La lavatrice di Macao

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GodOfFortune

La coppia di ex colonie in Cina – Hong Kong e Macao – raramente registra valutazioni negative. Tuttavia il tradizionale, accurato sondaggio di PWC, in essere dal 2001, le assegna la 9^ posizione mondiale nei luoghi identificati come ideali per il riciclaggio di denaro. La prima posizione è detenuta dalla Gran Bretagna. Ben 5.128 manager di 95 paesi hanno contribuito a questa poco edificante classifica.

Per l’ex colonia britannica i responsabili vanno cercati nelle numerose società finanziarie, cuore pulsante dell’economia; per quella ex portoghese nell’immenso fiume di denaro che fluttua nella sua industria del gioco d’azzardo. La recente vicenda giudiziaria di Carson Yeung Ka-sing raccoglie e conferma questa doppia analisi. Il milionario cinese, proprietario di molti asset, inclusa la squadra di calcio inglese Birmingham City, è stato giudicato colpevole di riciclaggio di denaro illecito e condannato a 6 anni di detenzione. La sentenza scalfisce la vertiginosa carriera dell’ex figlio di un fruttivendolo che dalla Cina aveva fatto fortuna ad Hong Kong iniziando la sua carriera come parrucchiere.

Senza sorprese, Macao appare nelle carte del processo. L’accusa ha sostenuto che era origine di proventi illeciti, la difesa che i trasferimenti erano in realtà vincite al gioco. Il caso è clamoroso e ha riaperto l’analisi sul ruolo di Macao. Il lembo di terra del Guandong (che come Hong Kong gode dello status di Special Administrative Region) è stato trasformato da Pechino nel più grande centro mondiale del gioco d’azzardo. Pur se i primi casinò sono stati aperti 150 anni fa, non avevano mai superato il carattere modesto e sonnolento della decadenza portoghese. Ora i suoi 600.000 abitanti vantano un reddito irraggiungibile in Cina, dovuto pressoché interamente al gioco. La scalata è stata impressionante. Nel 2002 sono state autorizzate le joint-venture con le grandi aziende statunitensi del settore, nel 2004 ha aperto i battenti Macau Sands, nel 2006 Macao ha conquistato la supremazia mondiale del settore, nel 2013 il suo fatturato ha superato più di 7 volte quello di Las Vegas. Ora è la città del Nevada a dover essere chiamata la Macao d’America. Queste cifre, dovute ai 35 casinò aperti in città, non sarebbero state possibili senza l’autorizzazione e l’interesse di Pechino. I divieti in Cina sono speculari alla libertà di Macao. Nel continente La Cina infatti il gioco d’azzardo non è consentito. È proibita inoltre l’esportazione di valuta oltre il limite di 50.000 US$ l’anno. Macao si candida automaticamente a ricevere buona parte dei fondi illegali cinesi e a convertirli in denaro più facilmente spendibile. Il “Congressional-Executive Commission on China” di Washington, nel suo Rapporto Annuale del 2013, riporta l’astronomica cifra di 202 miliardi di dollari di “fondi illegali indirizzati verso Macao ogni anno”. Non può essere solo la passione per il gioco ad aver condotto 17 milioni di cinesi a Macao nel 2012.

Indagini, stime, rapporti di polizia, sentenze della magistratura, copertura della stampa, tutto concorre a identificare l’ex colonia portoghese come un porto per il money laundering, il lavaggio del denaro sporco. Non a caso, i ¾ degli incassi dei casinò avvengono nelle stanze riservate ai migliori clienti, ai piani alti, lontano dai turisti e dai giocatori occasionali. I ricchi cinesi contano sull’aiuto degli junket, promotori/intermediari che hanno l’incarico di metter a loro agio i giocatori con disponibilità di denaro sul luogo, logistica, recupero crediti, trasferimento delle vincite. Le autorità cinesi stanno imponendo un giro di vite contro queste attività, perché le sospettano di essere il veicolo per arricchimenti illeciti, trasferimento illegale di valuta, corruzione. Dopo le scommesse ai tavoli della roulette o di baccarat, il denaro prende fughe all’estero, verso le destinazioni più ambite. Il giro di affari è troppo grande perché sia fermato intervenendo soltanto sull’approdo del danaro.

Macao è strumentale a Pechino e la dirigenza sa bene di dover procedere all’origine del problema, cioè nel groviglio di interessi privati e canali opachi che innervano l’economia cinese. Il segretario Xi ha lanciato una coraggiosa campagna contro la corruzione, ma il compito più gravoso sarà trasformare un annuncio in un’applicazione sistematica della legge, ostacolata da troppi interessi quando prende la via che conduce a Macao.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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Un commento su “La lavatrice di Macao

  1. Surfer il said:

    – The Top 25 Countries with the highest measured cumulative illicit financial outflows between 2002 and 2011 –

    1#-China: $1.08T

    2#-Russia: $880.96B

    3#-Mexico: $461.86B

    4#-Malaysia: $370.38B

    5#-India: $343.93B

    6#-Saudi Arabia: $266.43B

    7#-Brazil: $192.69B

    8#Indonesia: $181.83B

    9#-Iraq: $78.79B*[1]

    10#-Nigeria: $142.27B

    11#-Thailand: $140.88B

    12#-United Arab Emirates: $114.64B*[2]

    13#-South Africa: $100.73B

    14#-Philippines: $88.87B

    15#-Costa Rica: $80.65B

    16#-Belarus: $75.09B

    17#-Qatar: $62.82B*[2]

    18#-Poland: $49.39B

    19#-Serbia: $49.37B

    20#-Chile: $45.20B

    21#-Paraguay: $40.12B

    22#-Venezuela: $38.97B

    23#-Brunei: $38.37B*[2]

    24#-Panama: $38.09B

    25#-Turkey: $37.28B

    —– . . —–

    * -[1]- Data for Iraq was not available in 2002-2006, thus the average illicit outflows of $15.76B reflect only the years 2007-2011.

    Likewise, the cumulative outflows of $78.79B for Iraq are cumulative outflows for 2007 through 2011 only.

    * -[2]- Illicit financial outflow estimates from the oil exporting nations of Brunei, Qatar, and the United Arab Emirates should be viewed with caution as they could be inflated due to opaque transactions with their Nation’s sovereign wealth funds.

    GFI has flagged these Countries in particular as their net errors and omissions are greater than 50% of their financial account.

    in

    Country #Rankings:

    http://iff.gfintegrity.org/iff2013/country_rankings-illicit_financial_flows_from_developing_countries_2002-2011.pdf

    -ET-

    Country outflow #Data:

    http://iff.gfintegrity.org/iff2013/country_data-illicit_financial_flows_from_developing_countries_2002-2011.pdf

    by -OR- in

    Global Financial Integrity (GFI Report, 2013), “Illicit financial flows from developing Countries: 2002-2011″ – December 11, 2013

    http://iff.gfintegrity.org/iff2013/Illicit_Financial_Flows_from_Developing_Countries_2002-2011-HighRes.pdf

    #Rankings, Pp. 24-25;

    #Data: Pp. 26-33.

    —– .. —–

    ✍✓ _s-U-r-f-E-r_ ✍✓

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