Inflazione e mercati, una storia piena di lezioni

storia inflazione

Nel suo piano di stimoli fiscali, il Presidente Biden ha cercato di non ripetere gli errori che Obama commise nel 2009 (ridurre l’entità del piano cercando un supporto Repubblicano, che non giunse in ogni caso). Accade sempre: dalla Storia si cerca di imparare e si finisce per commettere… errori nuovi.

Nel rapporto fra Inflazione e mercati finanziari il passato ci racconta varie storie. Oggi, vista la grande disponibilità di liquidità, di consumi repressi, e le riduzioni sulla produzione (e sull’offerta) aggiunte all’aumento dei prezzi delle materie prime (e dunque dei costi di produzione), molti si attendono una fase inflattiva.

Torneranno davvero gli anni ’70, la disco music e i pantaloni a zampa? O magari sarà più una situazione simile a quella sviluppatasi negli anni ’80?

Pochi lo ricordano, ma nel 1986 il crollo dei prezzi del petrolio fece sprofondare l’inflazione a 1,1%. Nel 1987 rimbalzò sopra il 4,0% alla fine dell’estate. Per combattere questo aumento dell’inflazione, la Fed alzò i tassi di interesse portandoli al 7,3%. La risalita dei rendimenti delle obbligazioni provocò un crollo dei mercati azionari il lunedì 19 ottobre 1987. Alan Greenspan rispose iniettando liquidità, tutta la liquidità necessaria a ripristinare la fiducia nei mercati finanziari, e fece tagliare alla Fed i tassi fino a livelli inferiori al trend di crescita del PIL nominale (crescita del PIL reale più inflazione), segnalando una politica monetaria espansionista.

Lotta all’inflazione

La politica monetaria espansiva riaccese di nuovo l’inflazione, che balzò al 5,4% nel 1989, prima che l’Iraq invadesse il Kuwait, poi con la guerra i prezzi del petrolio salirono e la spinsero al 6,3%.
Alla fine la Fed portò i tassi a quasi il 10,0% provocando la recessione del 1990-91.

Ogni scelta comporta conseguenze, guardando le cose col senno di poi quelle conseguenze sono spesso viste come errori, mentre le conseguenze di scelte diverse non si sono sperimentate e dunque non appaiono errate. Quantomeno non sul piano empirico.

Pertanto anche se oggi la Fed mette in secondo piano il controllo dell’inflazione esattamente come fece prima del mercato azionario del 1987, mettendo la ripresa in cima alla sua lista, è probabile che verranno fatte delle scelte diverse. Che porteranno conseguenze diverse.

Già quella degli anni ’80 fu una gestione diversa da quella fatta negli anni ’70, in cui gli interventi furono ritardati al punto da far arrivare l’inflazione abbondantemente a due cifre, pagandone uno scotto memorabile con le necessarie politiche restrittive di Volcker.

Dunque negli anni ’70 arrivammo ad un’inflazione a due cifre, negli anni ’80 ad un’inflazione tra il 5% e il 6%. Vedremo in questi anni ’20, e vedremo anche quale sarà l’impatto sui mercati.

Conclusioni

Per il momento, sappiamo che

  • la Fed ha chiarito che rimarrà accomodante fino al 2023.
  • il governo americano irrorerà i consumatori di aiuti “temendo più di fare poco che di fare troppo”.
  • le trimestrali stanno ancora rilasciando dati positivi sul fronte utili aziendali.

Di conseguenza, è ragionevole attendersi ancora crescita economica e un clima favorevole (ma selettivo) per i mercati azionari, mentre per le obbligazioni il quadro resta avverso, a causa della ripresa dell’inflazione e del conseguente rialzo dei rendimenti.

PS: per chi fosse curioso, l’immagine in alto è la copertina dell’ottimo libro di Peter Bernholz.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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