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Le proporzioni della Trojka e le elezioni europee

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Una corsa contro il tempo: le elezioni europee stanno arrivando, a maggio saremo nelle urne, ed i preparativi fervono. Qualcuno programma (forse) di candidarsi in Bulgaria, visto che nel suo Paese non gli sarà più possibile presentarsi,  registriamo con piacere la novità che il post-Barroso finalmente diventerà espressione della volontà popolare: l’Europa si appresta a diventare più trasparente e partecipativa. E’ uno dei punti che ci eravamo permessi di sollevare dal nostro angolo di pixel più di un anno fa.

I candidati per l’incarico di Presidente della Commissione europea dovranno presentare i loro programmi politici in tutti i paesi dell’UE e tenere dibattiti pubblici sui punti del programma.

Mentre l’amico Marco Cobianchi ragiona sulla spendibilità squisitamente elettorale della posizione “no-euro”, ci permettiamo qui una divagazione sul tema della Trojka, perché qualche giorno fa il Parlamento Europeo ha presentato a Commissione, BCE, FMI, Eurogruppo, Unione europea e poi a Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo un questionario di 29 domande sulla gestione della crisi dell’Eurozona e sul salvataggio dei paesi in crisi per prepararsi ad una mozione rilevante: il controllo parlamentare della Trojka.

Una prospettiva alla quale da Berlino si guarda con freddezza.

“Vogliamo presentare una relazione sul modo per migliorare trasparenza, legittimità democratica e controllo parlamentare della Trojka in futuro”

Nel questionario si indaga su

  • quanto margine di manovra avevano i governi dei paesi in difficoltà nella definizione delle misure economiche,
  • quanto a stato finora autonomo l’Eurogruppo rispetto ai tecnocrati europei e al FMI
  • quanto le misure di consolidamento dei bilanci e di riforma strutturale siano state equamente distribuite tra i cittadini e tra settore pubblico e settore privato
  • qual è stato il grado di cooperazione tra Commissione, BCE e FMI
  • quale e quanto sia stato il coinvolgimento dei parlamenti nazionali e delle parti sociali
  • come ha funzionato l’intervento BCE per fornire liquidità, se tutti i membri dei vertici BCE hanno sostenuto tutti i programmi di salvataggio
  • chi ha scritto, quando e perché sono state inviate lettere ai governi per imporre condizioni di riforma in cambio di sostegno sul mercato (è il caso italiano dell’estate 2011).

I due candidati più probabili alla presidenza della Commissione sono Martin Schulz e Olli Rehn. Dal lato politico di Schulz arriva una specie di censura delle politiche perseguite dalla Trojka, mentre il fronte di Rehn appare più cauto a riguardo anche per il delicato equilibrio che deriva dal fatto che Olli Rehn è attivamento impegnato in qualità di Commissario eropeo per le politiche economiche e monetarie.

Quel minimo di malizia che negli anni abbiamo imparato a sviluppare ci fa sospettare che il tono del dibattito su questo argomento salirà man mano che ci avvicineremo alla data delle elezioni. Questo della Trojka e del suo eventuale controllo parlamentare è un tema stuzzicante, ma non il solo evidentemente. Cercheremo di non perdere il filo e seguire con attenzione quello che succede a casa nostra: l’Europa.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

5 Risposte a “Le proporzioni della Trojka e le elezioni europee”

  1. Andrea Boda è un bravo ragazzo, idealista e sognatore.

    Ho radici in Italia e Spagna, ho sempre considerato entrambe casa mia, un tempo credetti che la mia casa si sarebbe allargata all’Europa. Questo non avverrà.

    La burocrazia europea fa finta di ricorrere ai ripari, troppo tardi.

    Le elezioni del “parlamento” europeo (comitato consultivo-propositivo ma non legislativo) altro non sono che un mero sondaggio degli umori popolari.

    Il “parlamento” europeo è il luogo di riallocazione in stand by di trombati ed amici bisognosi.

    Il “parlamento” europeo, anche quando delibera all’80%, non ha il potere di sopprimere una delle tre inutili sedi istituzionali Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo,

    “Vogliamo presentare una relazione …” ovvero un documento pieno di belle ed elevate parole, prive di ogni forza cogente. In sintesi, balle.

    Vi lamentate della lunga permanenza dei politici italiani all’interno delle istituzioni repubblicane?

    Chi sono Olli Rehn e Martin Schulz?

    Olli Rehn è un calciatore finlandese che si nutre di Europa dal 1995, invece Martin Schulz è un libraio tedesco che lo fa dal 1994. In Spagna direbbero “Se han juntado el hambre con las ganas de comer”.

    In quanto alla Troika rassegnatevi, in Italia governa grazie alle “sporche intese” e senza soluzione di continuità dal 16.11.2011

    Se volete liberarvene non aspettate che lo faccia “l’Europa”.

    P.S. Mañana en España es fiesta. Dicen que ahora se llama Troika-Day.

    1. Certo è difficile mantenere un equilibrio fra disillusione e prudente propositività.
      Boda mi sa che non sia un bravo ragazzo, ma per certi aspetti è un abile tessitore di trame web. Non è tanto affetto da ingenuo idealismo, ma da una strategia del dialogo in cui cerca di mettere radici “a priori”.

      La rete esalta e promuove rabbia e disillusione e porta lo scontro verbale ad un’intensità tale che ormai è sostanzialmente un continuo e osceno “rumore di fondo”.

      L’ibridazione di strumenti di potere come la troika con meccanismi legati all’eleggibilità ed al voto popolare va assolutamente incoraggiata e promossa. Olli Rehn non lo voglio votare, non mi pare propenso a curare gli interessi del paese in cui vivo. Certo ci si augura che entrino in gioco pesi e misure un attimo più equi rispetto al favellare minaccioso della Merkel o di Weidmann, alle paturnie elettorali di Rehn, alla presunzione Olandese ed alle richieste dei poteri finanziari (non sono un gomblottista, ma dire che non ci sono…).

      Detto questo, malgrado la politica distanza di Andrea da qualsiasi presa di posizione radicale, l’Europa è evidentemente morta come concetto condiviso, come slancio verso un sogno che Mandela ha saputo incarnare eroicamente per il suo Sudafrica.

      Quel sogno Europeo giace indubbiamente cadavere di nazionalismi rampanti, di una miopissima politica tedesca, della carneficina sociale in atto in Grecia, del distacco Inglese, della spaccatura fra paesi mediterranei e nordici.

      La percentuale di votanti ci dirà qualcosa in proposito.

      Parla chiaro in proposito Joseph E. Stiglitz leggete qui un suo recente articolo su euro ed Europa: http://www.project-syndicate.org/commentary/joseph-e–stiglitz-says-that-the-europe-will-not-recover-unless-and-until-the-eurozone-is-fundamentally-reformed

      I piccoli passi per un maggior potere di un parlamento ora sostanzialmente rappresentativo, per non dire ridotto a vetrina vuota, gli accomodamenti, i vertici fra capi di stato, i reiterati discorsi alla John Wayne di Mario Draghi. non bastano più, nemmeno ai mercati (cambio eurusd 1.3658 ora).

      Con il passare del tempo la stessa memoria degli anni in cui ci si ammazzava fra Europei si sta inevitabilmente dissolvendo.

      Il coraggio indubbiamente latita ed il male dilaga subdolamente e sostanzialmente indisturbato, senza che nessuno ne colga le proporzioni e le accelerazioni.

      La stagione dell’equilibrio e dei piccoli passi è chiusa.

  2. @J599: come si sta in Spagna? Dove stai tu?
    Ho visto la tassazione infinitesimale che abete sulle imprese rispetto all’Italia e volevo migrare con tutta la baracca.
    Ma come sono messi lì dove vivi tu con la crisi?
    A Valencia ho visto che tutto un cartello “se alquila”, “se vende”

  3. Marella: Mi tierra es Cantabria un tiempo Castilla la Vieja, Santander, también llamada el patio de Botín. ☺

    Santander, come il vicino País Vasco, è una delle zone più felici della Spagna. Sono stati duramente colpiti dalla crisi, ma non umiliati. Nel resto della Spagna la miseria dilaga, i redditi sono scesi e ancora scenderanno.

    La Spagna è sempre stato un paese con grandi disuguaglianze, queste negli ultimi anni si sono accentuate.

    Indice del Gini (Fonte Eurostat): Spagna 31 nel 2003, 35 nel 2012; Italia 29 nel 2003, 30,05 nel 2012.

    I cartelli “se alquila” y “se vende” sono comuni a tutte le autonomie, la crisi immobiliare durerà ancora per almeno 15 anni. La stretta creditizia è feroce. La pressione fiscale, anche se in crescita, è decisamente più favorevole che in Italia. L’evasione e la corruzione, come qui, sono sport in cui la nazione primeggia.

    Trasferirsi con baracca e burattini? I rentier del nord d’Europa lo stanno facendo. I settori che meglio stanno affrontando la crisi sono il turismo e l’export. Il manifatturiero, grazie alla svalutazione interna, sta evidenziando spazi di interesse. La domanda interna è depressa.

    Nella tragedia, quello spagnolo, rimane un popolo capace di saper vivere e di ridere anche di se stesso, (lei non lo faccia ☺).

  4. Radiocor – 09 dic – “In Europa oggi si sta verificando una crisi di fiducia nei confronti delle leadership europee e nazionali”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jose’ Manule Barroso. “Ci troviamo in un momento di trasformazione – ha indicato Barroso – siamo a un punto di svolta nella storia e come sempre tutti questi momenti sono pieni di ansia e incertezza, aggravati da molti problemi, in particolare la disoccupazione giovanile”. Barroso ha sottolineato che “i cittadini hanno perso fiducia nelle elite. Per questo e’ importante ascoltarli”

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