para enfrentamientos armados. pero ahora esta tensión entre Vietnam y China por inundaciones? excusa para escalar enfrentamientos??? el mundo esta cada día mas loco 🙁

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