Il QE, l’Italia e i panni sporchi

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QE ItaliaLa BCE ha deciso oggi di annunciare le date ed i dettagli della fine del QE (Quantitative Easing). Finora si era riservata la facoltà di decidere volta per volta, così da avere la flessibilità di poter allungare il piano, alla bisogna. La scelta appare ancora più strana pensando che la stessa BCE ha ridotto le stime per il PIL europeo di quest’anno da +2,4% a +2,1%, segnalando quindi che la congiuntura pare meno robusta di quanto si credesse ad inizio anno.

Cosa avrà indotto la BCE ad assumere questo atteggiamento?

Il QE è stato ideato con uno scopo: spegnere gli istinti speculativi sul tema euro-breakup, impedendo un allargamento speculativo degli spread, permettendo così alla politica monetaria della Banca Centrale di raggiungere tutti i Paesi. Chiaramente i primi beneficiari di questo intervento sono i Paesi dell’eurozona che stavano soffrendo per spread elevati: Grecia, Portogallo, Spagna e Italia.

Di recente alcuni parlamentari italiani hanno mosso verso la BCE due tipi di messaggi:

  1. La Banca Centrale ci cancelli € 250 miliardi di debito, così da far scendere il nostro debito/PIL
  2. Se lo spread sui BTP sale è colpa della BCE che manipola il mercato, regolando i suoi acquisti, generando dei “finti” messaggi politici

Affrontiamoli uno alla volta:

haircut
haircut all’italiana

La cancellazione del debito è stata una proposta durata poche ore. In una prima versione si chiedeva alla BCE di cancellare tout-court 250 miliardi di € di debito, eliminando “con un click” una parte dei titoli comprati dalla Banca cantrale in questi anni. Subito dopo la richiesta è stata ammorbidita chiedendo non più di cancellare, ma di poter non conteggiare nel rapporto debito/PIL quei “famosi” 250 miliardi.

Quando un debitore inizia a paventare la necessità di avere un condono, tutti i suoi creditori iniziano a porsi delle domande… risvegliando in questo caso lo spread sui titoli italiani.

Il QE è una manovra straordinaria e temporanea, ideata per gestire una situazione particolare venuta a crearsi con la crisi dei debiti sovrani europei. Il piano è stato ideato -e approvato- per essere temporaneo, chiedere anche solo di non contabilizzare il debito comporta che la BCE avrebbe dovuto rendere permanente l’espansione di bilancio fin qui realizzata.

E veniamo al secondo punto: “lo spread è colpa della BCE”

Il fallito assalto alla temporaneità del QE si è trasformato in una aggressione alla sua straordinarietà: con il QE la BCE ha voluto ricordare al mercato che è in grado di svolgere la funzione di compratore di ultima istanza, comprando nelle situazioni di euro-emergenza.

Questo intervento ci ha fatto molto comodo, riducendo il costo di rifinanziamento del nostro grande (enorme) debito. Per questa ragione la fine del QE ci spaventa ed il tentativo, goffo, di forzare la mano alla Banca Centrale si spiega solo così. Assegnare alla BCE la responsabilità del movimento dello spread sottende un pensiero: che la BCE sia tenuta a comprare, che sia un suo dovere fondante, che sia -insomma- una sorta di compratore di prima istanza. Quello che si chiede è di rendere ordinario un intervento straordinario.

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La decisione della BCE presa oggi all’unanimità è stata quella di respingere in maniera chiara e inequivocabile qualunque tentativo di tirare la giacchetta. Il QE è stato disegnato come -ed è stato approvato per essere- una manovra temporanea e straordinaria.

Non c’era un modo più maldestro o meno efficace, di tentare di condizionare la BCE

Se la richiesta è di renderlo permanente o -peggio- lo si dà così per scontato da stravolgere la realtà al punto che anziché riconoscere alla BCE di aver contrastato l’allargamento degli spread la si accusa addirittura di allargarli strumentalmente, è venuto il momento di ricordare come stanno le cose: la BCE non è tenuta a comprare proprio niente. Il QE si dimezza ad ottobre e si chiude a dicembre.

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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